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Approdi d’arte alla Galleria L’Osanna, intervista a Daphne Cazalet *FOTO*

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NARDO’ - Uno sguardo profondo per leggere la realtà e interpretare le sue infinite sfaccettature. Un «excursus artistico» tra le mille pieghe dell’animo umano per sviscerare drammi e battaglie interiori, occultati dalla paura e dalla violenza. L’ingenium multiforme di Daphne Cazalet, artista di particolare pregnanza espressiva, arriva da lontano. È nata in India, è stata educata nel Regno Unito ed ha studiato a Londra negli anni ‘60.

 

Pittrice, disegnatrice, attrice di teatro, si è laureata alla «James Cook» University ed è stata ricercatrice in arti visive presso la Charles Darwin University in Australia. L’eclettica Cazalet non ha resistito al fascino del Salento e si è trasferita, dopo tanto girovagare per il mondo, a Castrignano dei Greci.

Nella sua «casa studio», colma di opere e di storie di vita, ha iniziato a coniugare motivi della cultura orientale con le emozioni della luce e dei colori della terra e del mare del Sud. Un osmosi di colori e di sapori che ha trasportato su tela, facendo trasparire sempre la matrice della multiculturalità. Perché Daphne non si sente cittadina di un solo Paese, bensì del mondo intero. Non ha una patria, ma ha lasciato tracce di sé in ogni luogo, dove ha fatto tappa nel corso della sua vita. La sua arte, impegnata nel sociale,  tocca vari temi passando dal mondo migrante alla condizione femminile, approdando ad un intenso lavoro di ricerca identitaria.

Le sue opere artistiche sono giunte alla Galleria “L’Osanna” di Riccardo Leuzzi ed è stata presentata in catalogo da Marina Pizzarelli che ha osservato come il linguaggio della Cazalet esprima le sue sensazioni  «nel caldo abbraccio mediterraneo», e come l’emozionale incontro con la natura abbia portato ai suoi «Sari Scrolls», lunghi rotoli di carta Hoso giapponese o di carta di riso cinese, serigrafati con immaginifiche coloratissime storie che mescolano fulgori cromatici e grovigli segnici di matrice surrealista con rimandi alla tradizione indiana. E nell’ultimo giorno della sua mostra ha presentato un particolare ciclo della sua ricerca artistica: i dipinti su tela in chiave espressionista, dedicati  al nudo femminile. La Cazalet insieme ad Eta Scrutinio, giornalista e conoscitrice delle sue opere, ha affrontato il tema della violenza sulle donne, senza cadere nella banalità quotidiana, ma tratteggiando un aspetto culturale che scava nella fragilità della donna contemporanea.  Entra nei meandri più nascosti, delle volte con l’ausilio di tecniche attoriali, e fa entrare la luce, «un’altra luce»..  

I tuoi dipinti sono dedicati al nudo femminile. Cosa vuoi esprimere mediante tali opere?

Molte delle mie opere sono collegate all’aspetto del nudo femminile. Io porto su tela il linguaggio del corpo e i sentimenti contenuti nelle storie delle donne migranti. Io intendo raffigurare le donne  nei loro più alti stati di transizioni emozionali, confrontandone diversi momenti. I dipinti hanno intenzione di esprimere una risposta agli effetti delle differenti esperienze culturali nella nostra società e il bisogno di dire apertamente cosa ci sia dietro a tanta sofferenza, arrivando alla condizione in cui viaggiano i migranti – in particolare le donne con le quali ho lavorato in progetti culturali, che hanno avuto luogo in Australia.

Come trasporti su tela  la fragilità della donna? Come hai scelto i colori e il formato dei dipinti?

Mi piace espormi alle strade creative, seguendo diverse prospettive. Il fulcro intellettivo insegue i tanti stimoli e l’espressione dei miei interessi si esplicano attraverso le arti visive. Io utilizzo colori intensi ed esotici che io ho visto e percepito attorno a me da bambina, nata e cresciuta nell’India orientale.

Che tipo di tecnica artistica hai utilizzato?

Io utilizzo pittura acrilica, carboncino e pastello, che varia in dimensioni da circa 3 metri a 1,5 metri d’altezza. La tela preparata è stratificata con un sottile e colorato panno di pittura acrilica, spesso, utilizzato con un grande pennello da imbianchino. Prima la figura è disegnata con un carboncino, e poi, il panno prende dei toni casuali e forme che io, successivamente, inserisco nel prossimo strato di pennellate coinvolgendo l’immagine.

