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ADOZIONI OMOSESSUALI - Il simulacro dell'amore può diventare un cavallo di Troia?

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NARDO' - Seconda parte del lungo intervento di Giampiero Dantoni sulle "coppie denominate famiglia". La prima parte la potete leggere QUI. Questa prima parte si occupa dei fondamenti naturali della famiglia etrosessuale, nella seconda l'autore ha trattato degli effetti psicologici sui figli adottati dai gay e delle origini della devianza sessuale. C'è da discutere.

La necessità di considerare prioritari i fondamenti naturali delle coppie denominate famiglia nella società degli umani ci evita il rischio di cadere nella trappola dell’ideologismo. Ci offre un barlume di orientamento nel mare magum dell’opinionismo, sospinto da potenti correnti di pensiero tutt’altro che neutrali. Da un punto di vista antropologico si deve osservare una lenta aggressione alla certezza dell’identità sessuale, già nella sostituzione della parola sesso con “genere”. Con l’apparente obiettivo di non discriminare gli omosessuali, in realtà si ottiene lo scopo di togliere certezze nei ruoli tradizionali. La parola diversità, che ha guidato la selezione naturale dall’ameba all’Homo sapiens (secondo Darwin) potrebbe diventare il tabù dei tempi moderni. In un tempo remoto avvenne, in qualche modo, nel cervello di questa creatura, la creazione del mondo dei simboli, sostituti mentali delle cose materiali, con cui egli esercita il suo potere vero. Da questo evento cruciale cominciò il lento e progressivo sganciamento dalla legge naturale, fino a sottrarsi ai meccanismi selettivo/evolutivi funzionanti per il resto dei viventi. Il potere della mente, entità indipendente dalla struttura cerebrale, è cresciuto a dismisura tanto da prevalere nella lotta per la sopravvivenza contro animali assai più forti e dotati. 

Tuttavia i meccanismi riproduttivi, comportamentali, sociali rimangono quasi identici. Anche nelle coppie umane funziona l’equivalente del cosiddetto “imprinting” : il cervello stampa l’immagine di chi vede alla nascita, riconosciuto come genitore, e diventa il suo modello comportamentale privilegiato. Crescendo il bambino osserva e riproduce quanto vede nel suo mondo di riferimento, che sono i genitori. In futuro il suo comportamento sarà determinato dall’imitazione di mamma e papà. Il bambino non è in grado di effettuare una propria selezione fra comportamenti positivi e negativi. In quella fase questo compito è affidato ai genitori.
L’esempio offerto dai genitori sarà fondamentale per tutto lo sviluppo, fino all’età adulta. Sono tali incontestabili circostanze che dovrebbero fare da riferimento nel giudicare la capacità di una coppia omosessuale di rappresentare una garanzia di sviluppo corretto del bambino. Viceversa, persino fra i cosiddetti eterosessuali, si antepone il ruolo del sentimento dell’amore come garanzia unica di benessere del bambino. Si tende così a far passare in secondo piano, o perfino a non considerare, l’influenza determinante per il suo sviluppo sessuale futuro, del modello di sessualità indistinta offerta da due genitori dello stesso sesso. In tal caso il desiderio di adottare un figlio non deve mai, in nessun caso, prevalere sul diritto inviolabile dell’infanzia di avere modelli di riferimento dei due sessi.

