Spettacolo-Cultura

NATALE 2017 - «Forse c’è ancora speranza» Lam 3,29

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MESSAGGIO PER IL SANTO NATALE 2017 di S.E. Mons. Fernando Filograna, vescovo di Nardò Gallipoli

Carissimi,

anche quest’anno la solennità del Santo Natale dischiude il sipario di una lieta notizia: ancora una volta il mistero dell’Incarnazione capovolge le aspettative dei prepotenti, e realizza così l’estasi del nostro riscatto. Destiamoci dunque, saliamo sulla terrazza della fede, e attendiamo un Padre prodigo di misericordia. Il vagito dell’Emmanuele sorprenda il torpore delle nostre abitudini, e smuova il fieno oltre cui nascondiamo il nostro coraggio; l’incedere svelto dei pastori ci insegni a ricapitolare tutta la nostra fede in quella mangiatoia; l’annuncio festinante degli angeli riscaldi il cuore e rilanci le promesse della nostra dignità filiale, che spesso anneghiamo nell’acqua del fonte; questo tempo di grazia, inoltre, risvegli in noi il sapore di una vita battesimale piena, benché capita di assopirci per paura della nostra vulnerabilità. Eppure il Verbo ha scelto di incarnarsi proprio in questa nostra vulnerabilità, per declinare nella nostra ferialità la sua voce tenera e vibrante: la sua, è voce del verbo guarire, perché lenisce la refrattarietà del nostro orgoglio; è voce del verbo illuminare, perché ci esorta ad essere figli della luce, cioè a tessere barlumi di speranza nella tela mesta e sfibrata del mondo; è voce del verbo generare, perché avvicina i gemiti dei più deboli, e sogna per noi una società più attenta e responsabile. Per questo, abbiamo avuto la gioia di celebrare, pochi giorni fa, la felice iniziativa de “La musica per progettare il futuro”, curata dal Centro Missionario diocesano e tesa alla costruzione di una scuola per i bambini presso il villaggio Pajule, in Nord Uganda.

Inoltre, fissiamo lo sguardo sull’evento terreno della nascita di Gesù: se la vicenda s’incastona nel quadro storico di un grande censimento per tutto l’impero, oggi piuttosto la venuta del Signore cade sotto un altro censimento, quello della nostra prontezza, per cui attendiamo con i fianchi cinti, e le lanterne del desiderio sempre ardenti. Infine, contempliamo l’umile famiglia di Nazareth che, a ben vedere, scavalca i recinti dell’ordinarietà: una gravidanza inattesa e fuori dalle regole, il difficile chiarimento all’interno della coppia, il giudizio della gente, una nascita dentro un contesto di violenza e di precarietà, la minaccia sulla vita del nascituro, l’esperienza dello sradicamento e dell’esilio, l’avere a che fare con un figlio imprevedibile. In realtà, l’icona “ridimensionata” di questa famiglia riecheggia un’altra storia, quella del piccolo Christ, nato quest’estate in acque internazionali, durante la difficile traversata dalla Libia alla Puglia; sua madre Costance, che ha messo a repentaglio la propria vita per darlo alla luce, tra le più disumane condizioni, aveva perso da poco il marito: questi purtroppo non è riuscito a salpare le frontiere della speranza con la sua amata, poiché vittima di atroci sevizie, subite in un carcere libico, o forse in un anfratto, in seguito alla cattura da parte delle milizie integraliste. Così la ragazza ha messo piede in Italia, tra i gemiti del fanciullo e la frantumazione di ogni progetto, perché non più condivisa con la sua dolce metà. Eppure l’acume della trascendenza di Dio è nella concretezza di vicende come questa, perché il Figlio di Dio quest’anno è rinato negli occhioni innocenti di Chirst, figlio di una mareggiata esistenziale; ed è rinato anche ad opera della generosa accoglienza di coloro che si sono presi cura delle sue sorti e di quelle di sua madre, che ora ha finalmente riguadagnato il sorriso. Il Natale pertanto ci educa ad attendere, soprattutto l’inatteso: per noi non sia più un mero pazientare o procrastinare, ma piuttosto una passione aperta, che sappia preparare la tenda per un Dio che, per sua natura, è attenzione. E così, alla domanda: «Li farà forse aspettare a lungo?» (Lc 18,7), troveremo finalmente risposte che profumano di autentica libertà, colmando in qualche modo le distanze della nostra salvezza.

Nardò, Natale del Signore 2017.                                                                                          † Fernando FILOGRANA