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SAMARCANDA - La città che ti fa sognare e ti aspetta sempre. Con *TANTISSIME FOTO* di un viaggio speciale

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NARDO' - Ho realizzato un sogno che mi ha accompagnato per tutta la vita: vivere qualche giorno a Samarcanda, una città che se potesse parlare, forse direbbe: Ho attraversato abbastanza secoli da non sorprendermi più di nulla.lel2

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Questa città, al centro della leggendaria Via della Seta, culla di una cultura millenaria, ha visto passare mercanti, eserciti, viaggiatori, interi imperi, gente di lingue e culture diverse che si è fermata, ha scambiato merci, idee e visioni del mondo, lasciando tracce che ancora oggi si possono leggere nelle sue architetture e nella generosità del suo popolo.

Fondata oltre 2.500 anni fa, Samarcanda ha cambiato sovrani e destini più volte di quante la memoria riesca a contare.

 Alessandro Magno vi è passato, Gengis Khan l’ha distrutta e Tamerlano l’ha ricostruita trasformandola in una capitale storica e monumentale.

Le sue moschee e madrase (scuole coraniche), con le cupole azzurre e dorate, continuano a raccontare una storia dove la bellezza ha saputo resistere al tempo e alle conquiste.

Samarcanda è una città leggendaria il cui nome da solo ha fatto sognare generazioni di viaggiatori, che non si sa realmente se esiste e che sembra irreale finché non si riesce a vederla.

Visitando il cuore di questa antica città, l’immensa bellezza del Registan con le sue facciate monumentali, le infinite piastrelle blu, il luccichio dell'oro, mi è venuto spontaneo canticchiare il ritornello della canzone di Roberto Vecchioni che racconta la storia di un soldato che, sopravvissuto alla guerra e stanco di combattere, festeggia in una taverna la fine della guerra ma vede tra la folla la Morte che lo guarda. Spaventato, chiede al sovrano un cavallo velocissimo per fuggire il più lontano possibile e va verso la città lontana di Samarcanda per seminare il suo destino.

Purtroppo il soldato cavalca tutta la notte con la speranza di salvarsi, ma arrivato a destinazione, trova la Morte ad aspettarlo che gli dice di essersi stupita di vederlo la sera dei festeggiamenti, perché aveva appuntamento con lui proprio lì, a Samarcanda.

Questa canzone che sembra un'allegra filastrocca ma che nella realtà, parla dell'ineluttabilità del destino mi è risuonata dentro per molto tempo e mi ha dato la conferma che prima di essere una città con strade, edifici spettacolari, caldo soffocante e pane fragrante, Samarcanda è un'idea, una leggenda, un luogo che non si sa realmente se esista. Finché non ci capiti.

Samarcanda è anche una leggenda che fa vibrare il cuore con la sua atmosfera piacevolmente caotica dei bazar dove si intrecciano profumi di spezie, verdure, pane appena sfornato, un’infinita ricchezza di monumenti che non ha uguali al mondo, che ti fa vivere per sempre emozioni e immagini uniche, magiche che portano con loro il fascino di secoli di racconti di viaggiatori lungo la via della seta.

E’ difficile non lasciare un pezzo di cuore in questa città.

Nei giorni scorsi ho visitato altre città dell’Uzbekistan ma Samarcanda mi è sembrata la città che ancora riesce a mantenere una giusta via di mezzo tra l’essere un polo turistico e una città con una sua anima ben distinta e percepibile.

Con la sua luce dorata, specie nel silenzio delle prime luci del mattino, amplifica i colori sgargianti degli infiniti lapislazzuli dei suoi monumenti e mi ha dato quella sensazione magica che ha reso indimenticabile il mio viaggio.

Credo che Samarcanda, antico centro nevralgico degli scambi commerciali ancora prima che l’Impero Cinese e quello Persiano tenessero in piedi il sistema della Via della Seta, non abbia ancora finito di raccontare la sua storia e sono convinto che aspetterà per sempre qualcuno disposto ad ascoltarla e sognare.

Spero che il tanto turismo non riesca a distruggere questa città viva e piena di fascino e che non diventi una macchina di consumo che rischia di trasformare, come alcune nostre città,  questa capitale della Via della Seta in una specie di enorme parco di attrazione e divertimenti, che rimanga una bellezza unica al mondo, con la sua anima ben distinta e percepibile in un naturale  spontaneo equilibrio tra l’atmosfera piacevolmente caotica dei suoi bazar le sue moschee, mausolei, madrasse, caravanserragli e la gentilezza e ospitalità del suo popolo.

Vi lascio con alcune immagini che penso valgano di più delle parole e mi piacerebbe tanto che suscitassero curiosità e voglia di conoscere oltre che l’Uzbekistan e Samarcanda  anche l’immensa Asia Centrale, i tanti stati incastrati tra di loro che finiscono in Stan, che galleggiano nel deserto, che fino al 1991 facevano parte dell’URSS , che con fatica stanno trasformando il nome delle loro piazze da Piazza Stalin in Piazza dell’Indipendenza, ma che adesso navigano nell’incertezza e forse stanno cercando di ridefinire attivamente la loro identità, il proprio ruolo e la loro influenza sulla scena geopolitica globale.

Vi lascio con la foto piena di significato scattata nella stazione ferroviaria di Samarcanda insieme ai campioni di scacchi del Ghana, Corea del Sud, Uzbekistan, Nigeria, Angola e Nabidia che si incontravano per un torneo. Donne e uomini di religione, cultura e storia diversa ma accomunate da un desiderio di sincera amicizia e di pace.

Pantaleone Pagliula

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