NARDO' - L'argomento basoli a Nardò ha incontrato varie fasi: la prima, l'esigenza di riqualificare il Centro storico con il rifacimento del basolato; la seconda, il rifacimento dei basoli stessi con le innumerevoli lamentele dei negozianti che spesso e volentieri sono stati costretti a chiudere bottega; la terza, quella attuale, una riqualificazione del basolato pessima, con basoli che saltano come cavallette al passaggio di auto e motorini. Indispensabile e quanto mai puntuale arriva la nota tecnica di un giovane neritino, Andrea Barone, studente di archeologia, che ha studiato da vicino la storia dei basoli neritini e che pone una serie di quesiti interessanti. Per i lettori di PdM alcuni stralci inediti relativi al progetto di riqualificazione del Centro neritino. Chissà se i nostri amministratori riusciranno a dare una risposta.
Molto si sta parlando, e molto altro ancora si parlerà delle condizioni disastrose del basolato del nostro Centro storico. Con l’ausilio di cellulari e fotocamere, molta gente sta documentano giornalmente i disagi, altri, come avvoltoi, si fiondano solo ora per erigersi paladini della legge, districandosi tra comunicati e belle parole che puntualmente restano solo carta straccia, senza nemmeno essersi presi la briga di documentarsi. In passato, anche grazie a porta di forum, sottolineavo come il rifacimento che stavano ultimando le ditte non era adeguato e di come TUTTI stessero a guardare. Da studente di archeologia e innamorato della mia città non potevo che soffrire nel vedere con quale menefreghismo stessero distruggendo un patrimonio.
Il 14 Giugno 2007 mi presentai in facoltà per sostenere l’esame di tecnica del restauro architettonico, docente il Professore Alessandro Ippoliti. Come libri di testo, tra gli altri, vi era “L’accordo di programma per la città di Nardò”, il motivo della mia lettera è proprio questo.
Il libro di testo era il resoconto degli studi effettuati dai docenti Alessandro Ippoliti e Benedetto Vetere e una schiera di tecnici dell’ Università di Lecce, su alcune emergenze architettoniche di Nardò e ne prevedeva il restauro e il recupero: il chiostro dei Carmelitani, la facciata di Palazzo Acquiaviva e il BASOLATO.
Mi limiterò a citare parti dell’accordo, ciò basterà per capire la gravità della situazione, e mi permetterò di porre alcune domande a chi governa la nostra città (anche a chi governava all’epoca), domande a cui nessuno è riuscito a dare risposta, forse per ignoranza o forse per evitare di ammettere i proprio errori.
Nel 1999 il comune di Nardò sigla, come detto, un accordo con il dipartimento dei Beni delle Arti e della storia dell’Università di Lecce, nasce “L’accordo di programma per la città di Nardò”.
Ecco alcuni stralci relativi al progetto di riqualificazione del Basolato di Nardò.
“…Ritenendo validi i contenuti di metodo e le acquisizioni del Piano di recupero di Nardò’ del 1990. Sono state individuate alcune emergenze architettoniche e urbane, maggiormente caratterizzanti della città storica, e sono stati redatti studi e progetti finalizzati ad interventi di conservazione del patrimonio esistente”.
Domando, che fine hanno fatto i basoli dell’intera Via Lata e di altre vie? Perché invece di CONSERVARE il patrimonio storico si è deciso di spendere denaro, acquistando altri basoli di dubbia qualità quando bastava solamente riposizionare i vecchi e decisamente migliori basoli? Poi a pensar male si fa peccato..
