PORTO CESAREO - Una giovane donna con un disagio mentale ottiene l'indennità di accompagnamento. Poi la firma di una scrittura privata per lasciare all'avvocato la metà della somma ottenuta, il tutto davanti ad un funzionario del Comune cesarino che non si capisce a che titolo fosse presente. Due i rinvii a giudizio, in attesa del processo. La famiglia della giovane donna è assistita dall'avvocato Renzo Rizzello, di Nardò.
Ieri il giudice dell’udienza preliminare Carlo Cazzella ha disposto il rinvio a giudizio per l’avvocato L.L., 59 anni, e per sua moglie psicologa V.O., di 61.
Marito e moglie, dicono le carte della Procura, avrebbero approfittato della debolezza psicologica di una loro cliente facendole firmare una scrittura privata per farsi consegnare una somma di denaro a titolo di onorario. Un atto poco cristallino, secondo il pubblico ministero Carmen Ruggiero, che contesta loro il reato di circonvenzione di incapace. Toccherà ai giudici, ora, stabilire come siano realmente andate le cose, e chiarire se i due professionisti abbiano o meno qualche responsabilità. La vicenda, infatti, ha innescato anche una serie di giudizi in sede civile, attualmente pendenti.
I fatti risalgono al 2009. La madre della ragazza avrebbe conosciuto la dottoressa nel corso di un incontro in una sede sindacale. Da quel momento la ragazza, una 32enne residente a Porto Cesareo, iniziò a sottoporsi ad una serie di sedute nello studio della psicologa. Incontri finalizzati ad attenuare i disturbi causati dalla patologia che le era stata diagnosticata, e cioè un «disturbo compulsivo-ossessivo grave ».
Una malattia in virtù della quale la legge le avrebbe consentito di percepire un’indennità di accompagnamento. Ed ecco che si instaura un procedimento innanzi al Tribunale civile, finalizzato proprio all’erogazione dell’indennità, avviato dall’avvocato, marito della dottoressa.
Ma proprio nel momento in cui il giudizio andò a buon fine sarebbero iniziati i dissapori. I due professionisti, infatti, avrebbero chiesto alla madre della ragazza, divenuta sua curatrice, il 50 per cento delle somme percepite a titolo di arretrati. Una pretesa fondata su una scrittura privata che la ragazza avrebbe siglato in presenza dell’avvocato e di un funzionario del comune di Porto Cesareo.
Ed è proprio su questo atto che si concentrano i sospetti della Procura, che subito dopo aver ricevuto l’esposto ne dispose il sequestro. I professionisti si proclamano innocenti ed hanno avviato una serie di azioni civili per il recupero delle somme che a loro dire gli spetterebbero di diritto. Sarà il giudice monocratico del Tribunale di Lecce, innanzi al quale si aprirà il processo a partire dal prossimo 23 ottobre, a stabilire chi abbia ragione.
La madre della ragazza si è costituita parte civile con l’avvocato Lorenzo Rizzello.

