Spettacolo-Cultura

La natura è stata uccisa: altro che scrigno pieno di tesori, lì c'è tanto cemento

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NARDÒ - Uno dei nostri esperti e opinionisti preferiti, Giampiero Dantoni, continua la sua incessante ricerca dell'Homo sapiens neritonensis. Il risultato è sagace.

L’evento musicale di fine agosto (denominato “SOLO”), che ha avuto luogo nell’insenatura di Portoselvaggio (già parco naturale) sembra ormai passato inosservato, soprattutto ai sedicenti ambientalisti.
Quanto a quelli veri siamo in attesa di un parere, meglio se di elevato profilo, sia esso spontaneo od indotto.

Se dovessimo, in assenza di conferme-smentite ufficiali, dare per scontato la sussistenza di autorizzazione e legittimità formale dal punto di vista della Legge istitutiva del parco, nascerebbe comunque un conflitto sostanziale con la realtà ambientale.

Allora cerchiamo di capire; delle due l’una: o questa mitica “natura incontaminata” è una favoletta utile alla conquista delle altrettanto mitiche “5 vele”, oppure la citata legge regionale n.6 del 2006, che ci ha consegnato il parco naturale di Portoselvaggio e Palude del Capitano così com’è, è fondamentalmente errata. In un caso o nell’altro a me sembra, che la geniale idea dell’assessore Maglio di fare musica lì e in quella modalità, se non altro, sia un occasione da non sprecare per portare a galla e cercare di risolvere la vera questione di Portoselvaggio.

Un problema antico che si porta appresso dal momento della sua istituzione del lontano 1980, quando si chiamava “parco naturale attrezzato”. La definizione, un apparente controsenso, gli costò cara: successivamente venne cancellato in attesa di capire meglio che farne, quando tanti miliardi di lire erano stati già spesi su opere inutili o dannose. Nonostante la sanatoria sopraggiunta con la ridefinizione e la riqualificazione a parco naturale regionale (L.R. n.9/2004) il problema della “natura” di Portoslevaggio rimase sempre lì.

Come se non bastasse due anni dopo una nuova legge (l’ultima per adesso) peggiorò la situazione. Mi va a dichiarare parco naturale circa 600 ettari di terreni agricoli adibiti alla coltura orticola (patate, angurie, pomodori), pesantemente interessati dal fenomeno dell’abusivismo edilizio, con una grossa presenza di un insediamento turistico operativo e sviluppato (Villaggio di Torre Inserraglio), un altro iniziato e poi fallito (Cafari), oltre ad ampi spazi a pascolo. Tutta questa estensione è stata dichiarata parco naturale: perché? Cosa c’è di naturale?

Forse gli esperti del settore parchi vorrebbero dirci che pochi cespugli di lentisco e mirto sopravvissuti lungo i bordi dei campi sono sufficienti per dichiarare un’area naturale? E poi dove era la Forestale e gli amanti della natura quanto l’ultima macchia al confine nord del villaggio turistico di Torre Inserraglio è ormai scomparsa, estirpata dagli aratri dei possenti trattori per ottenere fertile terreno su cui piantare angurie.

Anno dopo anno, metro dopo metro, si arava un poco di macchia. Così nessuno si è accorto perché tutti dimenticano, ci sono voluti 20 anni. Andate a vedere lo scempio.

La natura è stata uccisa, ma tutti giocano con le parole “natura incontaminata”. Il sindaco Vaglio, fra i tanti, la definì così sul segnalibro della monografia “NATURA E STORIA DI UN PAESAGGIO: Parco naturale regionale di Portoselvaggio e Palude del Capitano” (era il 2008). Poi arriva Vendola da Bari e mi viene a dire che anche lì è parco naturale (con la L.R. 6/06). Oltre il danno pure la beffa.

Non basta. Oggi la Barbanente (che non sappiamo se ha mai visto i luoghi), col suo Piano paesaggistico regionale stigmatizza lo stato di fatto. Adesso si che Nardò ha un’altra singolarità: 600 ettari di natura agricola. Se questa è la natura postulata da questo genere di politica ambientalista, capisco la confusione indotta sulla definizione scientifica del termine “Natura”, nella popolazione e nei suoi rappresentanti eletti alla guida delle istituzioni locali. Questo il nocciolo della questione che tutti i neretini devono affrontare senza attendere oltre: una corretta lettura del proprio territorio, Bene unico e non rinnovabile su cui fondare il futuro delle nuove generazioni.

Lo stesso sindaco Vaglio sullo stesso segnalibro indicò a Portoselvaggio l’esistenza di uno “scrigno pieno di tesori”. Non so se alludeva agli stessi tesori che intendo io, ma lo scrigno c’è davvero, sotto gli occhi distratti di tutti. Avremo modo di parlarne.

Intanto prego vivamente Maglio di cancellare dal sito della Città lo slogan “Il parco per tutti”, suona come un ulteriore “induzione alla…….. al consumo”. Ne trovi uno più degno.