NARDO' - Operazione Sabr, impossibile ridurla a un festeggiamento.
Oggi, se da un lato ci sentiamo di ringraziare quella Magistratura e quelle forze dell’Ordine che ancora servono la democrazia, dall’altro esprimiamo solidarietà a quanti nel settore agricolo, a Nardò, quest’estate non lavoreranno o lavoreranno a nero, ingannati da banali parole di circostanza.
Le istituzioni neretine fanno presto a tuonare parole come legalità e diritti, ma questi sono gli stessi individui che da anni vedono gli extracomunitari chini sui raccolti, sotto il solleone; li vedono camminare pericolosamente per chilometri, bordo strada, su via Lecce; li sanno a dormire per terra, senza per questo aver mai ritenuto di dover affrontare la questione in modo organico e profondo.
Eppure Nardò è a vocazione agricola, niente di più facile che dedicarsi al settore e trarne vantaggi diffusi.
Al nostro Sindaco abbiamo fatto presente che è il Sindaco di una comunità di agricoltori; non di due o tre, ma di tanti piccoli imprenditori agricoli che con fatica e ostinazione credono ancora nelle potenzialità del settore.
Se ci concentrassimo sugli ecotipi locali, se ci concentrassimo sulla ricchezza del germoplasma agricolo salentino, creeremmo i presupposti per formare un vero comparto stabile, un comparto ad alta biodiversità nel paniere dei prodotti, e ad alta potenzialità di trasformazione, ma anche in grado di innestare attività collaterali (didattica, eventi, etc..) che favorirebbero ulteriormente l'ingresso dei giovani nel settore, certamente più portati loro di altri ad interpretare un futuro occupazionale che richiede fantasia, creatività e innovazione da applicare e attuare sui settori territorialmente sostenibili e vocati; come appunto è l’agricoltura qui da noi.
Perché l’agricoltura è per Nardò una grande ricchezza e risorsa, ma la politica che tuttora ci rappresenta è troppo ottusa per cogliere il concetto. È una politica zombie, che al limite si preoccupa di ammassare extracomunitari in una masseria. E fa un favore al caporalato.
L’anno scorso si è cercato di mistificare l’escherichia coli quale causa della crisi del comparto. I nostri amministratori non sono stati in grado, anche in quella circostanza, di prendere le distanze da questo sistema di speculazione e di mistificazione del reale.
“Casa Biho”, progetto proposto dal MoVimento, presentato lo scorso autunno all’Amministrazione, aveva raccolto istanze in grado di rompere la crosta del vecchio modo di concepire l'agricoltura a fronte di un sistema più solidale ed equo. La questione non è a valle, ma a monte: non è correggere la schiavitù ma ridare all’agricoltura un senso economico e sociale.
Sforzi, i nostri, finiti in vacca. Per restare in un settore che ci piace.
La stessa P.A.C. (politica agricola comunitaria) ha posto importanti riflessioni a riguardo. I nuovi indirizzi di politica agricola puntano infatti su una rimodulazione del vecchio sistema intensivo, monoculturale, in favore di una riscoperta di pratiche meno impattanti da un punto di vista prima sociale e poi, di conseguenza, ambientale. A Nardò abbiamo ridotto i nostri terreni a rozzi substrati su cui, in modo del tutto speculativo, facciamo crescere i germogli di un sistema indotto dalle Multinazionali. I nostri agricoltori vengono strozzati dai prezzi imposti dal cartello di questi sciacalli dell’alimentazione geneticamente modificata. Una piantina di anguria, ed il relativo kit di coltivazione, costa anche il 30-40 % in più rispetto alla piantina che una volta gli agricoltori riuscivano a riprodurre. Le Multinazionali così impongono brevetti (ibridi F1), fitofarmaci, fitoregolatori, etc. ; distruggono la coscienza di luogo e l’autosostenibilità.
Oltre a ciò, a Nardò il sistema è da anni collassato al suo interno, dal momento in cui tali produzioni, già eticamente scorrette alla base, si sono accatastate sulle mani di “pochi” e contestualmente hanno ricevuto il favore dell’indifferenza della classe politica locale. Chiudere gli occhi, prima uno poi tutti e due, è una misera tattica che la politica, a livello nazionale, ha adottato per mettere gravi distanze tra sé e i cittadini. Una tattica che la dice lunga sulla scadente qualità umana di questa classe politica dirigente.
