NARDO' - Dalla lettura collettiva all’incontro con l’autore previsto per oggi pomeriggio.
*di Tommaso Greco
Dalla lettura collettiva all’incontro con l’autore
Martedì 23 giugno 2026-ore 17:30
Nardò, Via Incoronata, 4 (Seminario diocesano)
La lettura di Critica della ragione bellica ha impegnato molti dei nostri mercoledì in Via Gabellone, nella sede del Sindacato pensionati CGIL (SPI). Quest’anno, infatti, abbiamo deciso di occuparci di pace e di guerra. Una scelta dettata dall’esigenza di affrontare i problemi e le tragedie del presente andando al di là delle informazioni superficiali e delle semplificazioni che distorcono la realtà. Già l’anno scorso abbiamo rivolto la nostra attenzione al conflitto israelo-palestinese con il saggio “Questa terra è nostra da sempre” Israele e Palestina ( Laterza 2024), di Arturo Marzano, uno storico che ha studiato a lungo lo Stato di Israele e la Palestina. Nel frattempo le violenze a Gaza e in Cisgiordania non sono certo cessate, mentre il conflitto degli Stati Uniti contro l’Iran e le iniziative militari di Israele nei confronti del Libano hanno aggravato le tensioni in Medio Oriente.
Come si sa, c’è un altro fronte di guerra che coinvolge ancora più da vicino l’Europa, quello russo-ucraino. Bisognerebbe poi ricordare che, secondo la XIV edizione dell’Atlante delle guerre e dei conflitti, nel mondo attualmente si contano 32 guerre attive e 22 aree di crisi, con il coinvolgimento di più della metà della popolazione mondiale. Le domande sulla guerra sono, dunque, inevitabili. Anzi, è un dovere interrogarsi su eventi che causano tanta sofferenza, distruzione e lutti. Si giustificano così il percorso che abbiamo scelto e la lettura di Critica della ragione bellica.
La nostra è stata una lettura collettiva, esperienza che portiamo avanti da quattro anni e che si è arricchita nel tempo, incidendo sul nostro modo di essere e di pensare. Se la lettura è dialogo con il testo e con il suo autore, il leggere insieme è un potenziamento del carattere dialogico della lettura stessa. All’io che legge si sostituisce un noi che non esclude gli apporti dei singoli componenti del gruppo ma, anzi, unendo le diverse sensibilità, li sollecita e li esalta allo stesso tempo.
Il leggere insieme ha caratterizzato anche il nostro modo di vivere il nostro impegno di cittadinanza. E’, ad esempio, in tale prospettiva che ci siamo occupati della letteratura e della storiografia resistenziali, di cui abbiamo ripreso aspetti diversi: una maniera per superare celebrazioni svuotate di significato e tendenzialmente retoriche. In questa chiave si giustificano i nostri banchetti con i libri in date importanti del calendario civile.
Quest’anno, grazie al contributo del Sindacato pensionati CGIL (SPI) di Lecce, abbiamo condiviso la lettura di Critica della ragione bellica anche con le classi quinte del Liceo Galilei. Un’esperienza resa possibile dalla sensibilità della Dirigente Emilia Fracella e dall’apporto prezioso dei docenti, in particolare delle prof.sse Maria Conte e Anna Lisa Montinaro e del professor Mario Macchia. Abbiamo potuto così incontrare le studentesse e gli studenti e discutere con loro di pace e guerra, temi che avevano già affrontato sotto la guida dei loro insegnanti.
L’incontro con le classi ha avuto per noi grande importanza. Abbiamo ritenuto, infatti, fondamentale il coinvolgimento delle nuove generazioni in una lettura collettiva, strumento di conoscenza, dialogo e partecipazione, in particolar modo quando, per i temi trattati, contribuisce alla cultura della pace: toccherà proprio ai giovani, protagonisti del futuro, costruire un mondo più giusto e pacifico.
Punto di riferimento fondamentale è rimasto il saggio di Tommaso Greco. Il titolo del libro svela l’intento dell’autore di smascherare limiti e contraddizioni dei discorsi bellicistici che sovrabbondano nei media. Non sono discorsi che rimangono puramente astratti, dal momento che non fanno che legittimare le politiche di militarizzazione e la corsa al riarmo.
