Spettacolo-Cultura

Persone e parole di sei generazioni: Nardò sugli scudi nell'opera ultima di Mario Nanni

Stampa

ECCO UN LIBRO CHE PARLA DI TE, ANZI, DI TUTTI NOI!
mario nanni 2

Sulla Giostra della Memoria
di Mario Nanni 
Media@Books

Il favore con cui è stata accolta l’ultima opera di Mario Nanni, SULLA GIOSTRA DELLA MEMORIA-Persone e parole di sei generazioni- Media@Books,è certo dovuto al fatto di avere di fronte (in questo caso, a portata di mano), un lavoro che ha una caratteristica preponderante: un registro di scrittura assolutamente “nuovo”, se questo termine non viene però inficiato da una qualche banalità. Eppoi, un’altra aggettivazione: “sorprendente”, sempre che l’accezione non si presti a diversi e anche ambigui significati. Insomma, s’intende, libro non facile da definire e persino in quest’ultima sbrigativa definizione, col rischio di cavarsela in fretta, senza aver sufficientemente specificato. E comunque, resta il fatto che l’opera di Mario Nanni puo’ essere ben diversamente letta e interpretata, tanti sono  gli appigli su cui il recensore imbastirà la sua analisi.

Si può certo insistere con l’aggettivo “sorprendente”, nel senso di novità, novità  assoluta, per l’invenzione, che è tale, su cui poggia il plot narrativo, con un andamento che dipana storie e volti apparentemente lontani e poco riconoscibili. Li riscatta dall’oblìo, per esaltarne la loro rappresentazione, con un lavoro stilistico che tende a suscitare empatia nel lettore, mai lasciato in disparte, anzi partecipe e dal quale, durante la lettura, ti aspetteresti una chiosa, un commento per questa vertiginosa e gigantesca storia affollata di personaggi, proposta in frammenti.

 E che nasce da un’esigenza ineludibile: quella di rendere icastico il racconto, fissarlo in un orizzonte in cui in tanti potrebbero rispecchiarsi;  la stessa ambientazione familiare è un utile espediente affinchè, più facilmente, ci si possa riconoscere. Operazione indubbiamente difficile questa combinazione di tempi, per così dire popolari, affiancati e anche incastonati in situazioni che si sono largamente storicizzate. E per significare quanto si dice, basterebbe scorrere l’indice dei nomi del libro dove, non sembri un disvalore o leziosaggine, accanto a grandi personaggi della letteratura o della storia in generale, troviamo figure ordinarie, a portata di mano o di dialogo, con l’intento di “recuperare” una  popolarità, altrimenti destinata a sparire.

 E che non si tratti di recupero fine a sé stesso, lo si vede dalla scelta netta dell’autore di reiterare alcuni temi, sempre tenuti in serbo e condotti a vera solennità. Insomma, la memoria che ha bisogno di essere alimentata, ma che resta viva in ogni caso. Qui sta l’originalità dell’opera di Mario Nanni, sia nell’intento “ideologico” di cui si appropria a piene mani, sia nella forza evocatrice del testo, grazie all’efficacia dello stile, della “variatio”, che lo rendono scevro da ogni appesantimento. Dal nucleo s’irradiano le tante storie tenute in serbo, la fraseologia diventata costume, una quinta teatrale nella quale gli attori vivono di vita propria, grazie al registro stilistico impiegato dall’Autore.

Viene sempre spontaneo per un’opera, in questo caso letteraria, andare a scoprire possibili riferimenti artistici, sia per quanto riguarda la fonte dell’opera, sia per l’impianto narrativo che la costituisce. Anche questa, operazione difficile e forse vana, ma volendo soffermarsi con curiosità, quasi un gioco, ne La Giostra della Memoria”s’intravede l’atmosfera e l’affabulazione del racconto di Elias Canetti , come ne La lingua salvata e dello stesso Amos Oz, il grande scrittore israeliano, soprattutto ne Una storia di amore e di tenebra. Ma anche la narrativa di Goffredo Parise nei Sillabari, non è certo lontana.