NARDO' - Lettera aperta a Raffaele Sambati, presidente della Pro Loco di Porto Cesareo.
Carissimo Raffaele,
come vedi, non posso non intervenire su quanto si verifica per la condotta delle acque reflue.
Mi permetto di rivolgermi a te con una lettera piuttosto che con un articolo, in quanto ci uniscono vincoli di vecchia amicizia, umana e politica, che risalgono agli albori della «battaglia dell’autonomia» di Porto Cesareo, quando io, insieme ad altri amici, ti fui alleato in nome della mia e nostra cultura sturziana, legata al decentramento e all’autonomia.
Posso, pertanto, parlare senza alcun infingimento o lato debole: tu, Raffaele, puoi ben far vedere anche ai giovani chi - e non solo per ruoli istituzionali - non pochi atti firmò in quel lontano 1974, sotto il sindacato del compianto Totò Vaglio, che fissarono, appunto, l’inizio del comune di Porto Cesareo.
Fu una conquista, fortemente voluta da te, accompagnato da altri, tra cui Rocco Durante, Franco D’Andria, Antonio Basile e, prima di tutti, Vittorio De Pace, che, purtroppo, non ho conosciuto.
Permettimi, quindi, di affermare che anch’io mi sento in certo qual modo artefice, così come tu vuoi che io sia ancora tra gli artefici della costruzione storica di Porto Cesareo.
Autonomia non significò, né per voi né per noi, ribellione ad una patria, che, per quanto fosse apparsa matrigna - e non lo era - guardava con particolare attenzione alla «periferica» comunità, forse non intuendone le potenzialità.
E tu sai che insieme a Santa Maria al Bagno, nella «neritinità», spesso grettamente schifiltosa, di Santa Caterina, per tanti di noi e di voi, coinvolgendo anche «vecchi», come Benedetto Leuzzi, erano poli di sviluppo turistico su cui puntare: anche all’interno della nostra Dc quanto e quale fu la discussione!
E questo anche per dire che un tempo…quel nostro tempo… nei partiti politici si discuteva e i confronti, pur nella loro fermezza, erano rispettosi e, alla fine, a maggioranza convergenti nelle sedi istituzionali.
Fu, allora, una vittoria di convergenza: e fu Porto Cesareo.
Rispettosi e, a volte, uniti, pur gelosi ed emulatori, Nardò e Porto Cesareo iniziarono il loro proprio cammino, ma, con il tempo, man mano che i «nuovi», senza passato in comune, e qualche «vecchio» abbandonatosi alla dimenticanza, avanzavano le due comunità, dopo la vecchia conquistata separazione, hanno scelto la nuova facile distinzione, che ha prodotto incrostata rivalità.
Porto Cesareo e Nardò non possono essere distinte: hanno le identiche origini; hanno identica storia; hanno identico territorio sì che le zolle di terra si confondono; hanno identico mare sì che le gocce evaporano strette tra di loro; hanno identico cielo sì che fruiscono dello stesso raggio di sole e di luna… ed hanno tanti identici interessi, che, se vissuti insieme, rendono Nardò e Porto Cesareo più preziose, più forti, più concorrenziali e più appetibili.
Eppure - permettimi - la tua Porto Cesareo ha voluto, per esempio, il suo nome per il Parco marino e ha vincolato ad ogni vincolo il mare e la costa di Nardò, nonostante la quasi totalità fosse di Nardò.
Ha voluto, altresì, il terreno di Nardò per la condotta e il mare di Nardò per il deflusso delle acque reflue, ma, contemporaneamente, in un sussulto d’orgoglio, ha rinnegato di far parte del distretto di Nardò…
(L'ARTICOLO ORIGINARIO LO TROVATE QUI. NDR)
Caro Raffaele, questo non può essere e non deve essere: questo ha fatto Porto Cesareo per condividere con Nardò il territorio e il mare di Nardò?
No a Nardò, sì ad altri comuni? Cioè sì a comuni affini e non di famiglia, come Nardò?
Sì l’appello alla Regione e all’Acquedotto Pugliese, no all’appello e alla condivisione con il comune di Nardò?
È come se un figlio rinneghi i genitori o, se vuoi, i nonni e i bisnonni!
Ricomponiamo la famiglia!
L’unificazione, che ora significa intesa e collaborazione, nonché progetti e obiettivi comuni, è indispensabile anche per fronteggiare le tante rivalità rivierasche soprattutto dell’Adriatico.
Forse questo, come per il passato, è anche la strategia occulta o meno occulta: quanto più separato e distinto è lo Jonio, tanto più si avvantaggia l’Adriatico!
E uno strappo alla «famiglia» non è stato compiuto sul Palazzo di città o, prima ancora, nella piazza. Il Consiglio comunale di Nardò non poteva né doveva fare altro: respingere un progetto di tale fatta.
E deve impegnarsi ad essere vigile ed intransigente dinanzi ad una Regione, che parla di ambiente e intanto lascia che si distrugga l’ambiente; parla di acqua e lascia che l’acqua si perda… che parla di salute e lascia che gli ammalati rincorrano letti in fuga!
Ma questa della condotta respinta è stata una sconfitta per Porto Cesareo?
Credimi, questa non è una vittoria di Nardò, ma dell’intero territorio, anche quello di Porto Cesareo, compreso il settore agricolo, che, cambiato, il flusso delle acque, potrà trarre vantaggi irrigui.
Abbiamo vinto tutti, Raffaele… e ricominciamo un cammino in comune, stretti da vincoli progettuali e da una strategia politica, insieme ad altri Comuni ionici… allora, sì, potremo costruire il futuro su basi nuove e strutturali.
E se non ci convinciamo, è certo che quanto prima, nella nostra pochezza, saremo a costretti combattere fors’anche per meno della secchia Bolognesi e Modenesi!
Negli anni ’60 e ’70 -come mi è strano dire!- del secolo scorso per l’autonomia furono richiesti buon senso e volontà. Anche oggi ci vogliono buon senso e volontà, sapendo, però, che il buon senso e la volontà, a loro volta, richiedono capacità individuali di chiaroveggenza, cultura politica di confronto e interessi collettivi da concretizzare.
L’autonomia, ieri, fu perché Porto Cesareo si costruisse il suo futuro separandosi da Nardò, oggi la convergenza di Nardò e di Porto Cesareo è perché si costruissero il futuro, un futuro più saldo per garantire benessere alle proprie comunità e per concorrere con maggiori potenzialità e con più qualificate proposte.
Questo, caro Raffaele, ti avrei detto alcuni giorni fa e questo, a maggior ragione, lo dico oggi.
E tu puoi ancora fare tanto!
Con affetto.
Mario Mennonna