Tommaso Greco mette insieme i pezzi su cui si basano il bellicismo e il cosiddetto realismo: un’antropologia negativa secondo cui l’uomo è per natura ostile e aggressivo nei confronti del suo simile; una concezione della politica che contempla il ricorso alla guerra come suo naturale svolgimento; la paura e l’ostilità nei confronti dell’altro concepito come nemico da cui occorre difendersi, magari attaccandolo in maniera preventiva. Nel complesso emerge un modello che l’autore definisce sfiduciario, in netto contrasto con la sua concezione dei rapporti umani e del diritto che ha presentato in una sua precedente pubblicazione (La legge della fiducia. Alle radici del diritto, Laterza 2021)
La sfiducia non fa che alimentare ulteriore sfiducia e ostilità reciproca, al contrario la fiducia è in grado di innescare un processo che potenzia le relazioni umane e la cooperazione. Sulla fiducia, secondo l’autore, ha un suo fondamento il diritto stesso, e non esclusivamente nella sanzione che punisce chi non rispetta le regole.
Non si può nascondere che il lettore possa avere inizialmente una reazione di sorpresa e possa opporre resistenza ad un discorso che rovescia una cultura plurisecolare e una retorica consolidata: siamo prigionieri di noi stessi, ma possiamo rovesciare lo sguardo e vedere una realtà che pure ci appartiene. Ecco allora il controcanto dell’autore che ci conduce a scoprire la dimensione “buona” dell’essere umano in un percorso che unisce argomentazioni serrate e citazioni letterarie, ma anche richiami alla scienza, all’antropologia e alla filosofia. La dimensione sociale trova un suo fondamento in Aristotele e si ripresenta nel pensiero contemporaneo. Greco cita, ad esempio, una filosofa come Martha Nussbaum, ma anche un antropologo, Marshall D. Sahlins, che a sua volta ha smascherato il tradizionale pessimismo antropologico definendolo un “grosso sbaglio” (M. Sahlins, Un grosso sbaglio. L’idea occidentale di natura umana, Elèuthera, Milano 2023)
L’autore chiarisce che non si tratta di proporre una visione angelicata dell’uomo, ma di non assolutizzare la parte cattiva, recuperando la dimensione unitaria dell’essere umano e ricordando, con Victor Hugo, che “i vecchi simboli genesiaci sono eterni”. In tale prospettiva Tommaso Greco insiste sulla pace come principio e come condizione in cui ci ritroviamo per la maggior parte del nostro tempo. Per questo la pace non va solo costruita ma anche custodita.
Ci sono i costruttori di pace, spesso ignorati. La lettura del libro è un viaggio nei pacifismi, una ripresa dei contributi di chi si è battuto per la pace e per la non violenza: una finestra sulla bibliografia a cui attingere per recuperare un patrimonio che non può essere dimenticato o in vario modo dileggiato, come spesso accade.
Il pacifismo non è un ideale astratto: si è concretizzato nella nostra Carta costituzionale e nelle istituzioni internazionali. Quella di Tommaso Greco vuole essere una difesa del pacifismo giuridico che ha il suo nucleo seminale nel trattato kantiano Per la pace perpetua e che trova un suo riconoscimento nell’articolo 11 della Costituzione italiana.
“E Kant ha qualcosa da dirci” è il titolo di un capitolo in cui Greco rilegge e interpreta proprio Per la pace perpetua, in particolare i tre articoli definitivi, in chiave principialistica e orizzontalistica. Il principialismo che l’autore ritrova in Kant si basa sulla concezione della pace come principio essenziale a cui si devono conformare le scelte politiche e istituzionali, per cui il detto tradizionale si vis pacem para bellum va rovesciato: si vis pacem para pacem. Inoltre, quando Kant nel secondo articolo definitivo fa riferimento alla federazione o confederazione di Stati, suggerisce molto di più di un ordine di potere verticale, pensando piuttosto alle relazioni orizzontali, caratterizzate dal riconoscimento reciproco e dalla cooperazione tra gli stati stessi e tra i popoli che verrebbero a costituire una società civile regolata dal diritto.
Si tratta di un aspetto in cui Tommaso Greco prende le distanze da Hans Kelsen, che stabilisce un vincolo stretto tra diritto e sanzione, e da Norberto Bobbio, che insiste sulla necessità di un Terzo a livello internazionale a cui gli stati si devono sottomettere (il pacifismo giuridico verticale basato sulla subordinazione degli stati a un’istituzione che detenga il monopolio della forza legittima).
