Spettacolo-Cultura

TUTTI SULLA GIOSTRA - E quant'è bello ricordare, accarezzati dal vento del tempo che è stato

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NARDO' - Nel viaggio attraverso il mondo di Nardò, siamo giunti alla quarta tappa, con la presentazione del libro di Mario Nanni, “Sulla giostra della memoria”, edito da Media&Books. Segna un’ulteriore boccata d’ossigeno nella «primavera» culturale che amici neritini, pur senza programmarlo a monte, stanno offrendo a chi ama l’otium, fatto soprattutto di lettura, di narrazione e di conversazione, rimanendo non per provincialismo nel loro territorio ma per attaccamento ad esso.

Viene dopo quello di Cosimo Romano e Lelè Pagliula, “Il sorriso del successo”, dopo quello mio, “La parrocchia del Sacro Cuore di Gesù in Boncore di Nardò”, e dopo quello di Gino Caputo, “Ho incontrato i Royals”, edito da Zerouno Creative Solution.

Il libro è stato presentato da Enrico Carmine Ciarfera e da Mario Musca nella verdeggiante «Oasi Tabor», con il coordinamento della neritina Patrizia Cesari, intellettuale di squisito e brillante eloquio, fondatrice a Roma del salotto letterario «Sant’Agata», che ha anche evidenziato il ruolo dell’Autore quale autentico intellettuale, imparziale giornalista parlamentare per quarant’anni e abile scrittore. Il primo ha analizzato con perspicacia le quattro parti del libro e con vivacità narrativa ha tratteggiato anche le espressioni dialettali presenti, dando maggiore efficacia alla narrazione; il secondo ha delineato la figura dell’Autore, culturalmente poliedrica, simpatica e ironica, puntando ad evidenziare l’ultimo significativo riconoscimento nazionale per il giornalismo, «Premio Solunto International», assegnatogli insieme a Giovanni Grasso, portavoce del presidente Mattarella, il 24 luglio presso l’isola di Mozia nel comune di Marsala. È intervenuto il direttore editoriale della Media&Books, Sandro Strati, che ha sottolineato la validità della scrittura di Mario Nanni, che di per sé garantisce la pubblicazione, senza alcun preventivo esame editoriale.

Lo stesso Autore, poi, dopo aver ringraziato, ha sottolineato le motivazioni alla base della pubblicazione, che hanno trovato un simpatico epilogo con la presenza dei due suoi nipotini Alessandro e Giulia, che hanno espresso l’orgoglio di avere un nonno così bravo, che un domani, quando saranno grandi, senz’altro ringrazieranno anche per aver loro consegnato il proprio antico mondo familiare.

Anche questa è stata una bella e ricca serata con pubblico attento e interessato, che ha potuto, altresì, gustare la vis comica di Gregorio Caputo, interprete del teatro dialettale di Nardò, che ha recitato brani dialettali tratti sia dal libro che dal suo repertorio.

Entrando nel merito della pubblicazione bisogna prioritariamente sottolineare che diverse sono state le recensioni -e ce ne saranno ancora-, al pari di quelle su opere di interesse generaleimmediatamente precedenti: “Il curioso giornalista. Come vestire la notizia”, edito da Media&Books nel 2018, e “Parlamento sotterraneo”, edito da Rubbettino nel 2020.

“La giostra della memoria”, che prende il via, sul piano temporale, dalla fine dell’800 e gli inizi del ‘900 per planare nei nostri giorni può considerarsi, sul piano generazionale, una saga familiare che inizia da nonno Paolo, massaro della masseria Fiume, nei pressi di Santa Maria al Bagno di Nardò, impastato di saggezza e legato come una “cozza”, l’ostrica verghiana, al suo territorio, e termina con nonno Mario, intellettuale dei nostri tempi, immerso nella memoria ma osservatore dei «palazzi del potere», anche del «quarto potere», ed innestato anch’egli alla sua Nardò.

Le due epoche si distinguono non solo per i personaggi presenti, ma anche per l’artifizio letterario della narrazione: la prima è rappresentata in terza persona e la seconda è narrata direttamente dall’«io» dell’Autore, a voler significare che la memoria, pur nella sua eco sgorgante da lontano, è reale come reali sono le vicende che, appunto, l’Autore, ha vissuto e vive.

E questo si snoda quasi a schegge, come flash della memoria, che sorgono quali occasioni dell’animo e della mente in quel guazzabuglio che è la commedia umana, che, per la capacità narrativa, oltrepassano l’orizzonte del ristretto mondo di Nardò per sfociare in un’universalità accattivante e specchiante gli stessi sentimenti del lettore.

Si procede in modo frammentario, ma il frammento è un pezzo -dicevo scheggia- di quello che è il sentimento dell’Autore e degli stessi personaggi, positivi e negativi, che si muovono a loro agio nell’autenticità del loro essere.

Soffermarsi su alcuni particolari potrebbe spezzettare anche l’intera impalcatura della mia recensione: tale azione è lasciata a ciascun lettore, ma non a chi presume di recensire, salvo restando che poi nel suo intimo si sceglie personaggi e situazioni.

