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Il neritino illustre, "angiolo di Dio". Una storia con antica *IMMAGINE*

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NARDO' - A Napoli gli è stata dedicata una piazza. A Nardò è quasi un illustre dimenticato.

Ecco una bella cronaca di Dino Levante, fine ricercatore e biografo di grandi salentini.

tafuriTra i figli più illustri di Nardò certamente va ricordato Giovanni Bernardino Tafuri, nato in quella «amenissima città nella provincia di Terra d’Otranto», il primo settembre 1695, 320 anni fa.

Discendente da una famiglia «fertilissima in ogni tempo di letterati illustri», anche se dotato d’intelligenza non comune, trascorse l’adolescenza seguendo gli studi filosofici e legali, ma «senza buon metodo». Fortunata si rivelò la conoscenza dell’abate Pietro Pollidoro che, da Lanciano, aveva raggiunto il centro neritino al seguito del vescovo Antonio Sanfelice e che «riconobbe subito in lui i più fecondi germi di sapienza, sebbene affievoliti ed umiliati».

Tafuri, dunque, seguì gli insegnamenti dell’«insigne e benefico letterato» tanto che ben presto germogliarono «felicemente in lui quei semi di sapienza, rimasti fino allora infecondi e nella negligenza ». Coltivò, in particolare, «l’antica e moderna erudizione» non tralasciando la storia civile e letteraria dell’intero Regno di Napoli.

Il nome di Tafuri divenne subito celebre e molti studiosi, suoi contemporanei, ebbero con lui fitti rapporti epistolari (chiedendo e ottenendo critiche e consigli), alcuni gli dedicarono le loro opere, mentre altri lo menzionarono nei propri saggi. Nel 1722 risulta componente della prestigiosa Accademia neritina degli Infimi (l’ex Accademia del Lauro da lui riformata) con il nome di «Berino», dove «vi recitò un erudito discorso nel dì solenne della pubblica apertura».

Studiò antiche iscrizioni, preziosi manoscritti, monumenti e testimonianze specialmente dell’antichità; materiale che, in buona quantità, condivise al noto Ludovico Antonio Muratori, il quale le inserì in alcuni suoi testi e, soprattutto, nell’opera «Scriptores Rerum Italicarum». La copiosa e fornita biblioteca e molto altro materiale, ereditato anche dal bisavolo Bartolomeo, purtroppo andarono distrutti e dispersi nel corso del violento terremoto che si abbatté su Nardò nel 1743.

Amato, rispettato, generoso sindaco dei nobili neritini, fu chiamato «Angiolo di Dio» nella sua patria, riscuotendo dimostrazioni di stima anche nella capitale del Regno. Dopo un’esistenza vivace, sempre sensibile verso i deboli e gli infelici, già ricco di gloria e di onore Giovanni Bernardino Tafuri a soli 65 anni, muore nella propria città il 6 maggio 1760.

Molte furono le opere date alle stampe; ne ricordiamo alcune: «Istoria degli scrittori nati nel Regno di Napoli»; «Dell’origine, sito, ed antichità della città di Nardò»; «Delle scienze e delle arti inventate, illustrate, ed accresciute nel Regno di Napoli»; «Giudizio intorno alla patria di Ennio»; «Aggiunte e supplementi all’“Italia sacra” di Ughelli»; «Critiche annotazioni sopra le “Croniche ” di Antonello Coniger di Lecce»; «Ragionamento storico degli antichi studj ed accademie della città di Nardò».

All’illustre storico e critico letterario nella sua città vi è una strada con il suo nome, mentre proprio Napoli gli ha dedicato una piazza.