Spettacolo-Cultura

ARTURO PRESTA - Così, con i suoi fumetti e le sue illustrazioni, ha ipnotizzato il Tempo

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NARDO' - Alla bellissima età di 97 anni, l'autore dà alle stampe al sua opera prima. Hanno sostenuto ed incoraggiato il suo progetto Paolo Pisacane e Biagio Valerio. Nalla "patria" del primo si sono svolte ben dodici edizioni di un festival che ha fatto la storia "fantasy" della località. L'Associazione culturale Giornalisti, organizzatrice del festival "Nuvole di carta", esportato anche in altre cittadine del Salento, ha curato questa iniziativa con la presentazione e la diffusione del volume a fumetti di Presta. Solo nella serata nella Villa degli Angeli sono state distribuite oltre cento copie. Con i proventi, quando l'intera tiratura andrà esaurita (visto il trende ci vorranno pochi giorni) sarà realizzata una strenna cartonata del volume e, probabilmente, una opera di inediti. Il libro si può trovare in edicola e libreria.
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Arturo Presta ha fermato il Tempo. E sono molteplici le strade narrative che questa affermazione può prendere.
La prima, che è forse quella più scontata, riguarda l’insolita tempistica con cui, alla veneranda età di 97 anni, ha deciso di dare alle stampe la sua preziosa raccolta di disegni inediti. Un’opera a cui, presto, potrebbe seguirne una seconda.

Invece lo scoop vero è un altro, veramente clamoroso.
Arturo Presta ha inventato la macchina del tempo, sogno di ogni appassionato di fantascienza, e se l’è tenuta nascosta durante tutti questi anni. Un giorno l’ha tirata fuori da un vecchio armadio custodito in soffitta, nella sua bella casa di Milano, per riaccenderla dopo una sessantina d’anni di inattività.
Un ronzio, la “letteraria” vibrazione, e le valvole – chi si ricorda ancora la valvole! – si sono illuminate per riportare sulla carta, in un tratto che a volte ricorda la fumettistica e francofona ligne-claire, figure e personaggi dei quali, in molti casi, si è persa la memoria. Non solo collettiva.

Alcuni di questi personaggi, vissuti negli anni Trenta e Quaranta della cara Nardò, sono svaniti dalla memoria della città intesa come comunità innervata dal sentire collettivo. Sono scomparsi i mestieri, in alcuni casi estinte le tradizioni, e persino le famiglie alle quali queste persone appartenevano. Non c’è più necessità di ricordare i lampionai, perché non esistono più i lampioni “a petrolio”. Oggi sono praticamente scomparsi i calzolai, chi vuoi che si ricordi di un banditore?

Ma il vero e grande dramma, che riporta alla mente uno splendido film animato per bambini (e non solo), il disneyano Coco, riguarda il dissolvimento del ricordo addirittura dalla memoria dei propri parenti: chi non c’è più da tanto, chi è scomparso da decenni, diventa veramente evanescente, svanendo dai ritratti, dalle raccolte di fotografie, dagli album di famiglia dei propri cari.
Sembra la vecchia fotografia color ocra che, anno dopo anno, sbiadisce sempre di più in un cassetto. Fino a che l’immagine impressa non diventa un’ombra, un fantasma.

In questo scenario disarticolato, di una tragicità che lo pervade ogni volta che la memoria si fa flebile o latente, irrompe il miracolo: c’è una persona che ricorda.

E ricorda tutto, nei minimi particolari. Posture, atteggiamenti, posizioni del corpo, abitudini. Persino oggetti e accessori. Nella memoria di Arturo Presta ogni neritino dell’epoca è nitido, scontornato come davanti ad un croma-key, messo a fuoco come se ci avesse parlato ieri l’altro.

Ma, attenzione, di alcuni personaggi raffigurati in questa galleria non esistono nemmeno fotografie o dipinti di cui sono in possesso parenti o familiari. No, nessuno più ricorda “esattamente” come erano queste persone.

Non sappiamo come ciò sia possibile. Dobbiamo solo crederci. Abbiamo la prova che Arturo, oggi, ricordi tutto. Anche l’orologio da taschino di un notabile degli anni Cinquanta.

Gli occhi di quel ragazzino, nato nel ’22 e andato via giovanissimo dalla sua città, hanno registrato quei volti in maniera indelebile. Arturo ha immagazzinato nella mente migliaia di giga, si direbbe oggi, con ogni informazione utile. Ha “zippato” l’anima delle persone dell’epoca ad altissima risoluzione. Poi, decenni dopo, l’archivio è stato scompattato, e ogni persona è nuovamente esplosa su carta con tratti di china. Come se fosse tornata in vita.

E oggi è possibile sentire nuovamente il calore di questa Nardò apparentemente svanita, un coro di cittadini che rivive, pronto a sfilare sul palcoscenico del Tempo. Come in Coco, dove Ernesto De La Cruz intona “Recuérdame”, o quando il giovane Miguel rimette al suo posto il ritaglio di una foto schiarita, necessario per recuperare interamente la memoria dei propri avi.
Arturo ha scritto la trama di una Storia, una favola che a Disney sarebbe davvero piaciuta, per riunire diverse generazioni sotto il grande ombrello della memoria, malta e collante di una intera città.