Le tue opere sono collegate al tema della donna, in particolare alla violenza contro le donne.  La tua arte è impegnata nel sociale?

Le mie opere sono abbastanza coinvolte nei problemi sociali, specialmente sulla violenza contro le donne. Per molti anni ho lavorato come un’artista multiculturale e consulente in “comunità di opere d’arte e comunità di sviluppo culturale” con indigeni Aborigeni e donne migranti da oltre 70 Paesi del mondo, che vivono in Australia. Una persona imparava come ascoltare attivamente e comunicare, superando le barriere dei pregiudizi razziali e l’ignoranza. E l’arte portava le singole persone a stare insieme e a confrontarsi  per andare oltre la violenza, scaturita dalle differenze culturali.

Tu sei un’artista poliedrica (pittrice, disegnatrice e attrice). La tua educazione quanto ha influito sulla tua carriera artistica?

La mia passione per l’arte ha sempre implicato altre esperienze che ho avuto modo di svolgere. Io ho avvertito questa mia esigenza, inizialmente nel campo del teatro nel quale ho lavorato per molti anni. Il teatro è di per sé un’esperienza condivisa e dà l’intuizione per utilizzare la creatività in una situazione di gruppo. Io trovai quello che io ritenevo  fosse importante per la mia conoscenza e per la mia arte.  È stato inevitabile l’influenza nei miei dipinti e disegni e anche nella scrittura di poesie. Tutte queste esperienze, di diverse provenienza artistica, sono state inserite nelle mie opere. 

Come hai coniugato la cultura orientale con quella occidentale?

La relazione tra la cultura occidentale e orientale è stata spontanea, inizialmente attraverso il mio lavoro con le donne migranti da alcuni paesi dell’Asia e Africa, e dopo imparai a collegare questa mia esperienza con la mia infanzia, trascorsa nel post-colonialismo indiano. Io arrivai a capire i sentimenti che io provai quando la mia famiglia si trasferì in Gran Bretagna negli anni ‘50. La mia arte divenne una sinergia di colore e vitalità incessante.Tutto quello che avevo vissuto da bambina, perciò, mi ha portato a raccontare storie, a dare sfogo al linguaggio del corpo che io ho scoperto nel teatro e studiando le vite oppresse delle persone migranti.  

Biografia

Daphne è nata in India, ed è stata educata in Gran Bretagna. Ha studiato teatro a Londra negli anni '60 ed ha insegnato a Bristol, lavorando al contempo con varie compagnie teatrali tra cui Bristol Street Theatre, Bristol Arts Centre e Barn Theatre, Dartington Devon. Nel 1981 è emigrata in Australia. Daphne ha una lunga storia di collaborazione professionale con le comunità attraverso il teatro e le altre forme d'arte , in particolare nella periferia ovest di Sydney, dove è stata la prima “artsworker” multiculturale. Ha avviato molti progetti di successo e ha creato strumenti di formazione che sono ancora in uso.

Nel 1992 Daphne ha perseguito una carriera nelle arti visive, pur continuando il suo lavoro in teatro, la scrittura e narrazione con migranti e comunità svantaggiate. Ha anche lavorato con “Tropic Sun Theatre” , la compagnia teatrale professionale regionale del North Queensland.

Daphne ha svolto un dottorato di ricerca (PhD) in arti visive nel 2009 presso l'Università Charles Darwin in Australia. La sua ricerca ha dato luogo a svariate mostre presso la Biblioteca Territori del Nord, Darwin e al Perc Tucker Regional Gallery, Townsville, Queensland.

Daphne si è laureata in Arti visive presso la James Cook University nel 2002. Nel 2001 ha ricevuto il premio artistico “JCU Harry Hopkins”. Le sue grandi tele e disegni sono già stati acquisiti dalla collezione d'arte JCU nonché da collezioni private in Victoria, Queensland, Gran Bretagna, Svizzera e Olanda .

Nell'ottobre 2002, ha tenuto la sua prima mostra personale di pittura , “E la Terra è la sua ... “ a Umbrella Studio , Townsville. Nel marzo 2003 , ha tenuto la sua prima mostra personale professionale , “Nude Non nudo” presso  Artours Gallery a Brisbane. È tornata a vivere in Europa nel 2009 e risiede a Castrignano de’ Greci, in provincia di Lecce, in Puglia.

 

                                                                                                                                Paola De Pascali

Foto Anthony