Spettacolo-Cultura

INTERVISTA - Ad una signora del teatro italiano: Monica Guerritore

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NARDO' - La signora del Teatro italiano tira fuori la notizia proprio sui titoli di coda, quando il pubblico è già pronto per l'applauso finale: “Il mio sogno è chiuso in un cassetto ma è un grande sogno. Si tratta di un film da girare nel Salento, in queste strade meravigliose, assolate, bianche e barocche. Un po’ alla Sergio Leone".

Monica-Guerritore-in-Qualcosa-Rimane"Sto cercando un produttore e chiedo umilmente aiuto. Si tratta di un film in costume su un caso di cronaca di tanto tempo fa ma che vorrei girare lì da voi. Speriamo che qualcuno ascolti la mia supplica”.

Alla vigilia dello spettacolo “Qualcosa rimane”, in scena stasera nel Teatro comunale di Nardò, Monica Guerritore racconta del suo progetto prossimo venturo, un ritorno al cinema dopo tanto e straordinario teatro.
Proprio nel gioiello neritino, nel 2006, Guerritore portò il suo spettacolo più “potente” e visionario. Una Giovanna D’Arco che è rimasta nei cuori e degli spettatori per la forza che esprimeva.
“Quel tipo di qualità, di potenza, di visionarietà, di corporalità superano la forza fisica e quella psichica: è una cosa che ho scoperto nel momento in cui ho deciso di fare Giovanna d’Arco e Giovanna d’Arco ha deciso di farsi interpretare da me. Non mi ha più lasciato: durante gli spettacoli successivi quel richiamo, un’estasi che è fisica, non solo intellettuale, una sorta di agonia che ti porta a combattere strenuamente ed a sudare a soffrire sul palcoscenico, è proprio ciò che mi è rimasto addosso”.
“Qualcosa rimane”, insieme con la giovane Alice Spisa che interpreta Lisa Morrison, oggi raccoglie il testimone di quel lavoro? Nel rivederla in altri ruoli, come quello della fedele collaboratrice di Trilussa in tivù, torna sempre in mente la Pulzella d'Orléans. 
“E’ una scelta che riprende quella luminosità e quella luce che porta con sé Giovanna D’Arco ma perché Ruth Steiner, la scrittrice famosa che è la protagonista, ha una storia d’amore con un uomo di grande genialità che stravolge la sua vita per sempre nonostante lui sia il padre della beat generation e perciò si dissipa, muore, in qualche modo cede tutto di se stesso. Però quei lati di genialità si fissano in questa donna e sono il suo momento perfetto. Questo momento perfetto rappresenta il suo segreto, chiuso in uno scrigno, e il pubblico lo percepirà sin dall’inizio. Come? Con la tecnica ipertestuale, suggestioni a vari livelli di lettura e profondità del testo teatrale: ascolterà Lou Reed, poi Patti Smith ed altri contributi “esterni”.
Si arriverà fino all’estorcere – continua Guerritore - da parte della giovane allieva che arriverà a sedurre la scrittrice di successo, il segreto: la luce vera della poesia e della genialità che possono cambiare la vita. L’assunto è, anche qui, continuare a credere in qualcosa di etico, di morale, di potente e non lasciarsi coinvolgere dalla volgarità e dalla commercializzazione. Anche qui c’è una lotta per un ideale che è l’ideale della bellezza. Quello che viene creato dalla giovane allieva non è una creazione ma una imitazione. Così, mentre da una parte c’è una donna che esorta a riflettere sulle cose ed a trovare la propria creatività originale, la ragazza ha fretta, ha furia, è avida, è arrogante. Così invece di far crescere le cose dentro di sé le fotografa e le incolla, e riproduce, replica”.
Ma può succedere, come in ogni scontro generazionale, che il maestro tenti di tarpare le ali all’allievo, che si comporti da padre padrone?
“E’ toccato anche questo tasto – continua l’attrice e regista – con la ragazza che diventa una scrittrice autonoma e la sua maestra, che l’aveva aiutata, si vede replicate le sue orme. Ma il tempo ormai fa il tifo per la giovane mentre la scrittrice affermata ne è consapevole e dice: “non posso stare qua a vederti ballare la danza che ho ballato io tanto tempo fa”. Alla fine ognuno porterà avanti il suo mondo: chi quello del passato, chi quello che sta arrivando. Il problema è che quello dell’allieva sarà clonato, trasfigurato e rubato”.
Ma ci sono anche maestri che hanno radici aride: loro sono floridi ma non riescono a trasferire nulla.
“Certamente, ci sono grandi maestri che non generano figli diretti. La loro vita è tutta nella creatività. Non generano figli diretti, penso a Strehler che ha generato un grande figlio che è il teatro di regia ma non ha figli registi. E’ comunque una semina straordinaria che non va persa”.
"Qualcosa rimane " è una commedia drammatica di Donald Margulies, Premio Pulitzer nel 2000).