NARDO' - Il giornalista Francesco Gallo racconta la genesi del film "Senza Lucio", ora nelle sale cinematografiche italiane, che si avvale della voce narrante del neritino Marco Alemanno. Abbiamo recuperato per voi il suo bell'articolo
LINK: http://www.senzalucio.it/
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«Il film nasce dal desiderio di condividere il ricordo di chi ha conosciuto Lucio Dalla e di far sì che chi vede questo film torni poi a casa e metta su un suo disco a tutto volume», così dice a Roma Mario Sesti autore e regista di Senza Lucio documentario prodotto da Erma Films e distribuito dal 4 marzo con I Wonder Pictures in 170 copie.
Voce narrante il pugliese Marco Alemanno (nato a Nardò) che ha detto: «Sono stato la persona che Lucio ha voluto vicino a sé per tanti anni, non voglio tenere questa esperienza così fortunata chiusa in un cassetto ». Il film, già presentato in anteprima al 32 Torino Film Festival, racconta il personaggio pubblico Dalla attraverso la voce dei suoi tanti amici di una vita. Ognuno dei quali ha regalato al film il suo personale ritratto dell’artista bolognese.
Si va da Piera Degli Esposti a Renzo Arbore, da Antonio Forcellino a Peppe e Toni Servillo, da Stefano Di Battista a Marta sui Tubi. Ad intervenire anche star internazionali come Charles Aznavour e Paolo Nutini; attori e autori di cinema con cui ha lavorato come John Turturro, i fratelli Taviani, Isabella Rossellini; teologi come Enzo Bianchi, artisti come Luigi Ontani e Mimmo Paladino. Cosa ne esce dell’uomo e dell’artista? Tante cose. Il mistero di chi fosse davvero il padre; una madre ingombrante e folle; la sua pugliesità e sicilianità acquisita; la sua passione per il cinema; la sua totale disponibilità con tutti; la sua grande curiosità; il suo essere bugiardo e, ovviamente la sua creatività totale.
«Il film parte dalla sua assenza, dal vuoto che ha lasciato - ha detto Sesti a Roma – per far sentire a tutti noi quanto ci manco. Volevo mostrare quanto Lucio Dalla abbia intrecciato, nella sua vita, una fitta rete di relazioni, lasciando un segno indelebile in ognuno». Spiega invece Arbore: «lo conoscevo fin da piccolo perché la madre veniva a vendere gli abiti di Bologna alla mia. E lui spesso la accompagnava. Aveva, come me, una grande passione per il jazz antico. In vita forse è stato anche troppo sottovalutato. Aveva scritto capolavori autentici. Ed era poi un amante come me della canzone napoletana » , Intanto, a Bologna tre giorni di apertura straordinaria della sua casa in via D’Azeglio trasformata, o meglio, riportata alla sua dimensione di wunderkammer, di camera delle meraviglie.
È così, con il progetto «A casa di Lucio», che la Fondazione Lucio Dalla ricorderà dal 2 al 4 marzo il grande cantautore a tre anni dalla morte. Ad animare quella che da qui a poco sarà trasformata in una casa-museo, tanti amici, musicisti, artisti ma non solo. Da Renzo Arbore a Walter Veltroni, da Achille Bonito Oliva a Gigi D’Alessio fino al ministro Dario Franceschini il cui ministero patrocina l'iniziativa insieme al Comune di Bologna. Uno show continuo, nel quale il pubblico si alternerà: dalle 11 alle 19 circa cinquanta persone ogni ora entreranno nell’appartamento e assisteranno alle performance che in quel momento si stanno svolgendo.