NARDO' - Riceviamo e pubblichiamo un'analisi di Paolo Marzano sull'incidente ai danni della statua di San Gioacchino, pronta per il suo secondo intervento.
Era già successo. Nel 2007, si presentò lo stesso problema del crollo di un'altra parte dello stesso personaggio, San Gioacchino. Quella volta però era stato il braccio a staccarsi. In quel caso, e ne siamo sicuri che succederà anche stavolta, il braccio venne rimesso serenamente al suo posto.
E' una questione di stagnazione dell'acqua assorbita e di umidità che rimanendo nel tempo, attrae e moltiplica microrganismi. Quindi aumenta il deterioramento del materiale. Aggiungeteci gli acidi dati dagli escrementi dei volatili e dai muschi e licheni.
Poi, per chi non lo sapesse, anche l'anidride solforosa e l'inquinamento da fumi (materiale carbonioso) può causare degrado (croste nere), con il ritorno sui monumenti, dell'acqua delle piogge acide.
Caso vuole che quella particolare statua sia quella vicinissima al flusso di macchine. Più traffico? Dunque, più vibrazioni. Più volatili? Maggiore quantità di acidi sulla pietra. Risultato? A rigor di logica le parti ammalorate, vanno controllate obbligatoriamente.
Ciò non toglie, nella peggiore delle ipotesi, che una controllata, alle 2.00 del mattino, in piazza Salandra la darei. Volatili, smog, piogge acide, flusso pesante di mezzi e magari partite di pallone (comprese cannonate sui monumenti), sarebbero da evitare con un bel cartello.
Perché, in quel caso, è chiaro, non c'è restauro che tenga!
Intanto ecco una foto di archivio (circa 2007) per ricordare che anche il braccio di quella statua si era staccato.

Paolo Marzano