NARDO' - Siamo già nel 2018 e tra le tante notizie di inizio anno mi ha colpito quella che la Norvegia è stata la nazione che in assoluto ha invertito i propri profitti a beneficio delle generazioni future.
Questa notizia mi ha portato a una riflessione sulla grigia e triste situazione economica e sociale della nostra Italia dove in questi ultimi decenni si è ipotecato il futuro dei nostri figli e nipoti che saranno costretti ad armarsi di un forte ottimismo e reagire alle prospettive di un lavoro sempre più insoddisfacente e poco felice in un contesto che penalizza chi crea, chi sogna, negando alle persone la libertà di svilupparsi pienamente, di tenere alta la propria dignità e valorizzare il proprio talento.
Qualcuno continua a dire che anche questa volta la gente riuscirà ad adattarsi: purtroppo il riscontro è l’aumento di persone che utilizzano sempre di meno i più elementari diritti, che decidono di stare ai margini e con le mani conserte e soprattutto rifiutano di vivere in una società che risponde esclusivamente con linguaggi ragionieristici alle esigenze di felicità, di un lavoro amato e di un futuro.
Purtroppo la naturale sete di conoscenza dell’uomo e di sognare un suo futuro sostenibile è frenata da lacci e laccioli di ogni sorta, da biechi personalismi che appannano un futuro che dovrebbe avere il volto rassicurante del progresso, di una umanità più umana e che purtroppo ha il volto dell’ansia, dell’angoscia, della paura e dell’incerto.
Il mio augurio è per un Nuovo Anno, il 2018, che riscopra il bene comune e il concetto di condivisione, che superi la mera filosofia del denaro, che favorisca un nuovo modo di pensare e reinventare la partecipazione dei cittadini, l’intelligenza e l’innovazione civica, consentendo così alla persone, oltre che di coltivare se stesse, anche di prendersi cura degli altri e del bene comune.
Da tutto questo dipenderà la felicità pubblica e privata.
Auguro ai miei concittadini e alla mia città serenità e felicità e un’amministrazione pubblica che faccia “fiorire le persone”.
Una città capace di dare senso al tempo della vita dei suoi concittadini, di unire etnie e generazioni, culture e idee, vite ed esistenze diverse.
Si può invertire la rotta a partire da noi stessi e dalla nostra città senza aspettare e rimanere passivi.
Tra Natale e Capodanno ho avuto la fortuna di leggere alcuni versi di uno scrittore, poeta e giornalista statunitense, che si chiama Walt Whitmen, di cui trascrivo testualmente i versi:
In sogno ho sognato, vedevo una città
inattaccabile da tutto il resto del mondo,
ho sognato che era la nuova città degli Amici,
nulla v’era colà di più grande del tipo d’amore robusto,
che dominava su tutto,
si rilevava ogni istante negli atti degli uomini di quella città
nei loro sguardi e parole.
Buon Anno, Pantaleone Pagliula