NARDO' - Caro Sindaco, a proposito dei “ragazzi di Berlinguer “.
Caro Sindaco,
grazie per tutto quello che hai scritto su Enrico Berlinguer. Grazie per il tuo ricordo sulla straordinaria manifestazione elettorale in Piazza Osanna della quale anche io ho una ricordo diretto, essendo allora segretario del PCI e capolista della stessa lista per il rinnovo del Consiglio Comunale.
Quel giorno, se tu ricordi, Enrico Berlinguer festeggiò a Nardò il suo compleanno e io nel presentarlo esordii porgendogli gli auguri miei e quelli della nostra città. Questo “piccolo grande uomo” fu molto imbarazzato per questa nostra attenzione e si commosse apertamente dando al suo intervento un taglio unico e pieno di grandi sentimenti. Dopo il comizio non finiva di ringraziarmi per le grandi emozioni che stava vivendo: poi come un fuscello fu trascinato via dagli uomini della sicurezza e capimmo in quella giornata che Enrico Berlinguer era l’uomo più a rischio dell’Italia. Dopo qualche ora chiese di vedermi perché voleva approfondire quello che stava succedendo nella nostra città, Nardò era l’unico Comune in cui si stava votando alla luce delle trasformazioni storiche dettato dall’allora PCI.
Quella sera la sua richiesta mi arrivò quando stavo ancora smontando, con i compagni, il palco dove era avvenuta la manifestazione e seppi che voleva vedermi a Gallipoli al ristorante Marechiaro dove stava cenando con i compagni della Federazione di Lecce, dopo doveva andare a dormire “forse” al Costa Brada. Quando finimmo il nostro lavoro in Piazza Osanna andai a Gallipoli con Gori Napoli e non dimenticherò mai che quando mi vide entrare nel ristorante fece liberare per me il posto al suo fianco occupato dall’on. Casalino. Non mangiammo, io per l’emozione e lui perché mi disse che solitamente mangiava pochissimo. Dopo qualche minuto ci alzammo, ci allontanammo dal tavolo e mi chiese del lavoro che stavamo facendo per la campagna elettorale, sottolineandomi l’importanza della competizione a Nardò che era vista come una significativa verifica per l’intera Italia, dato che si votava solo nella nostra città e alla luce di grandi cambiamenti dettati soprattutto dal PCI.
Era molto stanco, pensava alla sua famiglia in quel particolare giorno lontana, continuava ad avere la voce molto debole e poi mi chiese cosa facessi, notizie della mia famiglia e soprattutto quello che speravo per il mio avvenire. Mi consigliò di non abbandonare la mia professione di ingegnere. Poi mi raccontò un poco della sua particolare condizione di vita essendo super protetto al punto che qualche breve passeggiata o partitella di calcio poteva solo farla con gli straordinari uomini del suo servizio d’ordine che erano gli stessi da anni e dei quali parlava con affetto e gratitudine.
Ci lasciammo quella sera perché aveva bisogno soprattutto di riposare, ma mi chiese di ritornare la mattina successiva, alle otto, poiché voleva che facessimo insieme una passeggiata sulla spiaggia che gli avevo raccontato bellissima e profumata. La mattina dopo tornai con un pallone, con alcuni pasticciotti ma Enrico Berlinguer era già partito per motivi di sicurezza e poi perché doveva tornare a Roma.
Dopo qualche giorno dai risultati delle elezioni mi arrivò un telegramma firmato da Alessandro Natta che mi convocava alle Botteghe Oscure per un incontro con la Direzione dell’allora PCI. Andai a Roma, Berlinguer mi accolse nel suo studio con un caloroso abbraccio, si scusò della mancata passeggiata a Gallipoli e mi accompagnò nel salone dove si teneva la riunione della Direzione del PCI sui risultati delle elezioni di Nardò. Ricordo tra i tanti che intervennero nella discussione sulla mia e poi sua relazione ci fu Nilde Iotti , Giorgio Napolitano, Ferdinando Di Giulio, Pietro Ingrao: erano tutti documentati sui risultati elettorali positivi ottenuti dal PCI a Nardò e conoscevano pure l’accoglienza che la nostra città aveva dato a Enrico Berlinguer.
Caro Marcello,
i ragazzi della allora FGCI sono cresciuti con Berlinguer e con un gruppo dirigente del partito di Nardò che ha creduto molto in loro e ha fatto sempre tutto il possibile per valorizzarli e farli crescere.
Adesso, tu sei il Sindaco della nostra città, in un momento certamente più difficile di quello di trenta anni fa. Le speranze di allora hanno lasciato il posto alle delusioni e un domani molto incerto. Ma di fronte a questo i nostri giovani, i nostri figli, hanno capito di avere le mani libere per cominciare tutto d’accapo e hanno molto chiaro che devono costruire il loro avvenire su quello che gli sta lasciando la nostra generazione. Per noi è molto difficile aiutarli ma dobbiamo avere il dovere di rispettarli, di dare loro tutto lo spazio che vogliono e soprattutto cominciare ad ascoltare molto attentamente quando parlano di progettare il loro futuro . Questo ce lo hanno dimostrato nell’incontro che abbiamo avuto con loro al Liceo Classico dove hanno presentato serie e fattibili proposte sulla loro Nardò del futuro . Per rilanciare la nostra città facciamo soprattutto leva sulle forze vive, fresche e sicuramente sincere dei nostri giovani.
Caro Sindaco, dobbiamo solo alimentare e non spezzare le loro speranze e i loro sogni: trascurare e non sentire i giovani e ingannarli è la cosa peggiore che in questo momento si possa fare.
Adesso sono loro “i ragazzi di allora”. Sentiamoli. Tiriamo fuori da noi stessi quello che tu hai descritto nella tua lettera e che ci trasmetteva e ancora trasmette Enrico Berlinguer. E’ il miglior modo di ricordare questo grande ed umile uomo . Adesso abbiamo una grande e concreta possibilità.
Ti saluto, Lelè Pagliula

