NARDO' - “La Resistenza dei neritini nella Guerra di Liberazione (1943-1945)”, per i tipi di Congedo Editore, è un’ennesima perla di Mario Mennonna che si aggiunge alla Collana di Storia, Cultura, Letteratura e Arte di Nardò, diretta dallo stesso autore.
Traccia un percorso di ricerca e di successi che, limitatamente a questa serie (l’intensa attività pubblicistica di Mennonna come è noto va ben oltre), ricomprende ben quattordici opere, dal 2003 in poi, di autori vari, tutte finalizzate a ricomporre storicamente la società di Nardò nelle sue variegate espressioni, così da contribuire alla formazione della coscienza storica delle proprie radici.
E in linea con queste finalità con questo ultimo libro lo storico inizia il cammino di studio della Seconda Guerra Mondiale, già in corso di ricerca, affrontando in particolare il periodo 1943-1945, quando si svilupparono la Resistenza e la Guerra di Liberazione contro il nazifascismo. Infatti, continuando il filone di ricerca dedicato ai Neritini nella Grande Guerra e già realizzato nel 2017 con Enrico Carmine Ciarfera, rivolge questa volta le sue energie di appassionato e instancabile ricercatore al fine di dare meritato spazio ai nomi di tutti quei nostri concittadini che a vario titolo si sono distinti o hanno pagato con la vita nella loro lotta contro il nazifascismo.
L’articolazione di quest’opera ricomprende, dopo un dettagliato preambolo storico generale, tre parti essenziali, corredate da interessanti e inedite appendici anche fotografiche. La prima è dedicata a tutta la popolazione neritina e le altre due parti rispettivamente a due carabinieri neritini: Giuseppe Carrino e Luigi Zacchino.
Il pittore neritino Franco Calabrese ha realizzato non solo la copertina del libro “Quanto ti ho amata Italia mia” del 2017, ma anche la copertina di questo libro, un acquerello che con efficacia ha simboleggiato e ben rappresentato lo spirito di libertà della popolazione di Nardò in quel contesto storico.
Al di là dei profondi contenuti del libro che il lettore avrà modo di assaporare, restando inevitabilmente coinvolto in emozioni che le vicende narrate susciteranno, ho avuto modo di apprezzare la sapiente e fine metodologia dello storico Mennonna- allorchè chiarisce, definisce e ben classifica i vari soggetti della Resistenza che piace qui riassumere -delibandola dall’armoniosa struttura dell’opera.
L’Autore assegna i protagonisti a tre fasce della Resistenza: armata; non violenta; senza armi. Nella prima ci furono i Resistenti sia civili combattenti in raggruppamenti partigiani al seguito di storici antifascisti; sia militari, in varie forme anche al di fuori dell’Italia, che combatterono o si opposero e lottarono in altri eserciti, come quello americano (V Armata) e come quello slavo; sia esponenti delle forze dell’ordine (carabinieri e finanzieri) in formazioni partigiane sia in Italia che all’estero. Nella seconda si parla degli antifascisti da tempo militanti e dei civili e forze dell’ordine in atti di supporto, atti di collaborazione e di solidarietà (anche a favore di ebrei). Nella terza infine si trovano sia gli Imi (Internati militari italiani) nei lager tedeschi, i quali, rifiutando l’adesione alla Repubblica Sociale Italiana(RSI), preferirono gli stenti, il rischio di lavori forzati e, per i renitenti a lavoro al servizio dei tedeschi, più pesanti e inumani trattamenti; sia i renitenti alla leva dell’esercito della RSI. Nelle due prime fasce (nella terza non potevano esserci, in quanto i giovani di leva si trovavano nell’Italia del Sud subito liberata) si trovano i neritini, alcuni dei quali hanno pagato con la propria vita la loro lotta per la libertà e il rispetto della persona.
I nominativi, di cui non poco corredati di schede biografiche, sono riportati nelle Appendici del testo.
Si tratta, questa del Mennonna, una prima importante tappa, che va conosciuta con la nostra lettura non solo per entrare nel vivo della storia della Seconda Guerra Mondiale, ma anche per onorare quanti hanno lottato per la libertà, sorta il 25 aprile 1943, sancita nella Costituzione del 1 gennaio 1948 e assegnata, attraverso le nostre, alle generazioni future.
Gino Caputo