NARDO' - E anche il fenomeno del "tarantismo" viene analizzato. La conclusione? Inedita e straordinaria.
L’origine toponomastica, etnica e culturale di Nardò potrebbe ancor meglio delinearsi nell’ambito di quanto finora si conosce, pur sempre rimanendo nell’ipotesi prevalente che essa trovi origini nell’ambito della cultura indo-europea. Infatti, utilizzando un nuovo strumento di ricerca quale la teonimia, ovvero lo studio dei nomi, eponimi e/o toponimi derivanti da nomi di dei, cioè i teofori, e analizzando attentamente gli eventi del passato, si possono cogliere nuove e affascinanti conoscenze sulla storia di Nardò.
L’analisi storico-etimologica ci riporterebbe, verosimilmente, al teonimo NAR, il «Toro sacro», una delle principali divinità del pantheon accadico-sumero, da cui nacque il nome del grande imperatore accadico NAR-am-sin (2254 a. C. – 2218 a. C.), il primo dio-re della storia, rappresentato nella Stele della Vittoria, come un gigante con indosso l’elmo con le corna del toro. E dalla potente dinastia di Nar–am-sin, il conquistatore delle terre Alte-Caucaso, compreso il Monte Tauro, ebbe origine il guerriero, leggendario e mitologico popolo caucasico dei «Narti», (Nar+ti=Nar+stirpe, cioè stirpe dei «Nar», ovvero «i figli del Toro sacro»), che, integratisi poi con gli Accadi e gli Ittiti, diedero origine, tramite gli Illiri dei territori balcanici o direttamente tramite gli anatolici con una fusione con la popolazione autoctona, a nuovi gruppi etnici come Japigi e Messapi quando giunsero in Puglia, portandone culto, religione, tradizioni ed eponimo alla NARdò).
NAR sarebbe stato, verosimilmente, il primo protettore di NARdò, ovvero la divinità protettrice di un ceppo dei Messapi che giunsero e si insediarono a Nardò intorno al sec. IX a.C.
A questa nuova e affascinante ipotesi delle origini di Nardò si è giunti dopo un lungo lavoro di studio e ricerca sui nomi e cognomi salentini a livello etimologico e storico, che, giunto ormai in conclusione, sarà oggetto di prossima pubblicazione, G. Antico, A. Manieri, M. Mennonna, “Cognomi del Salento– Dizionario storico ed etimologico-”.Il radicale etimologico NAR, dunque, in questa semantica originaria accadica ci riporterebbe direttamente alla divinità NAR, ovvero al culto del «Toro sacro», sinonimo di forza.
Si potrebbe anche sostenere che il Tarantismo possa essere proprio originario della Tracia e della Lidia. Le lingue, la cultura e le tradizioni europee, dunque, sarebbero in gran parte discendenti del sumero-accadico; esse, a detta di validi studiosi, furono diffuse soprattutto dagli Ittiti quando, all’indomani della caduta del loro Impero (1190 a. C. circa), migrarono verso l’Italia e l’Europa. E il culto del Toro e quello del Tarantismo a Nardò ci riportano ad un’origine più remota di quanto si pensasse finora, sebbene gli stessi culti siano stati poi certamente confermati e valorizzati nei secoli successivi: il primo con l’arrivo degli aragonesi e il secondo con i Bizantini nel sud Italia.
Molti toponimi di località, villaggi o città nei tempi antichi nascevano dall’eponimo delle divinità protettrici, degli eroi e dei sovrani, successivamente dagli agionimi di santi protettori; così in età antica, ad esempio, l’eponimo di Atene nasceva dal culto della dea Atena, Roma da quello del dio Romolo, Lidia da quello del re Lido, ecc.; come pure in età medievale i toponimi delle località salentine di San Cataldo, Sant’Isidoro, Sannicola ecc. nascevano dai nomi dei santi orientali, protettori delle varie comunità bizantine che arrivarono nel Sud.
Il Tarantismo risalirebbe, quindi, all’antica Mesopotamia e la “tarantata” non è altro che la sopravvissuta, nei secoli bui e lontani, Menade o Baccante invasata da Dioniso, in preda alla frenesia estatica.
Va sottolineato che lo studioso non può mai perdere la consapevolezza dei limiti della ricerca e del suo valore congetturale, che può essere, in effetti, dubitativo di alcune testimonianze scientifiche e documentarie. Il definitivo, ovviamente, in questo mare magnum delle conoscenze storiche, linguistiche, onomastiche e toponomastiche, come in ogni altro campo dei saperi, non esiste, poiché ogni giorno nuove ricerche e conoscenze sono in continua trasformazione e arricchimento, e d’altro canto questi sono i presupposti, i principi fondamentali e universali della scienza che non si possono mai ignorare.
Giuseppe Antico