NARDO' - Il celebre regista e scrittore teatrale russo Gentian Stanislavskij di cinema sicuramente si intendeva più di me e di voi ed amava dire che “non ci sono piccole parti, ma solo piccoli attori. Ciò sta a significare che la grandezza di un interprete non è data esclusivamente dal numero e dalla lunghezza delle scene girate, ma da ben altri fattori.
Noi crediamo fermamente alla bontà dell’aforisma ed è con questo piglio che ci siamo organizzati per incontrare un personaggio neretino che solo apparentemente ha recitato in piccole parti cinematografiche, ma lo ha fatto con costanza, dedizione e convinzione, calandosi nel personaggio come pochi hanno saputo fare, non solo fisicamente, ma anche e soprattutto psicologicamente, proprio come insegna “il metodo Stanislavkji”.
Quindi per noi FERNANDO ASSANTI, il protagonista principale di questa storia, è e resta un grande attore, indipendentemente dai ruoli e tempi dei suoi film, lunghi o corti che essi siano stati, dalle semplici comparse di pochi secondi alle proiezioni che l’hanno visto invece attore in scene più elaborate.
I frequentatori della piazza neretina avranno certamente avuto modo di incontrare Fernando mentre passeggia spensierato con la sua amata cagnolina al guinzaglio o sorseggia amabilmente un caffè seduto ai tavolini di un bar. Uno stile inconfondibile, un vero e proprio marchio di fabbrica: vestito bianco latte, cravatta che riporta le foto dei suoi successi cinematografici, cappello modello Humphrey Bogart, e, nel taschino interno della giacca, il suo inseparabile curriculum vitae, che sfoggia all’occorrenza come fosse il proverbiale asso nella manica: una foto profilo che lo ritrae coi suoi ineffabili baffi bianchi a punta, qualche dato anagrafico, seguito poi da una sfilza incredibile che copre tre pagine fitte fitte di “esperienze cinematografiche”. Una cosa fuori dall’ordinario, credetemi.
“La mia è stata una vita di sacrifici – esordisce Fernando- che mi ha visto emigrare in Germania negli anni ’60 a cercare fortuna e lavoro come manovale edile prima e operaio dell’industria poi. Molti tedeschi all’epoca, nel dopoguerra, vivevano nelle baracche e siamo stati noi italiani col nostro lavoro a costruire loro le case e tirare su le fabbriche delle quali oggi si vantano. La Germania, per la verità, l’abbiamo fatta noi!” – precisa nascondendo con difficoltà il suo orgoglio.
QUANDO E’ NATA INVECE IN TE LA VOCAZIONE ARTISTICA?
“Diciamo che il 22 settembre del 1942 è stata una data fortunata: dovete sapere infatti che sono nato lo stesso giorno, mese ed anno del celebre Bruno Petrachi, un grande cantante popolare salentino! E quindi penso che la mia carriera artistica fosse già in parte scritta nel destino, dalla nascita! Da ragazzo mi sono avvicinato al cinema come spettatore: amavo frequentare sia lo storico Cinema Italia, che il Teatro Comunale, dove prediligevo il genere Western che in quel periodo (parliamo degli anni ’80, ndr) andava per la maggiore. Con un solo biglietto vedevamo uno spettacolo anche tre o quattro volte ogni sera!” – ci racconta sorridendo con lo sguardo furbetto e i suoi baffetti aguzzi.
FIN QUI FACEVI LO SPETTATORE, MA QUAL E’ STATO IL TUO PRIMO FILM DA ATTORE?
“La mia carriera cinematografica comincia nel 1988 con la partecipazione nel film “La Posta in gioco”, del compianto Carmine De Benedittis, quasi interamente girato a Nardò ed ispirato all’omicidio dell’Assessore Renata Fonte. Fu la mia prima esperienza sul set e da lì in avanti non mi sono più fermato”.
A questo punto ci preme fare una precisazione: il curriculum vitae di Fernando Assanti attore che abbiamo davanti agli occhi conta 68 tra partecipazioni, collaborazioni, ruoli di attore protagonista, comparse, ospitate e altre rappresentazioni in giro per cinema, set e TV. Riportarli tutti sarebbe davvero impossibile. Così gli chiediamo di fare una scelta artistica dei film più significativi, corredandoli da documenti fotografici. D’altra parte, ha con se un pacco contenente centinaia di foto e locandine ed anche qui la scelta è ardua, ma ci proviamo!
“Dopo “La Posta in gioco” uno dei film più prestigiosi è stato “L’Immagine del desiderio”, di Bigas Luna, girato a Nardò nel 1997. Fu girato con splendidi costumi d’epoca, che io ho indossato assieme alla cara amica neretina Alessandra Falangone. Furono riprese scene nel Teatro Comunale di Nardò e nelle campagne di Gallipoli. Conservo uno splendido ricordo dell’attore protagonista, Olivier Martinez, col quale feci qualche fotografia che conservo gelosamente. A seguire, conservo un ottimo ricordo del film “Guardiani delle Nuvole”, di Luciano Odorisio, ambientato nel napoletano, ma le cui riprese furono effettuate in realtà a Nardò, nella location della Masseria Brusca. In questa pellicola ho interpretato un compratore e mediatore di bestiame. Il film, che aveva un cast di primissimo piano con attori del calibro di Franco Nero, Claudia Gerini, Anna Galiena, Leo Gullotta, Alessandro Gassmann, ha vinto la Piramide d'Oro, primo premio del Festival Internazionale del Cinema del Cairo, nel 2004. Potrei citare ancora altri titoli, come “Casa eden”, di Fabio Bonzi, al quale partecipai nella scena della festa di matrimonio, girata in una Masseria di Ugento, oppure il cortometraggio “Porto di Mare” del 2003, o ancora nel film “Bar” di Davide Minnella, del 2003, dove ho interpretato il personaggio del padre dello sposo…”
Interrompiamo a questo punto Fernando, che ne avrebbe da raccontare per giorni e giorni, confortato dall’interminabile lista di apparizioni cinematografiche tutte documentate, datate e puntualmente fotografate. Gli chiediamo, visto che poco fa ci parlava di un importante premio cinematografico conseguito da un film nel quale lui aveva preso parte, quali riconoscimenti la Città di Nardò gli abbia eventualmente riconosciuto per la sua splendida carriera.
