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ANTICIPAZIONE - Di prossima pubblicazione è il libro di Mario Mennonna. Per voi lettori di PdM l'introduzione

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LA RESISTENZA DEI NERITINI NELLA GUERRA DI LIBERAZIONE (1943-1945)

Nell’ambito dei miei studi relativi alla storia di Nardò dall’Unità nazionale in poi si inserisce questa ulteriore pubblicazione, con la quale inizia il cammino di studio della seconda guerra mondiale, in corso di ricerca con gli amici Enrico Carmine Ciarfera, Gino Caputo, Anna Maria De Benedittis e Antonio Manieri.

In particolare affronta il periodo 1943-1945, quando si sviluppò la Resistenza e, più in generale, la Guerra di Liberazione contro il nazifascismo

Si trattò dell’intensa lotta armata dei Resistenti, intesi come civili in raggruppamenti partigiani, al seguito di storici antifascisti, e come militari, che, in varie forme anche al di fuori dell’Italia, si opposero e lottarono in altri eserciti, come quello americano, in particolare la V Armata, e come quello slavo in raggruppamenti di specifiche formazioni partigiane.

Tra i Resistenti non possono non essere considerati i militari prigionieri (Internati Militari Italiani: Imi) nei lager tedeschi, che, rifiutando l’adesione alla Repubblica Sociale Italiana (Rsi) di Mussolini, preferirono gli stenti dei lavori forzati e, per i renitenti, più pesanti e inumani trattamenti.

Anche Nardò con propri cittadini ha dato il suo contributo nella lotta contro il nazifascismo.

A questi è dedicata la presente pubblicazione, mentre in futuro si cercherà di trattare anche la vicenda di coloro che aderirono alla Rsi, ovviamente non per procedere a giudizi -la storia non giudica- ma per conoscere e capire storicamente le motivazioni delle loro scelte.

Avrei voluto, in questa prima fase, elaborare un profilo organico per ciascuno dei Resistenti Caduti, esclusi gli Imi, ma, per mancanza di una sufficiente documentazione, l’analisi è rivolta al giovane carabiniere Giuseppe Carrino, che nel territorio di Feletto, in Piemonte, con il nome di Lecce combattette con la formazione partigiana di Diavolo Rosso; e al brigadiere Luigi Zacchino, successivamente promosso maresciallo, che, rimanendo in servizio nella caserma di Manciano, in Toscana, operò da attivo e prezioso collaboratore dei Partigiani del luogo.

Per gli altri, per mancanza di elementi documentali, non si danno che notizie inerenti ai loro fogli matricolari.

Degli Imi di Nardò, che in base alle attuali ricerche sono stati 263, dei quali 18 morirono, si riportano solo i nominativi con qualche indicazione. Per quanto riguarda i prigionieri che scelsero di aderire alla Repubblica Sociale di Salò è in corso uno studio capillare; così come per tutti i Caduti, che per Nardò, al momento, risultano essere 144, nonché per tutti i combattenti nell’ambito del citato studio.

Pertanto si rinvia al citato studio sulla seconda guerra mondiale, in quanto è già in fase di svolgimento una ricerca più dettagliata sul loro cursus militare, che è rivolta anche all’individuazione sia dei prigionieri nei campi di concentramento degli Alleati, dove il trattamento fu di gran lunga diverso nel rispetto della dignità umana, del ruolo di prigioniero di guerra e del fabbisogno esistenziale, sia dei campi di prigionia dei russi per soldati dell’Armir e per ex Imi e degli jugoslavi con ex Imi (si parla, ma mancano dati, anche di soppressi nelle foibe). In questi ultimi le condizioni non furono da meno di quelle dei lager tedeschi.

L’articolazione del presente libro, dopo la Presentazione di Marcello Risi, seguono la mia Introduzione e il mio Preambolo storico. Si suddivide in tre capitoli: uno dedicato a tutta la popolazione neritina e gli altri due rispettivamente a Giuseppe Carrino e a Luigi Zacchino. Seguono le Appendici: la prima riguarda i partigiani neritini, corredati anche di schede biografiche; la seconda gli antifasciti neritini; la terza l’elenco dei deportati nei lager tededchi; e la quarta l’elenco dei Caduti su tutti i fronti. Termina con la mia Postfazione, 25 Aprile. La Resistenza da memoria esclusiva a memoria condivisa.

Con quest’ultima ho inteso dare anche un senso etico alla vicenda, rivisitata nelle tante pieghe lasciate in ombra, e, più in generale, alla lotta contro il nazifascismo per quello che era nella sua dimensione dittatoriale e per quello che svolgeva nella sua azione violenta. Tale lotta ha visto l’adesione diffusa in tutto il territorio nazionale e in tutte le fasce sociali e culturali.

Da ciò emerge anche un elemento significativo: la conoscenza storica locale rimane sempre quel segmento edificante per le nuove generazioni per la comprensione che determinate scelte, con consequenziali comportamenti, non avvengono lontane o solo in quegli uomini dotati di chissà quale grandezza, ma nascono anche tra le loro case e i loro familiari e concittadini. Sono, insomma, alla portata di tutti. Basta volerlo.

Giuseppe Carrino e tanti altri giovani del periferico Sud, lontano dal Nord, occupato e straziato, e Luigi Zacchino, dinanzi ad efferatezze, ebbero la capacità di essere ribelli per amore e di sacrificare o mettere a rischio la propria vita affinché le nuove generazioni potessero, sul loro esempio, dedicare i loro anni a costruire nuove società portatrici di pace e ariose di libertà, di rispetto, di dignità, di impegno civico, morale e culturale.    

Oltre all’Amministrazione comunale di Nardò, quelle di Filetto e di Manciano hanno già ricordato, rispettivamente, le loro testimonianze con riconoscimenti e con riferimenti in pubblicazioni: e non possiamo non essere grati.

Ringrazio Gino Balducci, cui va il merito di aver sollecitato la diffusione della conoscenza della testimonianza partigiana di Giusppe Carrino e sollecitato in merito iniziative. Infatti, grazie all’amicizia con l’allora sindaco di Feletto, Gianfranco Saccoman si era prodigato perché l’Amministrazione Comunale di Nardò, retta da Marcello Risi, si rendesse sollecita, così come fece, nell’onorare il proprio concittadino, alla stregua di quanto, con gratitudine, aveva operato quella di Feletto.

Per Luigi Zacchino ringrazio le sue figlie Rina e Gianna con il marito Antonio Libetta.

Ai fini relativi alla presente pubblicazione ringrazio Santina Dell’Anna, responsabile della Biblioteca Comunale «A. Vergari» di Nardò, per la solita e proficua disponibilità; lo studioso Pati Luceri che con le sue iniziali indicazioni ha offerto una piattaforma di ricerca; e gli amici sopra citati per i suggerimenti e il sostegno.

Gratitudine è, infine, rivolta a Marcelo Risi per il suo attento ed efficace intervento, nonché all’Editore Congedo.

                                                                                                                        Mario Mennonna