Logica Poetica nella comprensione scientifica della Natura: per un’Ecocritica in chiave teorica.
“Reverie”, inteso come pensiero errante , è il termine che si è affacciato alla mente durante e dopo la lettura del saggio. Un lavoro analiticamente condotto nel senso della precisione e dell’approfondimento filosofico-scientifico-letterario, eppure immaginifico. Perché? Perché i temi di cui si tratta nel saggio , per chi ne abbia avuto un interesse pregresso, ritornano espressi con la lungimiranza dell’autore che continua a proiettarsi con l’entusiasmo dello studioso, oltre il già detto e ià visto, in perfetta condivisione con le teorie del primo Novecento che hammo invertito, o esteso, le modalità di lettura e comprensione del mondo naturale e di quello umano, attraverso le leggi della probabilità, della indeterminazione e della contaminazione tra Scienza, Filosofia e Letteratura. Ritorna felicemente alla mente l’acronimo F.S.S. con il quale L.Althusser definiva la Filosofia spontanea degli scienziati, una condizione mentale e conoscitiva che elimina, di fatto, il confine e la dicotomia tra Filosofia e Scienza, le “due culture”, così come viene rievocata la posizione di H. Reichenbach il quale riconosceva che i matematici, i biologi, i fisici, hanno dato origine a una nuova filosofia con la necessità di risolvere problemi scientifici tenendo presenti risvolti filosofici pur non aderendo a nessun sistema di pensiero, ma mantenendo vivi gli “universali filosofici” sotto un altro aspetto (Hans Reichenbach, La nascita della filosofia scientifica, Il Mulino, 1961, pg.130). Ed è nello sviluppo della affascinante e meticolosa indagine qui condotta per la comprensione scientifica della Natura, che l’autore ci comunica l’urgenza di leggere e interpretare il mondo che si presenta ai nostri occhi, come oggetto di esplorazione intellettuale, con una condizione mentale che rifiuta la staticità, la percezione determinativa del pensiero. Lo sguardo sulle cose, implica, infatti, riflessione e alterità e il processo finale della comprensione si può esprimere soltanto attraverso un rapporto biunivoco, intimo, osmotico tra oggetto, il dato emittente che si propone alla vista, e soggetto che guarda e lo interpreta per comprendere.
Carlo Alberto Augieri scrive: “L’analogia e la metafora sono inerenti ad ogni esperienza visiva, coinvolgendo anche il mondo intenzionale, psichico e scientifico, del percepire sensitivo dello sguardo, da cui derivano interdipendenze, correlazioni e finalità fenomenologiche, defluenti la sostanzialità dell’oggetto osservato”, e ancora “Per poter conoscere una determinata cosa entro l’orizzonte dell’esperienza visiva, bisogna di conseguenza renderla eccedente a se stessa” (pg13).
Ma dopo aver compreso, o meglio nel mentre si svolge l’analisi nella forma della interrogazione della natura, lo scienziato come il filosofo, hanno bisogno di un linguaggio, non predittivo, non assolutizzante, non tecnici stico, un linguaggio di tipo analogico-metaforico non binario, ma includente i due poli di riferimento, quello naturale e quello umano; si avverte dunque la necessità di una neo-lingua che esprima, guidi e dia costrutti e parole a nuove idee, a nuove visioni in una laboriosa attività di conoscenza. E la precondizione sottesa all’indagine, unificante per il processo conoscitivo, è la proposta di Blumenberg di un’ermeneutica semantica, ovvero “una metaforologia come studio delle possibilità significanti che il ricorso alla metafora apre, per poter esprimere con la poesia lo sconosciuto emotivo (pg.14).
Si ribadisce “che la ricerca scientifica, per conoscere l’intimità della natura, ha bisogno di una revisione della lingua-base del pensiero umanistico, con cui prima del Novecento ha concettualizzato il mondo, significandolo secondo la proiezione linguistica uomo-natura … L’impegno epistemico è cercare di costruire una nuova lingua con cui tentare di interpretare un universo più intenso di natura energetica, atomica, ondulatoria e vibratoria ( pg39).
E accanto all’impegno della costruzione di un nuovo linguaggio che rifiuta la “lingua del padre”, fin dalle prime pagine del presente saggio, Carlo Alberto Augieri ci pone dinnanzi a una sfida, quella relativa alle connessioni tra la fisica quantica e la letteratura attraverso l’uso della metafora, una sfida punteggiata, con la sapienza dell’intellettuale che conosciamo, attraverso le tappe fondamentali della Storia della Filosofia, attraversando la crisi della filosofia razionalista per approdare ad un razionalismo scientifico, alla epistemologia non-cartesiana di G.Bachelard che riconosce, primo fra tutti, a F.Enriques un capovolgimento della prospettiva epistemologica che proponeva come assioma la “rinunzia dialettica dei modelli scientifici precedenti” (Bachelard Il nuovo spirito scientifico, Laterza 1951) pg.96) nel senso di un razionalismo costruttivi stico, non idealistico, ma sperimentale. All’interno di una progressiva crisi delle scienze, siamo nei primi del Novecento, Enriques nel 1906 opera una inversione di tendenza: dall’incertezza, dall’ignorabimus dell’idealismo, alla affermazione di un razionalismo non soggettivo, ma oggettivo e reale, ad un neo-razionalismo post-positivistico. Una nuova opportunità per scandagliare una realtà scientifica che tende ad auto-superarsi in un sistema per cui la conoscenza agirà nel campo del probabilità e non della certezza, della approssimazione e non della definizione. Nasce da qui, da una innovazione dello sguardo sul metodo scientifico, la possibilità di riconoscere nei rapporti di somiglianza tra scienza e poesia, la funzione conoscitiva della metafora, intesa come apertura di senso: la conoscenza poetica, filosofica e scientifica avvengono grazie allo sguardo per somiglianze, base analogica della metafora (pg17)di felice appartenenza non solo nell’ambito del mito e della poesia, ma necessaria anche alla lingua, la neo-lingua della Scienza.
