NARDO' - In prossimità dell’uscita del mio libro dal lungo titolo, La diocesi di Nardò e di Gallipoli nell’unificata diocesi di Nardò-Gallipoli in seicento e più anni di storia (1387-2013), ritengo sia opportuno partecipare le motivazioni e le finalità di questo studio.
Si tratta di un primo volume, che il Gruppo di Ricostruzione storica della diocesi di Nardò, coordinato da me e da Cosimo Rizzo, ha progettato ormai da due anni. Dopo la citata pubblicazione, la cui diffusione è programmata per il mese di luglio, nel corso del prossimo anno ci sarà un secondo libro, che si pregerà di contenere saggi di studiosi di notevole spessore scientifico sulla diocesi di Nardò dalle origini e un completo quadro dei vescovi dall’unità nazionale in poi, trattati singolarmente con studi specifici di specialisti.
Un terzo volume, sempre nella convinzione che la storia di una diocesi è determinata non solo dalla cattedra episcopale, ma dal pulpito sacerdotale e dal distintivo laicale, riguarderà personaggi significativi vissuti nei due secoli scorsi (secc. XIX e XX).
Le pubblicazioni vanno a rilento, soprattutto perché il nostro Gruppo di Ricostruzione storica non dispone di mezzi finanziari né di enti pubblici né della stessa Curia vescovile, ma soltanto di mezzi personali, di qualche sensibile sponsor e della disponibilità dell’editore Congedo.
Alle pubblicazioni si è voluto dare, doverosamente e storicamente, un respiro diocesano, che ponga nelle nostre ricerche la diocesi di Gallipoli in posto privilegiato, nonché tutti i comuni diocesani con i loro profili storici mirati alla storia religiosa, comunque mai tenuta avulsa, bensì collegata e connessa agli eventi civili, socio-economici e culturali, di cui spesso la Chiesa locale è stata promotrice e/o condizionata.
La Chiesa, insomma, inserita nel tessuto storico di ogni comunità diocesana in questi lunghi 600 e più anni.
Questa prima pubblicazione, in particolare, traccia un profilo storico complessivo e suddiviso per comuni della diocesi di Nardò e di Gallipoli, coinvolgendo i vescovi (con iconografia e cronotassi), compresi i nativi nelle due diocesi, il clero secolare e le comunità monastiche maschili e femminili, storici gruppi ecclesiali (confraternite e Azione Cattolica), le chiese e le parrocchie, nonché ogni luogo di culto significativo.
Un punto fermo si è voluto, altresì, fissare circa la data di nascita della diocesi di Nardò, che 0ancora oscilla da una fantasiosa e artificiosa data del 761 alla documentata data del 1413, saltando un’altra data, che, altrettanto documentata e accertata, riporta al 1387, quando per la prima volta l’abbazia di S. Maria viene elevata a cattedrale, cioè sede della cattedra episcopale, e quando, inoltre, alla «villa» (villaggio in senso lato) di Nardò viene assegnata la denominazione di «città» episcopale.
Si può ritenere ormai acquisito, a livello storico, che l’anno di fondazione è proprio il 1387 ad opera di papa Clemente VII, di cui già nel 1961 lo studioso tedesco W. Holtzmann aveva parlato.
Non essendoci in diocesi alcun documento (della cui mancanza nel mio libro si cerca di proporre qualche ipotesi), ma soltanto la Bolla del 1413, ci si è inseriti nell’impreciso tradizionale filone di fissare a quest’ultima data la nascita.
D’altra parte documenti, che saranno riportati nel mio libro, parlano della istituzione del 1413 come seconda volta, successiva, ovviamente, alla precedente del 1387.
Stando così le cose, si può affermare che si tratti di una diocesi, questa di Nardò, che segna non 600 anni di vita, bensì qualche anno in più, cioè, nel prossimo giugno/luglio 2013, ben 627 anni.
La copia del documento del 1387, che è in mio possesso (ma accessibile a tutti nell’Archivio di pertinenza) sin dal luglio dello scorso anno, riprodotto, su mia richiesta, in grafia latina «corrente» da uno dei più esperti studiosi di paleografia, sarà interamente e integralmente pubblicato e commentato.
Tuttavia non solo questo racchiude gli aspetti innovativi del libro.
Mi auguro, dopo l’interessante convegno, organizzato dalla Curia vescovile e coordinato dal prof. Mario Spedicato, con relazioni di spessore di eccellenti studiosi e con esplicito riferimento al documento del 1387 da parte del prof. Benedetto Vetere, questo nostro impegno editoriale possa offrire ulteriori elementi conoscitivi e critici.
Si rimane fermamente convinti che per lo storico ogni tappa, per quanto documentata e rivisitata, non è esaustiva, ma propedeutica ad approfondimenti e, soprattutto, aperta al dibattito storiografico di esperti e di competenti.
Mario Mennonna