PDM - Si dice che andrà avanti per almeno un paio d'anni. O danni. Si mormora che si parlerà di cibo ma che nella padella ci finirà anche altro: politica, costume cittadino, qualche gossip. Si ipotizza che qualcuno sfrigolerà, nell'olio bollente, e che qualche ricetta risulterà indigesta. Vedremo. Intanto i gufi (che bel termine, neh?) che davano per certa l'estinzione della polifonia sulla portella del cuore potranno dormire sonni tranquilli: l'araba è felice (Minus Habens).
LAMPASCIONI. ANCHE IN POLITICA
Ormai i social network sono entrati a pieno titolo nella nostra vita quotidiana, rispondendo sempre di più al bisogno umano di condividere informazioni ed emozioni circa le proprie esperienze e conoscenze. La politica non fa eccezione a questa regola, tanto è vero che è diventata ormai consuetudine che le notizie siano veicolate prima attraverso Facebook, o altri social, e poi vengano date alle rotatorie per la stampa.
Se da un lato questa abitudine soddisfa il requisito della velocità e della immediatezza dell’informazione, richiesta da una società sempre meno riflessiva e sempre più esigente, dall’altro può generare spiacevoli… effetti collaterali. C’è un bulbo salentino che, forse meglio di ogni altro, pare descrivere questi effetti: il lampascione.
Le notizie in nostro possesso sono in grado di svelare i “retro”-scena (mai sostantivo fu forse più azzeccato) del pranzo tenutosi di domenica in un noto ristorante di un comune salentino, alla fine del quale tutti gli invitati si sono riuniti nell’ampio giardino per farsi “tirare” la foto ricordo, utilizzata poi su facebook come sfondo all’annunciazione in pompa magna (sic!) della candidatura di una giovane politica neretina per la corsa al Parlamento, nelle fila di un partito del Nord.
Tra le pietanze del ben augurante banchetto pare si aggirasse anche Don Giulio Pampasciulu.
Il lettore deve sapere, giunti a tanto, che frugando su internet potrà trovare molti aneddoti su questo personaggio della mitologia salentina, una simpatica macchietta, raffigurata in frac e paglietta nelle statue di cartapesta delle botteghe tradizionali leccesi.
Raffaele Congedo così lo descrive “…era costui uno strano aristocratico, diseredato, vanesio e paranoico; per tutta la vita amò arringare, per le strade di Lecce e paesi limitrofi, che si popolavano al suo trionfale passaggio, incurante dei fischi, delle pernacchie e delle ovazioni che ne seguivano, di folle entusiaste di monelli ed adulti. Sovente si autoinvitava alle tavole pingui di generoso vino, dove sottostava indulgente ad ogni scherzo…”.
E la digestione pare aver riservato non pochi problemi agli invitati! In serata e durante tutta la notte, infatti, a foto ormai “tirata” e pubblicata, sono comparsi i tradizionali effetti collaterali che colpiscono con qualche ora di ritardo rispetto alla tecnologia chi consuma il lampascione, descritti in maniera arguta ed originale nel libro “Piccolo Codice del Lampascione”, pubblicato dallo chef neretino Massimo Vaglio, dal quale traiamo fonte d’ispirazione per questa storia e dove, peraltro, si esaltano per uno strano scherzo del destino proprio i precetti della Scuola Salernitana (dalla quale si sono tratte gran parte delle conoscenze mediche odierne) e si citano i meriti di una delle aristocrazie “più raffinate e illuminate del tempo”, quella borbonica.
Rivendicando quindi, con orgoglio e fierezza d’appartenenza, i grandi meriti storici del Sud Italia, a tavola e nelle scienze.
Tornando al menù servito, pare si trattasse della pitta rustica con i lampascioni, accompagnata ai maritati al sugo di salsiccia e lampascioni e, per finire, liquore di lampascioni, a fine pasto, per favorire la digestione.
Un menù fatale per la buona riuscita dell’accordo, culminato in crampi notturni, per ritrovarsi poi nella prima mattinata del lunedì successivo con la convocazione urgente dell’ufficio di gabinetto, che ha deliberato la quanto mai sofferta decisione di ritirare la candidatura. Mal di pancia, si potrebbe titolare, nel centrodestra neretino.
Ma non vuol dire niente e non c’è nulla di cui vergognarsi: può capitare a chiunque, a destra come a sinistra, di incontrare sulla propria strada Don Giulio Pampasciulu!
“Per i lampascioni non si usano le mezze misure: generalmente o li si ama, o li si odia, ma in fondo gli uomini amano solo ciò che conoscono e conoscono solo ciò che gli è stato insegnato e, dato che questi bulbi per la maggior parte degli italiani (soprattutto quelli residenti al Nord, ndr) restano ancora qualcosa di misterioso, chissà che, conoscendoli, li ameremo tutti un po’ di più” (“Piccolo Codice del Lampascione” – Massimo Vaglio – Cibus Salento)
Giuseppe Spenga