L’agricoltura è un settore messo in ginocchio a bastonate, dalla politica e dai politici. Che poi parlano di legalità. La GDO (Grande Distribuzione Organizzata) stritola gli agricoltori, la filiera è inquinata dall’intermediazione che triplica, decuplica i prezzi pagati all’impresa agricola. Qui non si tratta di mafia, di clandestini fetenti, di ignoranti. Si tratta di colletti bianchi. Troppi sono ormai i pagliacci della politica, i demagoghi.
Questa politica non ha voluto occuparsi delle conseguenze di un’agricoltura apparentata all’industria e dunque oramai mera finanza e capitale, con tutte le aberrazioni sociali e ambientali che ciò comporta. I prodotti agricoli non sono merci qualunque e l’agricoltura non è un’attività oltremodo industrializzabile.
Il cibo è scambiato ed esposto alle speculazioni come una qualunque merce, petrolio o titoli finanziari; ed è per questo che la base produttiva è diventata schiavitù, ostaggio di un sistema degenerato che impone prezzi e valori ad un qualcosa che ha invece i tempi della natura e del lavoro degli uomini.
Tornando a Nardò, ecco Boncuri, quale panacea di tutti i mali.
Si è creato e tutelato, e pare si voglia procrastinare, un sistema endemicamente inutile perché sbilanciato; un sistema in cui, da una parte, abbiamo l’esigenza di contenere un afflusso di umani-schiavi, dall’altra, il paradosso di una orba monocoltura agricola e politica. Come dire: visto che sta crollando la casa, proviamo a riparare il tetto.
L’esperienza della Masseria Boncuri, nelle estati 2010 e 2011, è stata salutata come una grande iniziativa di accoglienza della città di Nardò. Ma per sapere se possiamo permetterci, dalla comodità delle nostre case, di parlare di accoglienza, era, e sarà, sufficiente andare a parlare con i circa 800 extracomunitari che si accalcano lì l’estate a fronte di meno di 200 posti letto (gli altri a terra, come Sadok il tunisino morto a 34 anni dopo una giornata di lavoro di 14 ore). Basterà farsi raccontare: la squallida baraccopoli sul retro con il tetto di tubi innocenti e coperte; le ‘’cucine’’, oltre una decina, dove si preparano centinaia di pranzi a pagamento; i pericolosi cavi elettrici volanti ai quali la sera vengono attaccate decine di televisori con tanto di paraboliche per seguire i programmi dei paesi di origine; le docce gelide (l’acqua calda nel 2011 è stata attivata per i soli gestori del campo), i bagni rotti mai riparati e le file di due ore per pisciare e per lavarsi nei pochi servizi attivi; le proteste per questa che noi abbiamo chiamato ‘’accoglienza’’ ma che per loro, gli accolti, sapeva di trattamento riservato alle bestie, con i diversi tentativi -da parte di queste ‘’bestie’’- di bloccare via Lecce per farci sapere quanto facesse schifo la nostra accoglienza. E intanto sui giornali si parlava di ‘‘alba del sindacalismo nero’’.
E sì che la retorica in Italia la fa ancora da padrona.
Auspichiamo fortemente che avvenga il miracolo di una connessione tra mente e cuore. Da qualche parte, nella mente di questa vischiosa classe politica, il meccanismo si è inceppato: scattano come molle a commuoversi per Falcone, ad applaudire le forze dell’Ordine per l’operazione Sabr, ma poi si riaddormono tra le braccia del Morfeo dell’indifferenza e dell’egoismo. Questa sì, autentica demagogia.
L'impegno, per il Sindaco e la Giunta, di fronte a questa catastrofe sociale ed economica, è quello di tenere in piedi Boncuri! Aumenteranno i controlli, dicono.
Ci opponiamo a questo squallido gioco di paternalistica protezione. Occorre un approccio etico, scientifico ed umano all’agricoltura, altrimenti tutto quello che potremo aspettarci sarà di vedere altri elicotteri solcare il cielo vergognoso della nostra città.
A ben guardare, l’Operazione Sabr, letta in chiave nazionale, è il colpo di reni di un potere giudiziario che prova a sanzionare un potere legislativo assente, indifferente alle possibili cure del Sistema Agricoltura, se non addirittura concausa della malattia.
E a livello locale, è solo una misera sconfitta per tutta Nardò.
MoVimento 5 Stelle Nardò
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