NARDO' - “Chi per te, o Somma Genitrice, costruì l’Ospedale, decise che i cittadini possano essere curati… che se poi, per caso, un tuo rettore o qualche altro tenterà di togliere di qui qualcun bene, ai cittadini passino questo diritto ed edificio ed essi eleggano, tolgano, pongano e costituiscano i rettori…”
Era l’anno 1343 frase che fu recitata a memoria dai fondatori del primo grande ospedale di Nardo’ dedicato a Sant’Antonio e affidato alle suore di S. Chiara, ma come si dice la storia si ripete e dopo poco più di mezzo secolo l’Amministrazione si insediò e lo tolse alle suore, a nulla valsero i tentativi del vescovo per risolvere l’accaduto, perché la volontà dei fondatori nel frattempo era andata distrutta.
Le suore si rivolsero al principe Orsini, allora governatore di Nardò il quale con ORDINANZA, comandò di rimettere tutto a posto. Le suore ressero l’ospedale per altri due secoli e mezzo…..intanto venne fondato un altro Ospedale e fu affidata la sua Amministrazione al vescovo, nel 1633 le suore fecero lo stesso con l’ospedale S. Antonio.
Nel 1653 i due ospedali furono riuniti (una sorta di piano di riordino in mejus...) con il nome di S. Giuseppe la cui amministrazione fu affidata ad un priore nominato dal vescovo e a due revisori dei conti (il nostro ospedale serviva anche per il ricovero degli infermi di passaggio). Nel 1874 il comune di Nardò istituì un ospedale civile con le rendite della congrega di Carità e con un sussidio da parte dello stesso Comune assumendo il nome di OSPEDALE CIVILE SAMBIASI (dal nome dei suoi maggiori benefattori). Poco dopo il S. Giuseppe si unì al Sambiasi.
Con regio decreto del 17 dicembre 1936 il ministero dell’Interno istituì l’Ospedale Civile S. Giuseppe Sambiasi.
Ora, non credo che il nostro Presidente della Regione nel disporre il piano di riordino ospedaliero regionale abbia tenuto conto dei 700 anni di storia che hanno caratterizzato la vita del nostro ospedale, della volontà dei suoi benefattori, di quanti hanno lottato già nel corso dei secoli per cercare di tenere in vita una struttura che accogliesse “coloro che la salute abbandonò”, ma i nostri Amministratori tutti, senza campanilismo politico e tutti noi cittadini ABBIAMO IL DOVERE ED IL COMPITO di far rispettare la volontà dei nostri avi, la volontà di coloro che pensavano alla allora medievale Nardò ed ai suoi cittadini tutti soprattutto ai più poveri, agli orfani, anche allora come leggo ci furono “ricorsi” (per usare un termine attuale ma gli ospedali si unirono non furono chiusi o riconvertiti.
Il nostro è nato come un ospedale pio, un ospedale della Carità, un ospedale che accoglieva gli orfani, le madri sole, i senza tetto, gli infermi dei paesi vicini,oggi i nostri figli non nascono nella loro città, per curarsi ci si deve spostare e poi gli anziani, le famiglie meno abbienti che non hanno, non solo i soldi per la benzina ma non hanno proprio la macchina… si dovrebbe andare avanti non tornare indietro anche se oggi facendo un tuffo nel passato, forse a Nardò ci si poteva curare.
Il mio appello è rivolto agli enti ecclesiastici che sin dalla fondazione del 1343 hanno sempre dato un contributo fondamentale per l’esistenza in vita del “nostro Sambiasi” a loro ai quali i fratelli Sambiasi hanno dato la loro massima fiducia, fatevi carico del Nostro e Vostro Ospedale e aiutateci a farlo uscire dallo stato di quiescenza nel quale versa (non solo lui).
Percorsi storici tratti dal libro NARDO’ SACRA a cura di Marcello Gaballo
CONGEDO EDITORE
Paola Mita
UGL Nardò

