Spettacolo-Cultura

Intervista a Francesco Piccolo. Di Piergiorgio Mazzotta

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NARDO' - Tra le attività da realizzare per vivere questo mese di Gennaio come “Mese della Pace" secondo la generale tradizione della Chiesa universale e dell’Azione Cattolica in modo particolare, per fermarci, soprattutto dopo i tragici accadimenti di questi ultimi giorni, a riflettere sulla fondamentale importanza della pace in ogni epoca ed in ogni contesto umano ricordando chi l’ha veramente incarnata e testimoniata, noi Azione Cattolica Parrocchiale abbiamo organizzato per domenica 18 gennaio 2015, con inizio alle 19, nella Chiesa di Santa Maria degli Angeli, in Nardò, la rappresentazione dello spettacolo teatrale “Don Tonino” della nota compagnia “Teatro stabile del Salento - La Busacca”.

Un evento già proposto nel Salento in numerose rassegne comunali a carattere culturale-religioso, diretto, scritto ed interpretato da Francesco Piccolo.

E’ proprio lui, Francesco, che, con la sua impareggiabile cortesia e diponibilità, ci aiuta a respirare sin d’ora quell’inebriante profumo di pace e di amore di cui è impregnata tutta la vita del Vescovo don Tonino Bello, uno dei testimoni della fede più coraggiosi, audaci e profetici del nostro tempo.

Come è nata l’idea di portare in scena la vita di don Tonino?

A vent’anni dalla morte di don Tonino e mentre è in corso il processo di Beatificazione, il fascino e il ricordo di questo Vescovo Straordinario, che ha saputo conquistare con la parola e i gesti il cuore della gente salentina, hanno contagiato anche noi attori del “La Busacca” che non abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo personalmente. Ci siamo così immersi, via via con maggiore intensità, nella lettura delle sue opere, delle sue omelie, delle sue raccolte poetiche. Abbiamo parlato con chi lo ha conosciuto e quando ci siamo adoperati a mettere su carta in forma di ordito drammaturgico quanto di don Tonino avevamo assorbito, ne è venuto fuori il profilo di un uomo e di un pastore straordinario. Semplice e generoso, passato nel cielo della Chiesa italiana come una cometa, lasciando una scia luminosa dietro di sé. In questo senso la fabulazione teatrale, fedelissima alle parole di don Tonino, restituisce allo spettatore la figura globale di un uomo, di un cristiano, di un Vescovo.

Qual è stato il tuo approccio, sia come regista che come attore, ma anche come uomo, ad un personaggio come quello di don Tonino?

L’approccio è stato immediato, empatico, totale. Don Tonino è una figura che innamora. E’ stato il profeta dei poveri, il profeta di tutti. L’apostolo della non violenza, il pastore del dialogo e del sorriso. La sua era la Chiesa del grembiule, come oggi è per Papa Francesco la Chiesa che serve gli ultimi. La Chiesa povera tra i poveri.

C’è qualcosa di don Tonino che più di altre ti è rimasta nel cuore?

Fondamentalmente la sua profonda libertà e il suo coraggio. A don Tonino è toccato di navigare in mezzo a molte tempeste. Le sue parole, il suoi gesti non potevano lasciare indifferenti e non suscitare scandalo e fastidio. Ma don Tonino era un uomo di comunione, non di separazione. Un uomo di carezze, non di offese. Spargeva semi di amicizia, non di discordia. Per lui la verità del Vangelo valeva più di qualsiasi referenza culturale e politica. In ciò molte volte non fu capito all’interno della stessa Chiesa; altre volte contestato e irriso da politici e giornalisti. Perfino nel mondo di una certa cultura cattolica, spiace dirlo, c’è voluta la Via Crucis della sua malattia perché tornasse a fare opinione.

Venire a vedere “don Tonino” per … ? 

Perché chi ha conosciuto don Tonino potrà riascoltare la potenza profetica delle sue parole. Ma questo testo teatrale è indirizzato soprattutto a coloro che non l’hanno mai conosciuto o che cominciano a scoprirlo ora, attraverso la profondità e la freschezza dei suoi scritti, dei suoi discorsi, dei suoi incredibili gesti.

Grazie Francesco! … non resta che darci appuntamento al prossimo 18 gennaio.