PDM - Il pronto soccorso leccese verso il collasso. La politica divora i soldi dei cittadini come un insaziabile Erisittone, affamato da una vendicativa Demetra, e la prima cosa che viene a mancare è un servizio essenziale. Ci siamo: abbiamo la prova che "ogni causa ha il suo effetto ed ogni effetto che compare ha una propria causa che lo determina". Stiamo arrivando alla resa dei conti. Solo per questo torna il vecchio "Diario di bordo", richiesto da tanti amici ma ripudiato dal direttore della portella del cuore per tanti motivi che, un giorno, scopriremo insieme. L'edizione di oggi vedetela come uno sfogo, come rabbia che esplode, come un rigurgito di dignità che si era assopita. Se ci sono commenti mandateli pure a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. perché abbiamo bisogno di sentirci parte di una comunità che ha voglia di dare qualche segnale di vita.
Scene da paese sottosviluppato al "Vito Fazzi" di Lecce con persone in attesa per ore. Addirittura persone sedute sulle sedie dalle nove di stamattina fino alla serata di oggi.
Le ambulanze del 118 in attesa di entrare e messe in fila all'esterno della struttura.
Ecco la conseguenza di aver impoverito le strutture periferiche, di aver divelto i servizi territoriali facendolo sulla carta, tirando una linea rossa sugli ospedali di periferia solo per eliminare voci di spesa.
Intanto, mentre la gente soffre e muore, mentre è prossima la possibilità che manchino i farmaci, le cure essenziali, i medici e gli infermieri, la Politica con la maiuscola si stropiccia gli occhi nel guardare le liste dei candidati agli stipendi d'oro, eletti prima delle elezioni. Predestinati ad occupare gli scranni della casta senza un merito particolare se non quello di essere amici dei capi politici, delle lobby, dei poteri forti.
La gente non ce la fa più: oltre all'oro di famiglia e al poco che è rimasto in casa da vendere qualcuno ha ripreso a rubare, anche per disperazione. C'è gente che si sta vendendo le auto mentre le vecchie case - magari quelle costruite dai proprio genitori - non le vuole più nessuno: l'Imu rappresenta uno spauracchio troppo grande anche per chi è intenzionato a speculare.
Ma i mangioni della politica proliferano, il Popolo è debole e prostrato dall'impotenza che diventa sempre più un elemento di forte depressione. Che senso ha richiedere i referendum se poi le scelte popolari vengono disattese? Che senso ha invocare il governo dei tecnici - perché quello eletto democraticamente si è infognato tra scandali e puttane - se poi gli interessi della povera gente vengono affogati nel mare melmoso di banche e gruppi della imperante economia?
Se - e succede ogni giorno - le persone non hanno il denaro per comprare cibo nella solita bottega sotto casa iniziano la lenta discesa verso i discount sempre più anonimi. Oppure si rivolgono alla caritas.
Se non hanno soldi per la benzina parcheggiano l'auto sotto casa e vanno a piedi.
Ma se hai bisogni di servizi essenziali o farmaci salvavita, se devi mandare i bimbi a scuola e mancano i libri, se hai bisogno di assistenza personale... come fai? Non esiste un discount per i servizi.
Non c'è nemmeno la forza di una defenestrazione, di una protesta reale di piazza. Il Paese reale è ormai molto distante da quello raccontato nei salotti televisivi. C'è una voragine anche comportamentale tra la silenziosa sofferenza con cui la classe media sta affrontando lo scivolamento verso la povertà e la spocchia ignorante con cui i politici azzimati guardano la telecamera.
Memorabile, tra gli altri, il leader centrista Casini che l'altra sera ha riferito di vederli, i poveri, nella sua parrocchia: sono sempre di più - dice con la sua rassicurante cadenza emiliana - e che sempre più numerosi chiedono il pacco al prete. Non è manco il peggiore, Casini, in questo circo dei freaks: ma fa impressione quando trascina le parole pietosamente per essere credibile nel descrivere come sono i poveracci, un incrocio mitico tra gli ufo e lo yeti.
Ma tu, che sono vent'anni e forse più che scaldi quella sedia in Parlamento, che leggi hai votato per garantire servizi, istruzione, sanità ai tuoi amministrati? E quale manina hai alzato per limitare di un minimi i tuoi privilegi e di tutti quelli come te? E quale lavoro hai svolto oltre a quello di professionista della politica? O basta essere "moderati" e cattolici per sentirsi assolti?
La verità è che ci vuole una rivoluzione profonda, radicale. Una rivoluzione vera. O un atto di disubbidienza di massa. O una deriva, verso le estreme. Ma non è più tempo, sicuramente, per soluzioni annacquate, melliflue, tiepide, rassicuranti.
La delinquenza politica organizzata, un corpo marcio da zombi travestito con una giacca da prima alla Scala, ci sta di nuovo immergendo nel pentolone di brodo caldo: come le lumache noi tireremo fuori il nostro corpo molle dal guscio e in quel momento loro alzeranno al massimo la fiamma.
Si salveranno in pochi, si salveranno solo loro. Dobbiamo reagire.















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