Spettacolo-Cultura

TERZO SUPPORTO - Per le aspiranti guide turistiche di Nardò

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NARDO' - La Nardò magica? E perché non dare anche questa suggestione ai turisti in visita nella città? Folletti, streghe, fate, sirene, orchi, superstizioni, leggende, viaggi immaginari e il morso della tarantola.

Attraverso racconti, fiabe, documenti secolari, Federico Capone, studioso di antropologia culturale, ricercatore di musica e tradizioni di Terra d’Otranto, ricostruisce (Viaggio nel Salento magico, Capone ed., pagg. 143, euro 10,00) una interessante geografia mitica avvalendosi di stralci di libri e manoscritti dall’antichità a oggi. Compone, così, il sapere ancestrale della Terra d’Otranto dove si è stratificato nel tempo una conoscenza fatta di Tradizione locale e acquisizioni di altri popoli.

Le testimonianze vanno dal II secolo a. C. (le narrazioni di Nicandro di Colofone) fino al XIX secolo con le leggende raccolte da Giuseppe Morosi nella Grecìa salentina e usi, superstizioni, credenze registrati nei secoli dagli storici salentini.

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La solare Nardò nasconde leggende e miti che sconfinano nel paranormale. C'è una città “gotica”, ricordata dagli anziani, che allunga le sue ombre nel centro storico, nel camposanto e anche nelle campagne.
Il più noto “fantasma” neritino si manifestava, all’inizio della prima metà del secolo scorso, in una viuzza a due passi da piazza Salandra e c'era anche una cantilena per celebrarlo: “Giovan Battista De Michele, vestito da cavaliere”.
I passanti lo vedevano di notte, seduto su uno scranno, con un mantello sulle spalle e in atteggiamento pensoso. Incuteva immensa paura, soprattutto a chi tornava a casa dopo una serata trascorsa nelle cantine in compagnia di Bacco.
Nel cimitero, invece, si racconta dei fragorosi clangori delle spade di due statue che sovrastano, ancora oggi, l’ingresso di una cappella gentilizia.
Ma gli ectoplasmi ai quali i neritini sono più legati sono sicuramente quelli che albergano, nella tradizione, nel casino “Scrasceta” e che hanno spaventato generazioni di neritini.
Il villino di campagna era chiamato “la casa ti li pupi” a causa di un viale presidiato da misteriose statue raffiguranti musici e astrologi.
Ma altri misteri scatenano la fantasia della gente: basta chiedere agli anziani e farsi raccontare qualcosa. Pensiamo al misterioso "camminamento" sotterraneo che collegherebbe il castello degli Acquaviva (l'attuale municipio) all'Incoronata; o al tunnel tra Santa Teresa e l'Immacolata; o ai tanti miti legati alla Taranta; o alla leggenda della rupe della "dannata".
Insomma, un percorso nella Nardò dei misteri è fattibile, basta avere voglia di disegnarlo!