“…La pavimentazione in basolato di pietra calcarea è ancora oggi presente in non poche vie ed aree pubbliche del centro storico, dove è ancora possibile leggere un primo impianto cardo-decumano ed un successivo impianto medioevale…”
“…Le convenzioni stipulate fra il 1582 e il 1586 tra l’Università di Nardò ed i maestri Nicolò di Arice di Lecce e Lupo Antonio Mergola di Nardò, datano la pavimentazione in basolato ancora leggibile in alcuni tratti del tracciato Porta San Paolo- Porta Castello, fornendoci tempi e modalità di esecuzione con i materiali impiegati e la tecnica di posa in opera…”
Leggibile? Ormai dopo esser stati tolti con pale meccaniche, esser stati depositati (gettati) nelle peggiori condizioni a rischio furti, dopo esser stati praticamente dimezzati e messi in opera veramente senza criterio.. cosa resta della loro storia?
“…Il rilievo metrico architettonico effettuato lungo tale tracciato ha evidenziato quattro differenti tipologie di pavimentazione appartenenti a diversi periodi storici, la prima tipologia è costituita da basoli di forma e dimensione regolare 0,40m x0,50m con un disegno a ricorsi orizzontali; la seconda è posta lungo la parte centrale di Corso Vittorio Emanuele ed impiega una pietra con un trattamento della superficie a fasce inclinate scolpite di misura circa 0,50m x 0,60;, la terza rilevata all’inizio d Piazza Pio IX è simile nell’apparecchio alla precedente, ma appare priva di trattamento superficiale. In questo caso, infatti, la pietra è levigata e presenta un leggero incremento dimensionale in media, 0,10m a lastra. La quarta ed ultima tipologia , individuata nei pressi di via Duomo, differenzia completamente dalle precedenti soprattutto per l’utilizzo di pietre piccole dimensioni pari a 0,15m x 0,20m. In generale è possibile osservare che lungo le strade più importanti della città viene usata una basolatura con pietra di taglio di migliore qualità e fattura e di dimensioni maggiori, mentre in quelle secondarie vengono impiegate pietre da taglio di minore qualità e dimensione ed in alcuni casi anche materiale di recupero.”

I tecnici comunali e le ditte appaltatrici hanno mai letto l’accordo di programma? Sapevano che Nardò possiede o meglio possedeva ben quattro tipologie di basoli differenti sia per anno di messa in posa, sia per qualità e storia? Perché le ditte che hanno eseguito i lavori non hanno MAI tenuto conto di ciò? Perché è stato tutto messo in posa alla rinfusa, senza rispettarne la storia?
Per concludere: “L’intervento prevede la CONSERVAZIONE del basolo antico, la revisione e l’eventuale sostituzione di parti danneggiate o mancanti con il recupero di pietre antiche dove possibile, o l’impiego di materiale simile per forma e dimensione, il completamento di lastricati irregolari dove interrotti da interventi non congrui in asfalto e terra battuta al fine di migliorare la percezione degli antichi tracciati della città e rispettarne le quote originarie.”
Non credo serva aggiungere null’altro, la conclusione racchiude tutto ciò che di sbagliato è stato fatto. Basoli spariti nel nulla, sostituzione scellerata con basoli nuovi e di dubbia qualità, messa in posa degli stessi senza un criterio che ne rispettasse le diverse epoche e tipologie.
Mi sono solo soffermato a parlare della parte storica dei basoli, molto altro ci sarebbe da dire, soprattutto su ciò che verte la scelta di cementificare ogni singolo angolo, ma non rientra nelle mie competenze e lascio a chi, più di me è competente in materia.
Intanto le mie legittime domande, che ogni singolo cittadino che ha a cuore le sorti del paese si è posto in questi anni e a cui mai nessun politico e amministratore ha avuto la voglia, la volontà ed il coraggio di rispondere, restano domande prive di risposte.
Purtroppo abbiamo già perso una grande occasione di valorizzazione. Il nostro centro così bello e ricco di storia, sta completamente perdendo i suoi pezzi migliori e le scelte sbagliate di dirigenti e amministratori stanno dandogli l’ultimo colpo di grazia.
Eppure sono stati altri Neritini a costruire tutto il bello che ci circonda, perchè ora, gli stessi non sono nemmeno in grado di conservarlo?
Andrea Barone

