COPERTINO - Il presunto attentatore di Brindisi è noto a Copertino ma anche nei paesi vicini, come Nardò. Tanto è vero che nella città neritina ha il suo legale di fiducia che ieri ha assitito alla perquisizione del capannone e di altre proprietà dell'uomo. Molti i clienti in zona: l'imprenditore veniva a Nardò per effettuare rifornimenti di gas e gasolio in molte abitazioni.
«Sì, sono stato io». Per il resto Giovanni Vantaggiato si è trincerato dietro una sequela di «non so», «sì», «no». Ha confessato l'attentato di sabato 19 maggio a Mesagne, presso Brindisi, alle 21,40 dopo aver parlato, da solo come prevede la legge, con il suo avvocato Franco Orlando. Alla valanga di domande seguita all'ammissione ha negato o ha risposto con «non so», «sì», «no» e così via. Solo quando gli inquirenti gli hanno chiesto se avesse agito con l'aiuto di altri, l'imprenditore ha risposto di «no».
Proprio i «non so» insospettiscono investigatori e magistrati fino a far sorgere il dubbio che l'uomo non abbia detto tutto. L'uomo ha più volte ribadito di aver portato da solo, nella sua Fiat Punto bianca abbassando i sedili posteriori, il contenitore per la raccolta della plastica con le tre bombole fatte esplodere davanti alla scuola. Quando ha detto, in dialetto, che aveva evitato la notte perché non c'era nessuno, gli inquirenti gli hanno domandato: «Allora ce l'avevi con le studentesse?». «Ce l'ho col mondo intero», ha replicato in italiano. Vantaggiato è stato portato in carcere all'1.20.
IL PADRE DI MELISSA: "QUESTA PERSONA NON ESISTE"
«Non provo alcun sentimento per questa persona, è come se non esistesse. Non è un padre di famiglia, se lo fosse stato non sarebbe arrivato a fare questa brutta cosa. E invece tutto potevo pensare, ma quest'uomo ha dei figli, dei nipoti. Quella persona per me non esiste». Così Massimo Bassi, il padre di Melissa, la studentessa 16enne uccisa nell'attentato del 19 maggio a Brindisi all'Istituto Professionale «Morvillo Falcone», nel corso di una conferenza stampa al Comune di Mesagne (Br).
Di Giovanni Vantaggiato, sessantottenne titolare di un deposito di carburanti agricoli di Copertino, un paese in provincia di Lecce, non vuole dire di più.
«Questa persona non so nemmeno come chiamarla, non riesco a trovare il termine giusto - ha detto Bassi - immagino questi 20 giorni che ha trascorso con la sua famiglia, con le sue figlie, ha mangiato insieme e come tutti gli italiani avranno commentato la notizia dell'attentato. Per me questa persona, sempre se la possiamo definire persona, non è un padre. Ha spezzato la mia famiglia, ha spezzato anche la sua famiglia e coinvolto un sacco di altri ragazzi in questa brutta esperienza».
Dopo nove ore d'interrogatorio, Vantaggiato avrebbe fatto le prime ammissioni su elementi che non poteva negare e ammesso le sue responsabilità: «Sì, quella bomba l'ho fatta io da solo. L'ho pensata e l'ho costruita».
«Quanto tempo dovrò stare qui?» è l'unica domanda che l'uomo ha fatto la scorsa notte all'arrivo nel carcere di Lecce, mantenendo - riferiscono - «un atteggiamento remissivo, passivo».
Perchè hai fatto quella strage? «Ho avuto un colpo di testa, che volete fare?». Così Giovanni Vantaggiato, nel lungo interrogatorio nella notte, ha risposto a inquirenti e investigatori che gli chiedevano il movente dell'attentato. «Gli piaceva l'idea e ha provato godimento» nel confezionare e far esplodere la bomba davanti alla scuola, riferiscono gli inquirenti.
Una versione che non ha affatto convinto, tanto che chi indaga sospetta che Vantaggiato stia nascondendo qualcosa. «Come si arriva a parlare del movente - dice un investigatore che l'ha interrogato - si chiude e non fornisce versioni plausibili». Nel corso dell'interrogatorio Vantaggiato ha ammesso le sue responsabilità per quanto riguarda tre aspetti dell'attentato: il confezionamento della bomba, il trasporto dell'ordigno davanti alla scuola e l'utilizzo delle due auto, l'aver premuto il pulsante che ha attivato la bomba. Nulla, invece, sul perché. Ed infatti gli investigatori si stanno concentrando sul movente e sulla scelta del luogo. Non escludendo che possa non aver agito da solo e che la reticenza di Vantaggiato possa essere una scelta precisa per nascondere qualcosa o qualcuno a lui molto vicino.
DOPO L'ATTENTATO PENSAVA ALLA BARCA
Dopo la strage di Brindisi Gianni Vantaggiato, nei ritagli di tempo, ha continuato a coltivar il suo hobby principale: la cura dello yacht da 50 piedi ormeggiato nella darsena di Porto Cesareo. A raccontarlo è un artigiano di Copertino, un tappezziere, che fa molti lavori sulle barche della zona e che un anno fa aveva avuto come cliente anche Vantaggiato. Il tappezziere racconta che ieri sera, rientrando a casa, per la prima volta ha visto le immagini del filmato che ritraggono l'attentatore mentre preme il telecomando e fa esplodere la bomba dinanzi alla scuola. Allora il tappezziere ha subito pensato che potesse trattarsi di Vantaggiato. «Più che dalla somiglianza, che c'è - ha detto - l'ho riconosciuto dal portamento e da quell'abitudine di portare la mano in tasca». Anche il tappezziere lo descrive con un uomo schivo, riservato, ma non scontroso, un solitario che per lo più lavorava sempre nella sua azienda e che il sabato e la domenica si dedicava ai lavori sulla barca. «L'ho visto proprio martedì scorso - ha raccontato - stava facendo i lavori di pulizia della carena che si fanno annualmente prima di rimettere la barca a mare e partire per le vacanze». «Stava lavorando da solo - ha concluso - ed era tranquillo, nessuno avrebbe potuto immaginare il peso che ha sulla coscienza».