“A Nardò sicuramente mi conoscono ormai tutti, avendo io partecipato anche in veste di figurante e di attore a diverse manifestazioni cittadine. Come “Monaco benedettino” e come “Banditore” è ormai consueta la mia partecipazione ad ogni edizione della Cavalcata Storica; ho collaborato con il Piccolo Teatro di Nardò nel mettere in scena la commedia musicale “Serenata a Concettina”, di un altro grande della nostra città, purtroppo scomparso, Paolo Zacchino, ed altre sceneggiature musicali in vernacolo come “Spruandu Spruandu… come cantavano i nostri nonni”, del 2006; Ho rappresentato diversi personaggi in collaborazione con l’Associazione Culturale “Danza Più” (il sacerdote, nel ruolo di “Jacabanda”, come facchino, “Poseidone”, ecc.); ho rappresentato il ruolo di “Mosè” nel Presepe Vivente organizzato nel 2016 e sono stato ospite in diverse trasmissioni televisive locali. Ho recentemente ricevuto un prestigioso riconoscimento da parte del Comune di Nardò, consegnato personalmente dall’Assessore Giulia Puglia nel corso di una cerimonia alla quale ella ha presenziato: sono stato premiato come modello fotografico con il Premio #Lifestyle Salento nell’ambito del concorso fotografico “Arte Moda & Cultura in un click”, patrocinato da Comune di Nardò, Confindustria Lecce e Confartigianato”.
Una carriera di primissimo piano, insomma, che ti ha visto sempre protagonista ed anche se a volte sei partito un po’ dalle retrovie sei sempre riuscito a ritagliarti un ruolo e farti strada. Vorremmo chiudere questo incontro con una domanda più tecnica: qual è stato il ruolo che ti ha impegnato maggiormente dal punto di vista artistico, nel quale hai dovuto dar fondo a tutte le tue capacità di attore?
“Ce ne sono stati diversi. Quelli che mi sono piaciuti di più sono stati sicuramente quelli recitati in costume d’epoca. Ci sono poi stati film molto impegnati anche socialmente e politicamente come “Nassiriya, per non dimenticare”, di Michele Soavi, con Raul Bova; “Sei mai stato sulla Luna”, recente film di successo girato a Nardò dove ho diverse inquadrature in primo piano; la fiction “Il Giudice Mastrangelo” di Diego Abatantuono e molti altri. Ma i due lavori nei quali ho recitato più a lungo sono un film ed una trasmissione TV: il film si intitola “A Sud di New York”, di Elena Bonelli, una esilarante commedia nel quale rappresento “Zio Vittorio”, lo zio della protagonista, che viene ripreso nella scena della veglia e del funerale, quindi da morto: lunghe scene disteso sul letto funebre, fermo, immobile, morto stecchito! Vi posso garantire che non è per niente facile restare immobile senza muovere neppure un muscoletto, è stata una vera e propria faticaccia! Infine, una delle scene migliori che mi ha visto impegnato è stata la partecipazione alla controversia legale nel corso della trasmissione “Forum”, condotta da Rita dalla Chiesa, trasmessa da Rete 4 nel 2005. Una intera causa legale discussa in TV, della quale naturalmente conservo, oltre alle foto di scena, anche un DVD ed una foto autografata dal Giudice Santi Licheri. Avrei da raccontarne ancora a dozzine, magari vi lascio il mio curriculum come promemoria”.
A QUESTO PUNTO LA DOMANDA FINALE E’ D’OBBLIGO: COSA DOBBIAMO ASPETTARCI PER IL FUTURO, A QUALI FILM STAI LAVORANDO?
“Ci sono diverse iniziative interessanti per il futuro: ho appena partecipato al film “Free”, del regista Fabrizio Maria Cortese, girato mesi fa nel Salento, che uscirà a breve e potete anche vedermi in un recente video della canzone “Pizzica di Focu” del gruppo musicale “Ritmo Binario”, sempre di quest’anno. Supportato da tanti amici professionisti, fotografi, tipografi ed altri artisti, anche quest’anno produrrò l’ormai celebre calendario con le foto dei set cinematografici e vorrei anche realizzare, con l’aiuto delle istituzioni se me ne daranno la possibilità, una mostra fotografica e di calendari, visto che ormai sono 15 anni che li produco e, soprattutto, che me li chiedono da collezionare!”.
Insomma, sentiremo sicuramente parlare ancora di te nei prossimi anni... ed il tuo curriculum si allungherà ancora parecchio. Noi saremo qui ad attendere nuove notizie. Nel frattempo, ci concedi una dedica?
“Un caro saluto (autografato) da Fernando Assanti a tutti i fans ed agli amici lettori di PortadiMare.it!”
GIUSEPPE SPENGA
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