Dover chiamare mamma un individuo dotato di pene o papà quella con la vagina, mi sembra un’aberrazione inaudita. Eppure quasi tutti, come un immenso gregge di pecore, privi di propria identità mentale e coraggio, soggiogati dalla incultura del conformismo, ripetono in coro come una litania “famiglia è dove c’è amore”. Certo, è vero, è quasi scontato dirlo, l’amore è importante, è la base per un sano sviluppo. Ma quale sviluppo, come e di che? L’amore non è tutto, dobbiamo capire cos’altro necessiti, altrimenti l’amore può diventare un cavallo di Troia. Ed ora la domanda cruciale: i modelli comportamentali di riferimento di una coppia omosessuale finirà per indurre tendenze omosessuali nel bambino adottato? Meglio: qualora il bambino adottato possieda caratteristiche sessuali innate che definiamo coerenti (sesso fisico e psichico equivalenti), poiché è noto che nella fase preadolescenziale una sessuazione precisa non è ancora ben definita, come pensate andrà a finire crescendo con genitori omosessuali? Questi saranno in grado di incoraggiare il maschio (pene e sesso psichico maschile) a svilupparsi maschio? Qualora, nella migliore delle ipotesi, facciamo il caso lo facessero davvero, il bambino sarebbe portato a fare il maschio, ma tenderà sicuramente a cercare individui “femmine col pene”. Esattamente come ha visto e appreso dal modello comportamentale offerto dalla cosiddetta famiglia omogenitoriale.

Eppure su questo punto, evidentemente incontestabile, i fautori del diritto dei gay di adottare bambini incredibilmente sostenuti da una massa di presunti etero soprattutto di livello culturale elevato (diciamo così) la pensano diversamente. A sostegno della loro tesi indicano studi che proverebbero il contrario, ossia che non c’è differenza fra bambini allevati in coppie etero e omosessuali. Se si va a indagare su questi lavori si scopre che una capofila della ricerca risulta una certa Charlotte J. Patterson (attivista lesbica) della Virginia University. Si scopre che le ricerche sono affette da gravi difetti metodologici riguardo al campionamento, validità statistica (scarsa casistica), questionari tendenziosi, mancanza di gruppi di controllo, inadeguate procedure di valutazione. Viceversa esistono lavori americani in cui si evidenzia che “bambini educati da genitori omosessuali hanno maggiore inclinazione al travestitismo e maggiore incoraggiamento da parte dei genitori allo scambio dei ruoli di genere” (Green R. et al.”Lesbian Mothers and their Children: a comparison with solo parent heterosexual mothers and their children” Archives of sexual behavior 15(1986): 167-184). Per non parlare della modalità inumana con cui gli omosessuali si procurano un bimbo. Essi con i propri ovuli o spermatozoi ottengono una gravidanza artificiale presso una donna che mette a disposizione dietro lauto compenso il proprio utero (occorrono da 50 a 150.000 dollari). Una pratica illegale in Italia e legale in alcuni paesi, che genera poveri esseri destinati ad futuro pieno di interrogativi.

Purtroppo si evidenzia una ricerca poco libera e circondata da un’atmosfera ideologizzata in cui si è fatto strada il pregiudizio del pregiudizio, con una inconsueta pressione che spinge verso la direzione pro adozioni gay a prescindere, con gravi conseguenze per la veridicità della ricerca. Infatti qui la scienza centra poco. Quando il prof. Money (John Hopkins University), bandiera indiscussa dell’ideologia gender, dice “l’identità sessuale è un prodotto della società” alla fine si capisce il vero obiettivo. Quando l’Unicef nel 2014 ha raccomandato di non discriminare bambini con tendenze omosessuali ha fatto una cosa giusta, (www.unicef.it/doc/6112/eliminare-la-discriminazione-contro-i-bambini-e-i-genitori-basata-su-rientamento-sessuale-e-identita-di-genere.htm) il rispetto è dovuto ad ogni forma vivente e non. Ma oggi si comincia a delineare meglio l’obiettivo vero: una società senza più ruoli tradizionali: padre e madre vengono sostituiti da “genitore 1” e “genitore 2”. E poi che arriva ancora? Se gli sponsor di tale ideologia sono istituzioni come ONU, Unesco, e Unicef, non sono affatto tranquillo, capisco che la posta in gioco è molto alta. Qualcosa mi dice che il diritto dei gay ad adottare centra poco, che ci porteranno al caos puro. I diversi adesso potremmo rischiare di essere noi normali. Prepariamoci alla lotta.