A Kelsen e a Bobbio Tommaso Greco deve molto, e, infatti, non indugia a riconoscerne i meriti. In particolare, il discorso elogiativo del limite, a partire dall’articolo 11 della Costituzione, conduce l’autore a richiamare la mitezza su cui si era soffermato Bobbio in una sua opera (ora in Elogio della mitezza e altri scritti morali, Il Saggiatore 2014). La mitezza è il tratto bobbiano ripreso da Greco in Curare il mondo con Simon Weil. Itinerari della mitezza è il titolo dell’ultimo capitolo del libro, dove accosta le due figure, Norberto Bobbio e Simon Weil, pur tanto diverse ma entrambe di grande importanza per il suo pensiero.
Sia Bobbio che Weil sono punti di riferimento costanti in Critica della ragione bellica, ma l’autore si riconosce anche nella lezione di Sergio Cotta, giurista e filosofo del diritto. Proprio Cotta sottolineava il carattere relazionale dell’essere umano e riconosceva la pace quale “condizione dell’esserci dell’io”.
Ci si può chiedere: la pace è accettazione passiva dell’esistente? In realtà Tommaso Greco risponde anche alle accuse che vengono rivolte ai pacifisti. Riprendendo la classificazione bobbiana delle diverse forme di pacifismo, l’autore dimostra che il pacifismo attivo, in particolare il pacifismo giuridico, è tutt’altro che inerzia ma è impegno e cura. Il pacifismo non è nemmeno quietismo sociale: la pace, infatti, non può che accompagnarsi alla giustizia, al riconoscimento dei diritti e alla democrazia. Al contrario, il bellicismo si insinua nella crisi della democrazia (gli esempi oggi non mancano).
Ma cosa ci suggerisce, infine, Tommaso Greco? La pace esiste e va preservata; anche il diritto internazionale è una realtà, ma per funzionare ha bisogno di essere rispettato; gli stati nazionali devono accettare le limitazioni della loro sovranità e cooperare tra di loro in una logica tendenzialmente federativa (non a caso sono richiamati i vari contributi del pensiero federalistico alla base della stessa Unione Europea); è necessario adottare una prospettiva che superi il senso di appartenenza di un noi escludente, con la contrapposizione noi/loro, amico/nemico (non possiamo negare che gli esseri umani in quanto tali partecipano a una comune umanità, come direbbe Salvatore Veca); le guerre non sono ineluttabili e indipendenti dalla volontà umana ma sono decise da uomini e possono essere evitate; è necessario diffondere la cultura della pace a sostegno di una cittadinanza attiva capace di far sentire la propria voce.
Diffondere la cultura della pace è sicuramente l’intenzione alla base di Critica della ragione bellica, un libro militante che, pur conservando il rigore scientifico, è rivolto a un pubblico di lettori più esteso rispetto a quello del mondo accademico.
Dalla lettura di Critica della ragione bellica all’incontro con il suo autore che, generosamente, ha accolto il nostro invito. Sarà un’occasione per un dibattito su pace e guerra da condividere con chi vorrà essere con noi martedì 23 giugno alle ore 17:30 a Nardò, in Via Incoronata, 4 (Seminario diocesano) .
Tommaso Greco è professore ordinario di Filosofia del Diritto nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Pisa. A Pisa dirige il Piccolo Festival della Fiducia. Cura la collana “Bobbiana” per la casa editrice Giappichelli ed è direttore di “Diacronia. Rivista di storia della filosofia del diritto”.
Fa parte del CISP-Centro interdisciplinare di Scienze per la Pace dell’Università di Pisa.
Tra le sue pubblicazioni più recenti ricordiamo, oltre a Critica della ragione bellica, Laterza 2025, La legge della fiducia. Alle radici del diritto, Tascabili Laterza 2021, e Curare il mondo con Simon Weil, Laterza 2023.
Di recente con Critica della Ragione bellica Tommaso Greco ha ricevuto il prestigioso premio Sila 49 per la sezione Saggistica “Marta Petrusevicz”.
Genoveffa Giuri
Letture in Via Gabellone