NARDO' - Il nostro sempre puntuale "notista" coglie, negli anfratti di vicende apparentemente anonime, la continua svendita del territorio e delle sue bellezze.
Puntuale come il buio a mezzanotte, periodicamente si affacciano a Nardò operazioni che pregiudicano la tenuta del territorio, ne mettono a rischio l’ordinato sviluppo.
Estate, è la stagione preferita. Uno scempio di qua, un altro di là, tanto per non rovinare la media. Di solito hanno la parvenza dell’egoismo conclamato, altre volte l’ordinario disprezzo per il bene pubblico. Non si preoccupano di dissimularlo.
Oggetto dell’interesse, quasi un’attrazione fatale, mare e scogli, sabbia e dune. Ma non mancano le campagne, come per l’ipotesi di un mega impianto eolico da 51 mw sulla Terra d’Arneo. Sotto attacco di predoni e pirati.
A tal proposito, c’è da augurarsi che terminato l’iter, il Piano Coste possa mettere un po’ d’ ordine nella faccenda. Anche per creare occasioni di lavoro, in un quadro di riferimento che veda al centro la qualità dell’intervento e la tutela del paesaggio. Sotto questo punto di vista gli allarmi sono continui e non certo campati in aria.
Gravissimo quanto è successo in questi giorni in località Frascone, nei pressi della Palude del Capitano (area Sic), con lo spianamento nottetempo di dune sabbiose che compromette una porzione delicata del territorio di Portoselvaggio.
Si tratta della zona A dell’Area Marina Protetta. Non si sa chi l’abbia fatto e quali intenzioni abbia avuto.
Ma, è certo, non si è trattato di perdigiorno. Resta l’allarme lanciato dal coordinatore della sezione Salento Ovest Cosimo Manca. Dal mazzo possiamo tirare anche l’idea sbilenca di un avviato ristorante di Santa Caterina (che già occupa una esagerata sezione di marciapiede) a voler realizzare una piattaforma sottostante (sulla scogliera!). Verrebbe da aggiungere che, mai come stavolta, l’appetito vien mangiando.
L’argomento è davvero interessante (e ricorrente) poiché, proprio in questi giorni, siamo venuti a conoscenza di un altro episodio che conferma l’attrazione fatale per le piattaforme, con la sentenza del Tar che dà ragione al Circolo Nautico La Lampara per l’occupazione con un tavolato amovibile di un’area di mq.62,82 adiacente alla struttura esistente (altri mq.130) e alla prospiciente zona di mare di mq.19.18.
Fin qui parrebbe un normale contenzioso dove c’è una parte che vince e l’altra che soccombe.
Soltanto che a perdere, ancora una volta, è il comune di Nardò (meglio, i suoi cittadini e non soltanto) che pure con provvedimento dello Sportello unico per l’edilizia del 9.11.2011, reso nella pratica edilizia del n.51/11, conc. (prot.n.3225/11 del 28.1.2011, ha rigettato l’istanza di permesso di costruire con parere contrario espresso dalla Commissione Locale del Paesaggio.
Che, come vedremo, è stata letteralmente sbeffeggiata. Considerati quattro improvvisatori reclutati per strada. Non è bastato (in questi casi non basta mai!) che la Commissione parlasse di alterazione della visuale, che nasconderebbe scorci caratteristici della linea di costa, come anche che (la piattaforma) comprometterebbe gli equilibri socio ecologici già consolidati. Sciocchezze!
Il Tar di Lecce, prima sezione, ha deciso diversamente. Potenza di avvocati (di parte) e potenza delle parole se, per far soccombere il Comune, si scomoda tutta l’architettura leguleia che mai, però, potrebbe avere la meglio sul senso comune. Che, nella fattispecie, fa dire di quella piattaforma, ove si realizzi, che si tratta di un vera sconcezza. Amovibile (!) o no che fosse. Insomma, nessuno riuscirebbe a farci cambiare idea.
Il Comune, tutta la Commissione che meritano una severa lezione per tutto quello che hanno commesso: “violazione e falsa applicazione, incompetenza, violazione dei principi in materia di giusto procedimento, difetto di istruttoria, eccesso di potere, illogicità manifesta, travisamento, contraddittorietà. Sarà anche questo, ma resta il brutto che cozza con la bellezza. Il capolavoro della sentenza (che, come si dice, va rispettata),deve però arrivare (non manca l’inquietudine) ed è nella parte dove si irride a ogni tentativo di tutelare l’ambiente e il paesaggio (termini, a dire il vero, che mal compaiono e, pertanto, debbono ritenersi sconosciuti).
Seguite: “ Il diniego di permesso di costruire opere edilizie per incompatibilità ambientale è notoriamente! (l’esclamativo è nostro) frutto di una valutazione tecnica ampiamente discrezionale, tipica manifestazione del potere autoritario dell’amministrazione (perbacco!,l’interiezione è ancora nostra) che come tale si sottrae al sindacato di legittimità, tranne le ipotesi di manifesta illogicità, arbitrarietà, irragionevolezza, irrazionalità, azione macroscopica di travisamento dei fatti che si rinvengono nel caso di specie”. Scellerati, verrebbe da aggiungere.
Ma anche perdonati e compresi, di regalo si tratta, quando il Tar interviene e dichiara che “sussistono nondimeno giustificati motivi per compensare le spese di lite”. Che dire? Che si dovrà stare sempre con gli occhi aperti e forse non basterà. Crediamo anche che il Comune di Nardò farebbe bene a impugnare la sentenza del Tar per far capire ai suoi cittadini che si è in presenza (scusate l’ardire) di un non piccolo scontro di civiltà.