Esempi esemplificativi per un approccio diversificato al mondo naturale vengono rintracciati in altre configurazioni linguistiche come quelle dei mistici, o degli Hopi e degli Apaches che si accostano alle meraviglie del Cosmo con una unitaria corrispondenza di relazioni indefinite, in un unicum tra oggetto da osservare e sguardo non confinato all’oggetto stesso privilegiando i legami nascosti, le corrispondenze, le simmetrie inaspettate per scoprire un nesso comune significante, scelte proprie del mondo poetico. E’ l’utilizzo della metafora interattiva, quella associazione o interazione, ugualmente valida nel linguaggio umanistico e scientifico a cui ricorre Richards quando parla in Science and poetry di relazioni “delle particelle infinitesimali e dei raggi della nuova fisica, i quali come le idee e i concetti sono riconoscibili solo attraverso il loro comportamento. Spogliati del loro rivestimento o di altri segni, non sono più identificabili” (pg75). Ciò è reso possibile perché al principio di identità o di non contraddizione aristotelico, , per cui A è uguale ad A, alla luce delle attività delle onde elettromagnetiche che aprono alla osservazione di una materia fluida, si sostituisce con W.Heisenberg e N.Bohr il principio di indeterminazione e di probabilità. Nella fisica non newtoniana, allora, anche il concetto di essere è in divenire: l’essere in relazione, non rimane identico a se stesso.
Ecco ritrovato il concetto di reverie: l’immaginifico della poesia in forma simbolica viene adottato dalla fisica delle particelle per una nuova episteme che, con Bachelard, ci pone dinnanzi ad un concetto inizialmente fuorviante: la de materializzazione della materia che ci rende partecipi di uno spostamento continuo e organizzato dei quanti che modificano l’assetto energetico nel ricevere o nel cedere energia in un fermento inarrestabile sui livelli attorno all’atomo.
Ed ecco il fascino che il nostro autore subisce e di cui si fa partecipi: è il fascino di ciò che esiste al di là di concezioni e studi di carattere razionalistico. Perché è nato un neo-razionalismo, una nuova modalità di ricerca epistemologica. L’osservazione del dato naturale, allora, non è disgiunta dalla interpretazione che consente l’intreccio tra una tendenza oggettiva e una conoscenza soggettiva, in una relazione tra uomo e fenomeno il cui dato o risultato è dinamico, non statico anche e soprattutto relativamente a ciò che in Fisica quantistica è l’infinitamente piccolo costituito dai quanta. E se all’osservazione-interpretazione dell’infinitamente piccolo il mondo appare in una inconsistenza “fluida”, la concezione della “Stoffa dell’Universo” di cui parla Teilhard de Chardin, apre a una metafora che sembrerebbe confutare l’idea della sostanzi abilità.
L’idea della stoffa rimanda alla tessitura e, dunque, a un intreccio dui elementi coordinati, di particelle l’una funzionale all’altra per una “unità collettiva” che richiama la costruzione di un testo organicodi segni e di parole. Qui, al contrario, di una idea di riferimento alla “stoffa”come al mondo della concretezza e del reale visibile, in correlazione con il mondo fisico dell’infinitamente piccolo, ritroviamo il legame dell’energia materiale e spirituale, il sensibile e l’intelligibile nell’unità del segnoe nella presenza di un ente di natura, l’uomo.
L’uomo, ci ricorda il prof.Augieri, sintesi di corpo e sensibilità, di materia e spirito è, dunque, un ente di natura, non un essere, in quanto egli stesso modificabile e la letteratura, ricchezza delle possibilità umane, lega i fili della tessitura, intesa come “trama nel tessuto-testo di senso esterno ed interno”, per comprendere la affascinante metafora della Stoffa dell’Universo. Ancor più affascinante è la costruzione del rapporto io-tu in relazione allocutiva in cui l’io che parla di, implica un tu di cui si parla in un rapporto in cui il tu è un “oggetto divenuto soggetto enunciativo”. Gli esempi di grande rilevanza che l’autore ci propone da Goethe, a Leopardi a Pascoli, a Gozzano e Slataper fino a Proust, chiariscono intimante che il rapporto io-tu, uomo-natura non è una relazione soggetto-oggetto, ma una condizione in cui il poeta si perde, si identifica con i suoni, le luci, le sollecitazioni e le rimembranze che ri-costruiscono volta per volta, in un continuo errare pensiero e parola, in un turbinio di appartenenza mai strumentale a quel mondo che ne sollecita la riflessione poetica.
C’è, insomma, un elemento unificante, la spiritualità intesa come possibilità di abbracciare l’immenso e l’infinitamente piccolo guidati dalla meraviglia, dalla consapevolezza del tutt’uno e non della separazione, della differenziazione escludente. Lo scienziato, il poeta, il filosofo e il religioso (importante è il riferimento all’Enciclica Laudato sii di Papa Francesco), in forme diverse, ma nessuna esaustiva per sé, sono alla ricerca di risposte le cui domande sono formulate non per raggiungere una Verità definitiva, ma per formulare una possibilità ulteriore di conoscenza che si realizza per trials and errors, non al fine della verificabilità delle ipotesi, ma attraverso un processo di falsicabilità delle stesse (K.Popper).
In conclusione di queste righe, nella gioia della lettura di un lavoro così nutriente, mi consento un vezzo: all’acronimo F.S.S., ovvero alla filosofia spontanea degli scienziati, mi piace pensare che si potrebbe affiancare P.S.S., la Poesia spontanea degli scienziati.