Ed io mi sono divertito per tante «occasioni» esilaranti, come quel povero neritino considerato spia austro-ungarica; mi son fatto consigliare da nonno Paolo, ma con maggiore fiducia del vescovo «Giannastasi» (Nicola Giannattasio dal 1908 a 1926 vescovo della diocesi di Nardò, richiamato a Roma perché inviso ai fascisti neritini); ho vissuto momenti tragico-comici con i tanti sacerdoti, libertini e non, descritti e realmente vissuti; ho ascoltato tante storie e leggende; mi sono avvicinato con rispetto e con affetto a personaggi che anch’io ho conosciuto; mi sono accompagnato a Mario nella sua vita di studente e di impegno politico e questa volta all’unisono, visto che ieri, fatta salva l’Azione Cattolica, ci vedeva su due diversi fronti politici. E tanto ancora, ma non voglio allontanarmi dal compito che mi sono assegnato.

A dire il vero non è facile soffermarsi su spaccati del libro, perché si è presi dalla lettura -anche questo è un elemento di unitarietà dell’opera- che non si vorrebbe abbandonare, anche se a volte può sembrare «pesante» e artificiosa, perché ricca di descrizioni insistentemente analitiche e particolareggiate, che -specifichiamo- sfuggono sempre all’angustia quale può derivare da un diario.

Può essere così, ma leggendo con attenzione e con il senso di una visione generale dell’opera, queste esprimono l’attaccamento profondo dell’Autore al mondo che descrive: il tratteggiare soffermandosi nei particolari è il sentimento di impossessarsi di questo suo mondo e farne impossessare il lettore, bloccandolo con insistenza nella memoria con timore che prima o poi possa dileguarsi.

È un mondo, vissuto, amato soprattutto da chi, come l’amico Mario, si è disperso su altre strade, in quanto, divenuto cittadino nazionale (romano nel caso specifico), non ha potuto più essere, con tutto quanto comporta sul piano culturale, politico e sociale, un cittadino della nativa Nardò, lontano dalla sua primordiale famiglia, dagli amici della sua fanciullezza e giovinezza, dai luoghi dei suoi stessi personaggi.

In soccorso viene la memoria, filo conduttore unitario del libro. Una memoria che scorre con diversi sentimenti, mentre, volando sulla giostra, diversi sono gli spettacoli che dall’alto si dipanano, senz’altro diversamente di come avviene per i personaggi del circo felliniano e per lo stesso protagonista che si arrende alla sua incapacità di costruire il futuro, mentre unica certezza è il suo passato, pur pieno di contraddizioni e di confusione sentimentale.

A me piace tanto il circo di Fellini, ma ora anche la giostra di Nanni.

Penso che molti lettori vorranno salire su questa giostra godendone la gioia e lo spettacolo, senza disdegnare, gli adulti, di ripercorrere anche la loro vita con ricercare nella propria memoria quanto e come è stato il proprio mondo antico, e, i giovani, di conoscere un mondo che loro sembra preistorico ed estraneo.

In particolare per i neritini la giostra diventa la masseria del libro oppure il «pittagio» o, meglio, la «corte», entro cui vivevano più famiglie. Vivevano di aiuto e di condivisione, ma anche di «malanghi»(maldicenze), di storielle e racconti, di notizie, di preghiere…e a quanti di noi lettori neritini sembrerà di viverci, di essere seduti su sedie, «scannitieddhi» (sgabelli) e sedili di pietra per ascoltare, per individuare in viandanti lungo l’attigua via pubblica le occasioni per narrare di loro, di riportarsi con il racconto in personaggi identici del passato, tramandati di generazione in generazione, interrompendo, spesso, anche la preghiera con intercalari succosi.

Forse per ognuno di noi, preso dal nostro presente vorticoso e sempre meno sociale, sarebbe opportuno un bagno di memoria, cercando di cogliere ogni sfumatura di un mondo che comincia a sfuggirci, anche quello più recente del mondo politico, che l’Autore ha vissuto da osservatore acuto e da provetto giornalista, mentre, ognuno immerso nel proprio mondo si abbandona all’ascolto dell’eco lontana che tra sorrisi, curiosità e qualche lacrima si effonde nell’animo.

Questo è un ulteriore merito dell’amico Mario, che va riconosciuto dalla serata della presentazione del libro alla lettura di ogni sua pagina.

Il coinvolgimento nella storia di Nardò, in effetti, è stata la carrellata di libri presentati e ci auguriamo abbiano la stessa dimensione i successivi: dal mio, “La Resistenza dei neritini nella Guerra di Liberazione (1943-1945)”, edito da Congedo, a quello di Carmine Enrico Ciarfera e mio, “Il vulgare neritino. Vocabolario etimologico del dialetto di Nardò”, sempre edito da Congedo.

Ma ora saliamo sulla giostra o rifugiamoci nella masseria di nonno Paolo o in una delle tante «corti» di Nardò per gustare le belle pagine che l’amico Mario ci dipana e, di tanto in tanto, rifugiamoci nella nostra memoria alla ricerca del nostro piccolo mondo antico.

Mario Mennonna