Spettacolo-Cultura

Il Maestro Arnaldo Stifani presenta il suo libro "Ricordi e memorie di un ragazzo rosso"

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NARDÒ - Lunedì prossimo alle 18.00, all’interno del Chiostro dei Carmelitani, sarà presentato il nuovo libro di Arnaldo Stifani “Ricordi e memorie di un ragazzo rosso”. Vi invitiamo a conoscere il maestro Arnaldo, apprezzato per il suo essere artista a tutto tondo: pittore, scultore, scrittore, storico e amante della fotografia della tradizione contadina e di tutte le espressioni d'arte. Libro arnaldo stifani web
«Era il 1936 quando fui messo al mondo e, da subito, mi resi conto che intorno a me c'era un “travaglio” pieno di insidie, miseria più che povertà, pur esistendo moltissime ricchezze, è spesso utilizzate per organizzare, feste ricchi pranzi, orge serate danzanti e festini.

Ero il sesto figlio di una famiglia numerosa. Secondo il racconto della mia mamma sono nato di 9 mesi e 29 giorni, pesavo circa 5 kg, gestazione fenomeno, secondo un vecchio detto, che dice “donna e vacca nove mesi, non li scaccia”, che significa, sia la donna che la vacca, al compimento del nono mese dalla fecondazione partoriscono.

Mi accorsi che il mondo che mi circondava era al 90% quasi interamente agricolo; solo il 2% erano muratori e falegnami, il rimanente 5% era diviso tra diverse categorie: Sacerdoti, Monaci, Suore e Scrivani ed altre categorie, che con il progresso non ci sono più, ma che evidenzieremo più avanti.

Il popolo era analfabeta. Solo il dieci per cento sapeva leggere e scrivere e quelli che sapevano leggere: erano i figli dei ricchi. Li chiamavano “figli di papà”, perché i loro genitori, si potevano permettere il lusso di mandarli alle scuole, di fargli frequentare le università, le accademie baronali, a pagamento. Erano i figli dei latifondisti privilegiati, dei passati conquistatori, che erano scesi nel nostro Salento, provenienti dalla Francia, i Longobardi, i Normanni che venivano dalla Germania, gli Spagnoli che dominarono il Salento, e possedevano interminabili proprietà. Ecco perché i figli di queste persone venivano chiamate “figli di papà”.

Viceversa, come venivano chiamati i figli della povera gente, che lavorava producendo ricchezza, sopportando il limite della sopravvivenza, e che spesso si moriva. I figli di queste persone venivano chiamate “I fili te lu ta ta”

Era quella figura paterna, gobba, storta per le molteplici ore di lavoro, che faceva, tutto con sacrificio per assicurare un tozzo di pane alla famiglia. E la spina dorsale perciò si spezzava e divenivano gobbi.

Oggi non se ne vedono più. Le categorie, erano queste:operai, contadini, braccianti, trainieri, alani, picurari, strippaluri, quminanzieri, salari fissi, piqurassciulu, furese, sciurnantieri, giardinieri, innestatori, portatori, zuccatore, spaccapietre, cava monti, sarto, conciatori, falegname di arte fina e di arte grossa, giusta botti e giusta cofano, conza limbure, giusta ombrelli o l’ombrillaru, cuarnamintaru, cariscia acqua, trappitaru, spazzino, spazzacamino, chiangi muerti, il sfiora mante, il cantastorie, il romanziere, seminatore con le mani. I figli di tutte queste persone sopranominate venivano chiamati ”figli di tatà”.

Miei cari lettori, i figli di papà appartenevano solo a poche categorie.

Erano figli di agrari, persone che tenevano contee, masserie, aziende. I figli dei ricchi da sempre sono stati viziati, pretendenti e stupratori, perché con i loro soldi tutto era facile e la nostra Chiesa Cattolica che, in alcune occasioni, si è schierata con i ricchi, che dovrà ravvedersi e assumersi le responsabilità. Spesso, infatti, si scoprivano che le malefatte, del viziato giovanotto Contesino, Principino, figlio di papà, venivano a dossate al figlio del povero, è mai capitato. La politica dei ricchi Burocrati e Borghesi, con la complicità di qualche Sacerdote, riusciva a incolpare il figlio di papà macchiandosi di infamia per misere beneficenze!

Le persone quasi tutte, erano vittime del ricco senza scrupoli e dei parroci senza anima, che difendevano il ricco malfattore a scapito del sospettato, figlio di un povero innocente. I Sacerdoti, devono mettersi la mano sulla propria coscienza, e riconoscendo i torti fatti a chi non era in condizioni di difendersi, consentendo al giudice di assegnare debiti a delle persone che nulla avevano a che fare, con il debito.»

Arnaldo Stifani è nato a Nardò il 17 luglio del 1937, da genitori artigiani, è il sesto figlio di una famiglia numerosa. Fin da ragazzino, Arnaldo ha manifestato il suo altruismo oltre alle sue spiccate attitudini per lo studio della storia e per la geografia. Alla tenera età di sei anni e mezzo, è andato a lavorare nella masseria Torre Noha; l’affittuario era Gregorio Dell’Anna, e lavorò per sette lunghi anni. I migliori della giovinezza, per Arnaldo, si svolgevano quindi all’interno della masseria, con lavori usuranti; li conobbe Marino Filieri, conoscitore di racconti antichi. Arnaldo all’età di undici anni entrò nel vecchio partito Comunista dove dedicò tutto quello che gli è stato consentito: ha preso parte alle lotte bracciantili per la conquista delle terre incolte dell’Arneo (del 1949-1950); nel 1959 gli fu negato il passaporto perché Comunista; ha assaporato la legge Scelba, il valore della discriminazione politica e sociale, combattendo per la lotta di classe.

Il 20 settembre del 1960, sposa Antonia Calcagnile: le cerimonia nunziale si celebra all’interno della Reggia Basilica Beata Vergine Maria delle nevi di Copertino. Arnaldo, ha continuato a frequentare la sezione del partito Comunista: “Non sono mancati gli sgrezi, ma per amore del Partito e del Prossimo più volte ha ingoiato amaro”. Nel 1960 una sera d’inverno, davanti al camino Arnaldo, ha iniziato la sua ascesa artistica, continuando comunque a svolgere l’attività nei campi come contadino, attorniato dai tre figli. L’attività partitica nel 1964 è sfociata – durante uno dei numerosi scioperi – con il fermo nella locale caserma dei carabinieri. Al Congresso provinciale delle Federbraccianti, è stato eletto Delegato Nazionale e ad Ariccia, nel Palazzo dei congressi, ha preso parte alla commissione lavoro, con un intervento scritto e orale. Nel 1968 insieme ad un gruppo di amici, Arnaldo ha fondato la locale Pro Loco di Copertino: nel 1969 invece ha partecipato alla 1° Collettiva d’Arte Organizzata della Pro Loco.

Le sue sculture per Arnaldo, hanno suscitato moltissimo interesse: dopo averne vendute sei, il maestro Stifani, ha deciso di dedicarsi con maggiore attività a questa forma d’arte. Le opere di Arnaldo Stifani, si trovano in tutto il mondo, riuscendo cisì ad esportare la città di Copertino. Dal 1970 Stifani, ha partecipato e vinto diverse mostre d’arte (1°Mostra Internazionale, Calimera Arte, la 1° Biennale Primavera Salentina).