
Non esistono confini - e la musica lo insegna. Basta chiudere gli occhi (o aprirli di più) e lasciarsi trasportare ‘altrove’, lì dove l’unico linguaggio possibile è quello dei suoni.
Ecco la sfida di quest'anno: viaggiare restando fermi. E siccome la musica ha di per sé il potere di condurre in un virtuale ‘altrove’ tanto chi suona quanto chi ascolta, l'Associazione Seraphicus di Nardò ha deciso di organizzare, come sua terza stagione concertistica, un viaggio tutto musicale attraverso l’Europa.
Dopo il successo ottenuto il 24 e il 29 marzo con la Germania, nella quale svettavano tre B di vertiginosa bellezza, Bach, Beethoven e Brahms, il 25 aprile si rientra in Italia, per gustare paesaggi tipicamente rossiniani a partire dall’ouverture e dalla cavatina di Rosina, che impreziosiscono il Barbiere di Siviglia.
Si passa poi alla malinconia e lo struggimento che animano la Sonata op. 50 no. 3 di Clementi intitolata a Didone, l’infelice regina di Cartagine che da Ovidio a Virgilio a Metastasio ha commosso poeti di ogni epoca.
Il lirismo italiano, che aveva trovato in Verdi il suo culmine popolare, risuona ‘fantasticamente’ in Martucci: “la forza del destino” canta sulla tastiera con nuova commozione.
Dagli anni del pellegrinaggio di Listz I “Sonetti del Petrarca”. Il massimo virtuoso del pianoforte asseriva di aver compreso in Italia che l’Arte è una e universale, pur manifestandosi in forme artistiche diverse.
Piccoli quadri di vita napoletana si animano invece nelle poesie di Salvatore di Giacomo: ad essi guarda Castelnuovo-Tedesco con occhio ora ironico, ora dolentemente nostalgico. Il pianoforte resta moderno protagonista di un sentire antico.