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OPINIONLìDER - Quando i neritini danno il meglio di sé

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NARDÒ - La corsa in bici nel cuore della città si presta ad una lettura in chiaroscuro.
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Vorrei intervenire e dire la mia su una questione che in queste ore, a ridosso della splendida gara ciclistica che si è corsa ieri a Nardò, tiene banco ogniqualvolta si organizzi in città una qualsiasi manifestazione (podistica, ciclistica, triathlon o simili) che comporta la chiusura del traffico veicolare per alcune ore. Sono responsabile di una società podistica e quindi il tema, seppure in questa occasione non direttamente, mi sta molto a cuore e mi piacerebbe che la città di Nardò, i suoi amministratori, gli organizzatori e i cittadini cominciassero ad interrogarsi realmente su cosa “vogliono fare da grandi”, se mai esiste la volontà in questa città di diventare grandi, atteso che ci può essere anche qualcuno che invece desidera, come sua massima aspirazione, di restare sempre piccolo e veder crescere gli altri.

La corsa ciclistica di ieri da un punto di vista tecnico secondo me (parlo di organizzazione su base volontaria) ha avuto delle punte di eccellenza: mai visti tanti volontari, tutti dotati di pettorine, mai vista un tale dispiegamento di forze dell’ordine, apri corsa, chiudi corsa, ambulanze e poi Polizia Municipale, Polizia di Stato, Carabinieri, Protezione Civile, volontari ad ogni incrocio, nessuno escluso. Ed ho visto anche gente ferma a bordo strada nei pressi della c.d. Porta di Mare, cosa che raramente ho visto a Nardò in altre gare, mentre altrove a dire il vero avviene forse più spesso. Secondo me gli organizzatori si sono comportati egregiamente. Premetto che il problema dell’intemperanza degli automobilisti agli incroci è comune ad ogni comune (scusate il gioco di parole), con punte di eccellenza a Milano, dove storicamente ogni manifestazione podistica che si rispetti finisce con autentiche scazzottate agli incroci (basta guardare alcuni video su Youtube per rendersi conto che non invento nulla), ma anche altre realtà non sono da meno (anche Lecce, l’anno scorso nel corso della mezza maratona non scherzava!). Tuttavia chi come noi praticamente ogni domenica è in una gara diversa, può agevolmente fare i suoi confronti e rendersi conto di come, ahinoi, Nardò faccia parte di quelle cittadine che evidentemente tollerano malvolentieri il passaggio di podisti o ciclisti lungo il cammino: ogni volta che qualcuno organizza qualche gara, e bisogna per forza di cose chiudere la viabilità, noi volontari agli incroci rischiamo il linciaggio. E fin qui ci può stare, per così dire. Ciò che non ci deve stare è che gli atleti rischino la vita, perché, lo ricordo a tutti, transitare lungo il percorso di una gara podistica o peggio ciclistica, anche soltanto attraversarlo per pochi istanti e violare una ordinanza di chiusura al traffico veicolare, può costare la vita, così come la vita è costata al ciclista che un paio d’anni fa andò a sbattere contro un camion inseritosi nel percorso di una stracittadina in provincia di Lecce. Perché è di questo che stiamo parlando, in estrema sintesi: di vivere, se ti va bene; di farti seriamente male o di lasciarci le penne nel peggiore. Se mettessimo sempre al primo posto la vita o la morte di un uomo dietro ogni commento, forse “la ragione”, quella che non a caso a Nardò si dice sia “dei fessi”, passerebbe in secondo piano.

Nella gara di ieri di volontari ce n’erano pure fin troppi, secondo il mio modesto parere; la gara era stata abbastanza pubblicizzata: io che pure non sono un ciclista lo sapevo benissimo che la viabilità in uno spicchio di territorio neretino sarebbe stata chiusa dalle 9 alle 11: avevo letto i manifesti che sono stati affissi abbondantemente in città, ascoltato l’auto che era passata, condiviso il post su Facebook, insomma… non avevo bisogno che mi arrivasse a casa una raccomandata con avviso personale, come forse alcuni si aspettano di ricevere per essere informati degli eventi di questa città. Basta viverla un pochino la città e le cose si sanno. Almeno quanto si sapeva del concerto di ieri in Piazza o della trasferta del Nardò Calcio a Potenza o della puntata di Amici di Maria De Filippi del sabato sera. Ed ammesso (e non concesso) che non l’avessi saputo, ammesso (e non concesso) che fossi stato un emigrante giunto dalla Svizzera ieri sera e mi fossi ritrovato una transenna davanti a casa, all’improvviso, non mi sembra un così grave sacrificio la chiusura di qualche strada dalle ore 9.15 (partenza in Via Roma davanti a Santo Nicola) alle 11:20 (ho lasciato a quell’ora il mio posto di volontario in Via Napoli). Due ore appena, di domenica mattina; due ore, due o massimo tre volte l’anno, qualche strada chiusa con una quindicina di incroci coinvolti nel centro urbano, con volontari che nella maggior parte dei casi, quando non passa nessuno, permettono (e non dovrebbero!) a tutti di passare comunque, proprio per far decongestionare il traffico.

