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SONO ARRIVATI NUOVI RICORDI E SUGGERIMENTI: ABBIAMO AGGIORNATO - Un nuovo volume su Santa Maria al Bagno e sulla mirabile vicenda del Camp 34

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NARDO' - La vicenda dei murales di Santa Maria al Bagno, salvati dall'incuria e dal degrado, ed ora per nulla muti testimoni di un momento storico straordinario per il Meridione, rappresenta un romanzo corale. Del quale moltissime persone hanno scritto capitoli interi o solo qualche rigo. Nell'economia del racconto, come si dice, questa pluralità di voci è la vera ricchezza.
Ne ricordiamo alcuni ma scriveteci se conoscete altri personaggi che hanno contribuito a far scoprire, al mondo intero, questa virtuosa pagina della nostra Storia.

Si dice che la Storia la scrivano i vincitori ma, finché si vive, bisogna esercitare sempre la memoria con la propria testimonianza. Solo così si contrasta la barbarie.
Ricordiamo sicuramente i giornalisti Franco De Pace, probabilmente il primo a scrivere sulla stampa locale dei murales, poi Ida Vitagliani, Angelo Lezzi e Giuseppe Tarantino.
Michele De Mieri realizzò un bellissimo reportage per il Diario della settimana diretto da Enrico Deaglio. Lo stesso ha fatto Paolo Russo, attuale caposervizio di Repubblica: la vicenda dei murales e dell'accoglienza rappresentò la pubblicazione di fine corso di Russo, allievo dell'Istituto per la formazione al giornalismo di Urbino.
La Medea Informatica di Nardò fu il provider che lanciò nel mare del www, ai primordi di Internet, una pagina web (amatoriale? Di più: era in html con le gif animate) sulla quale confluirono, a metà degli anni Novanta, le prime e preziosissime testimonianze dei profughi che avevano lasciato Santa Maria negli anni Quaranta per andare ovunque nel mondo. Soprattutto negli Stati Uniti. Scrissero davvero in tantissimi.
Da questo momento, e da quelle testimonianze, parte la ricostruzione reale degli eventi a cura di Paolo Pisacane che raccolse quel prezioso materiale.

Poi il sindaco Antonio Vaglio al cui sindacato appartengono gli atti amministrativi e politici più significativi collegati al salvataggio dei murales ed alla istituzione del museo. Accanto a lui Marcello Risi, Anna Maria De Benedittis, Giuseppina Cacudi e Ignazio Cacudi. Come assessori anche Giancarlo De Pascalis e Maurizio Leuzzi. Sono alcune tra le persone sulle cui gambe hanno camminato le idee. Compresa l'iniziativa culminata con il conferimento della Medaglia d'oro al merito, alla popolazione ed alla città di Nardò, da parte del presidente della Repubblica Azeglio Ciampi.

I professori Fabrizio Lelli e Mario Mennonna, autori di volumi e ricerche. L'associazione Apme, ovviamente, che doveva essere il nucleo fondativo della valorizzazione a livello mondiale di questa parentesi storica ma della quale si sono progressivamente perdute le tracce.
Poi Vittorio Perrone, mai troppo compianto, che è stato testimone infaticabile di quegli anni, il principale. Un gigante in assoluto. E Jacob Ehrlich, ora a Miami ma un "figlio adottivo" per Santa Maria: fondamentale la sua continua dedizione alla causa. Il giornalista Mino De Masi fu il primo a raccoglierne le memorie. Pierluigi Congedo è un altro studioso, professionista giovane e molto attento alla cultura dei luoghi e in grado di tessere relazioni internazionali preziosissime, soprattutto col mondo ebraico. Ancora: Livio Muci, figlio di una testimone ed editore di Gertie e Samuel Goetz. L'avvocato Aldo Valerio che, avendo stipulato con migliaia di persone, aiutò a ricostruire, in tempi da record, rami e famiglie su richiesta dei funzuionari comunali.
Continuiamo: don Pippi Venturi, proprietario di una villa dove avevano abitato alcuni profughi, il geometra Antonio De Benedittis, l'architetto Antonuio Rutigliano e la professoressa Etti Garbi, di origine ebraica. E Riccardo Quaranta che da funzionario comunale collaborò molto alla realizzazione del libro sui matrimoni fra profughi.

Poi gli antichi abitanti di Santa Maria, testimoni del tempo, che pian piano ci lasciano ma dalle cui parole e ricordi abbiamo attinto per riempire il presente ed  il futuro di significati universali.
Abbiamo dimenticato qualcuno? Sicuramente sì. Ma non è tempo di celebrazioni ulteriori. Scopriamo invece "nuovi protagonisti", grazie ad un illustre professore. Come detto prima questa storia è un romanzo, un affresco, un'opera d'arte. Ogni pennellata dà maggiore profondità.

Il professore di Unisalento, Giancarlo Vallone, è uno storico delle Istituzioni politiche e parlamentari.
Così scrive dell’incontro, e dei racconti, con Paolino Pisacane.
“Mi raccontava che in alcune case di Santa Maria esistevano altri disegni a muro; ma i disegni o murales più importanti erano in quella casetta cadente, posta nel grande giardino del palazzo Caputo, proprietà in parte di mio padre; noi la chiamavamo “casetta della giardiniera”, altri “casetta degli ebrei” o “casetta rossa”.
Paolino guardava quei disegni come se vi riconoscesse anche alcuni dei personaggi effigiati in quella fiumana di profughi che dall’Europa orientale di dirigeva verso l’Italia meridionale; mi faceva notare che la madre dei due bimbi disegnata mentre le si vieta l’ingresso in quello che sarebbe divenuto lo stato di Israele, aveva alle caviglie una catena spezzata che non so se si riesce ancora a vedere”.
Quei murales, provenienti proprio dalla casetta degli eredi Caputo e Vallone sono diventati il tassello principale del Museo della Memoria e dell’Accoglienza di santa Maria al Bagno.

Venerdì 10 settembre, alle ore 20, sul piazzale antistante la chiesa di Santa Maria al Bagno, sarà presentato il volume "Santa Maria al Bagno e l’accoglienza ai profughi ebrei" di Paolo Pisacane e Marcello Gaballo, con contributi di Salvatore Inguscio, Emanuela Rossi e Alfredo Sanasi, edito da Mario Congedo di Galatina.

La presentazione sarà a cura del professor Giancarlo Vallone, docente presso l’Università del Salento, e del magistrato Francesco Mandoj, Procuratore antimafia.  Grazie alla redazione collettiva si aggiungono ulteriori tasselli per una migliore conoscenza della complessa storia della località, a cominciare dalla preistoria, per proseguire con il periodo romano e messapico, quello medievale con le vicende dei cavalieri teutonici e della masseria Fiume, la cinquecentesca torre sulla costa poi diventata “Quattro Colonne”. 

Molto corposa è la storia contemporanea del borgo, con le vicende dell’accoglienza dei profughi slavi ed ebrei (1943-1947), ospitati nel D. P. Camp n. 34 - Santa Maria al Bagno, che comprendeva le località di Santa Caterina, Cenate e Mondonuovo, la salvaguardia e il recupero dei murales di Zivi Miller, la nascita del Museo della Memoria e dell’Accoglienza, sino alla realizzazione dell’Oasi Quattro Colonne, che fece diventare Santa Maria uno dei centri più noti della riviera jonica, rinomato centro di svago e di villeggiatura estiva.
Il volume, di grande formato e particolarmente curato, contiene una ricchissima documentazione fotografica in buona parte inedita, proveniente da archivi privati.