NARDO' - La storia che vorrei raccontare ha radici antiche. Risale almeno alla fine del 1943... Questa lettera, con la quale si annuncia la nascita di un comitato composto da umanisti e custodi del territorio, è stata pubblicata in prima pagina dal Quotidiano di Puglia. La riprendiamo a beneficio di quanti si sono perso la possibilità di leggerla.
Dopo l’8 settembre 1943 infatti, forse anche perché per diversi mesi Brindisi (poi seguita da Salerno) fu sede degli organi istituzionali, avendo accolto il re, la regina, Badoglio e alcuni ministri, la Puglia si trovò ad accogliere (fino al 1947) ebrei che provenivano soprattutto dai Balcani e dall’Est europeo, scampati allo sterminio nazista. Per gestire l’enorme afflusso di ebrei (si trattava di milioni di persone) le forze alleate, affiancate dall’UNRRA (United Nations Relief and Rehabilitation Administration) organizzarono una serie di campi profughi (o ‘campi di transito’) in Germania, in Austria e nell’Italia meridionale.
In Salento si requisirono a tale scopo scuole, caserme, edifici pubblici e anche case e ville private. Campi di transito vennero insediati in Tricase Porto, Santa Maria di Leuca, Santa Cesarea, Santa Caterina e Santa Maria al Bagno. Alla gestione di tali campi da parte delle Nazioni Unite si affiancò anche l’istituzione, da parte delle comunità ebraiche, di haksharoth (scuole per adulti e bambini, che riprendessero l’istruzione nella lingua e nella storia del popolo ebraico).
Gli ebrei che furono accolti nelle comunità locali (Santa Maria al Bagno ad esempio era all’epoca poco più di un villaggio di pescatori) realizzarono, con il supporto delle forze alleate, oltre a scuole, mense, biblioteche, un ospedale, e attività artigianali e commerciali. Il campo di transito di Santa Maria al Bagno (c.d. ‘Displaced Persons Camp nr. 34’) accolse migliaia di persone: svariate testimonianze della presenza ebraica sul territorio, fra il 1944 e il 1947, sono raccolte ed esposte nel locale, molto noto, Museo della Memoria e dell’Accoglienza. Del resto l'Università del Salento, nella persona del collega Fabrizio Lelli, ha avviato da molti anni un progetto per riscoprire le tracce della presenza dei profughi nelle loro biografie e nei documenti degli archivi delle principali istituzioni coinvolte nell'organizzazione dei campi.
La storia è una storia di solidarietà fra i rifugiati e la popolazione locale, e anche di osmosi umana e sociale. Per celebrarla un amico, il docente e avvocato Pierluigi Congedo, nel 2010 interrò una serie di piante nello spazio antistante la sua proprietà, in occasione della morte di Ottfried Weisz, uno degli ‘ebrei di Santa Maria’ con cui Pierluigi vantava un legame antico. Weisz aveva perso a tredici anni (essendone stato separato fortunosamente in un campo di transito in Italia) il padre, la madre e la sorella, deportati ad Auschwitz.
Il primo nucleo di quel ‘giardino’ fu vandalizzato l’anno successivo. Con la resilienza che da sempre gli è propria, Pierluigi – affiancato dal padre, il colonnello dell’esercito Bruno Congedo – convocò autorità locali, giornalisti, studenti di associazioni studentesche di Unisalento, amici e il 26 gennaio del 2012 diede vita, in quel tratto di costa, a quello che evocativamente chiamammo “Giardino dell’accoglienza”, poi ridenominato “Giardino della memoria”. Quel giardino è stato visitato, da allora ad oggi, da migliaia di persone. Composto di piccole palme, agavi, oleandri, ginepri macrocarpa e fenici e altre piante tropicali, è sbocciato rigoglioso, rendendo ancora più bello il tratto di costa su cui sorge.
Bene, qui la storia acquisisce tratti inquietanti. Il 27 gennaio 2020 Pierluigi Congedo ha radunato nuovamente gli amici, per celebrare un simbolico ‘decennale’ del Giardino della Memoria. Si presentò alla cerimonia anche il sindaco di Nardò Giuseppe (“Pippi”) Mellone, che tuttavia non mancò di informare gli stupefatti presenti che l’amministrazione neretina – assegnataria di circa 500 mila euro provenienti da fondi europei – avrebbe costruito in un’area comprendente anche parti del Giardino della Memoria un servizio di collegamento via idrovolante fra la costa salentina e Corfù.
Nonostante le resistenze a livello locale (si è subito costituito un Comitato di Santa Maria al Bagno in difesa della marina e del Giardino della Memoria) e nazionale (con interrogazioni parlamentari e una iniziativa di Ivan Scalfarotto il 28 maggio 2020), l’amministrazione Mellone ha annunciato di non voler desistere dall’improbabile progetto (per altro, progetti analoghi in altre città italiane hanno dimostrato la propria inconsistenza organizzativa e hanno tutti incontrato difficoltà tali da costringere gli ideatori alla rinuncia e allo stop).
In questi ultimi mesi sono stati lanciati due ricorsi amministrativi, fra cui uno al Presidente della Repubblica: su quest’ultimo pende richiesta di sospensiva al TAR che si pronuncerà il 7 luglio (salvo rinvii). È stato anche creato un ‘gruppo di sostegno’ al Giardino della Memoria fatto da docenti dell’Università del Salento e da autorevoli personalità del territorio.
Oltre alla sottoscritta vi hanno aderito sinora i professori Pierangelo Buongiorno, Stefano Cristante, Raffaele D’Alessio, Fabiana Di Porto, Massimo Guastella, Eugenio Imbriani, Genc Lafe, Fabrizio Lelli, e gli scrittori Raffaele Gorgoni, Livio Romano e Biagio Valerio.
La nostra opposizione all’atteggiamento di un’amministrazione che traveste da ‘progetto di riqualificazione’ quella che è a nostro avviso una semplice manovra pre-elettorale si tradurrà in una comunicazione rivolta non soltanto al Salento e alla Puglia ma indirizzata anche ai media nazionali e internazionali. Abbiamo intenzione di organizzare anche gruppi di studio che produrranno pubblicazioni sui legami tra gli ebrei dei ‘campi di transito’ italiani e i territori del “regno del Sud” ed eventi volti a sensibilizzare il territorio: la nostra missione di studiosi consiste nel diffondere, nel comunicare, nel realizzare iniziative di pace, e quella del “Giardino della memoria” ne rappresenta – in questo momento – l’emblema.
Francesca Lamberti
Ordinaria di Diritto romano e diritti dell’antichità
Università del Salento