Per fortuna questa volta, rispetto ad altre, non ho sentito tante lamentele, ma quelle poche che ho ascoltato sono state brutte, volgari, pesanti, maleducate, indisponenti. Il tizio che scende dall’ape e minaccia; la coppia “tirata a caramella” che chiede come fare a raggiungerla via del mare; le decine di automobilisti che si infilano contromano su entrambe i sensi unici davanti all’incrocio del panificio Vergine su Via Napoli, dove pensavo che sarebbe stato inutile stare (proprio perché si tratta di due sensi unici) mentre invece se non ci fossi stato sarebbe stata una catastrofe; le bestemmie e le scene di isteria collettiva in alcune auto “colpevolmente” bloccate per quattro o cinque minuti nella loro corsa non si sa per dove, alle 9:30 di domenica mattina tutti all’aeroporto devono andare! Insomma, io non entro nei singoli particolari e non voglio farne una questione di questa o quell’altra “ragione”. Ognuno di noi ha le sue di ragioni e non sta a me giudicarle. Può darsi che mi risponda qualcuno che mi smonta tutto quanto questo discorso con un certificato medico da codice rosso, e lì alzo le mani e giuro che mi arrendo senza batter ciglio (e chiedo pure scusa, sempre in buona fede). Dico soltanto che organizzare questo tipo di manifestazioni, che spesso per esperienza si fanno perché la città di Nardò non sia da meno alle più piccole frazioni dei più piccoli comuni salentini che ci circondano e dove andiamo ogni domenica ad essere ospiti, serviti e riveriti di tutto punto; che si organizzano rimettendoci alla grande di tasca propria e confidando sul volontariato quasi esclusivo, di braccia ed economico, dei privati; che si organizzano nell’illusione che sia una questione di vanto e prestigio e soddisfazione personale e cittadina far correre degli atleti nella nostra città, farne ammirare le bellezze e la civiltà e se mi permettete la “sportività” dei nostri cittadini, perché lo sport con tutto il rispetto non sia solo “la palla”; che si organizzano perché “a Nardò non si fa mai niente”…o no? Tutti strateghi, tutti allenatori, tutti organizzatori, tutti pronti a elargire consigli sul come, sul quando e sul perché, purché siano “gli altri” a metterci faccia, portafogli e responsabilità. Perché, allora, quando qualcuno prova a fare qualcosa, pur con tanti difetti e pur con mille difficoltà, non c’è uno scatto d’orgoglio da parte di questa città? Perché ancora dobbiamo assistere inermi a minacce, insulti e in alcuni casi rischiare di arrivare alle mani?

Scusate lo sfogo, ma questo mi sentivo di dire a conclusione di una bellissima manifestazione che ha rappresentato per me che l’ho vissuta con un certo spirito una bellissima ennesima esperienza e ringrazio chi l’ha organizzata per come l’ha fatto, perché posso capire quanto impegno e quante notti insonni ci sono dietro questo tipo di cose qui. Molto dipende da quale predisposizione d'animo abbiamo verso queste manifestazioni. Ieri sera la piazza è chiusa perché c'è un concerto, domani chiuderanno qualche altra strada per un'altra manifestazione, chiudono intere città per far passare processioni religiose, feste di paniere... oppure gare di ogni tipo. Insomma, siamo nell'ordine della assoluta normalità. La prossima volta (perché spero ci sarà una prossima volta) basta fermarsi un quarto d'ora, godersi lo spettacolo dei ciclisti che passano a tutta velocità e poi si rientra a casa... o si va alla messa della sera... o si fanno due passi, ma proprio due, massimo tre. E finisce lì.
Alla prossima.

Giuseppe Spenga