NARDO' - In certe situazioni è bene sempre avere un piano “B”, per non trovarsi costretti a decisioni inopportune, vincolanti o non adeguate al momento storico in cui si presentano le scelte.
Se, come si è letto, il Tribunale di Nardò dovrà (purtroppo) essere chiuso definitivamente secondo quanto deciso dalla Commissione Giustizia del Senato che si è espressa proprio in merito alla revisione della geografia giudiziaria, sui giudici di pace, sui Tribunali e sulle Sezioni distaccate, Nardò sarà accorpata a Casarano.
Cosa farne allora del nuovissimo, enorme, contenitore (dalla forma da ‘terziario avanzato’ anni ’70-’80)? Ricordo, in particolare per coloro che volessero approfondire, la foto del tribunale (nella sua precaria situazione di rifugio per i raccoglitori di angurie o pomodori, non dimentichiamolo mai perché è la storia di Nardò) insieme ad altre, era nella lista degli ecomostri ( infatti c’erano: lo scheletro della sede del ‘nuovo municipio’ in zona Incoronata, il Gerontocomio ormai una discarica a cielo aperto, il degradato Tribunale e la vera discarica di Castellino, come torri ai quattro angoli di Nardò) le immagini del mio articolo del 2005 de La voce di Nardò, a pag. 12 (anche direttamente on-line al link:
http://www.lavocedinardo.it/voce82005pdf/8-2005pdfbis.pdf
Arriviamo al punto. Se, il significato etimologico del termine “crisi” viene dal greco krino, che significa decidere, scegliere, e non ‘sofferenza’ e ‘negativismo’, allora, mai momento fu più propizio di quello che si sta presentando. La difficoltà generale europea, giorno per giorno, smonterà certe nostre solide convinzioni. Il cambiamento, ci dicono, dovrà esser non solo finanziario, ma culturale-finanziario e questo la dice lunga su tanti progetti fin’ora sperati. E’ ormai una questione di depressione economica e, per razionalizzarne spese e potenziali ‘aumenti’ di spesa si ristrutturerà (economicamente) tanto. Noi però abbiamo contenitori a cui dare ‘senso’ e destinazione rivolta al nostro stesso sviluppo e abbiamo conferme che potrebbe funzionare in quanto l’attenzione turistica esiste ed è palese. Ma non bisogna aspettare molto tempo, occorre cogliere l’attimo e la tendenza, altrimenti l’attenzione può orientarsi in altri luoghi e scegliere altre mete attrattive. “Crisi”, dunque, è il momento che separa una maniera di essere, da un’altra diversa e qui entra in gioco proprio il nuovo modo di vedere ed evidenziare i nostri punti di forza. Qual è l’obiettivo (positivo e ottimistico – non abbiamo alternativa)? Trasformare una fase di crisi in opportunità di sviluppo. Allora non sarebbe forse una buona scelta quella di spostare gli uffici comunali nella sede (a questo punto dell’ex Tribunale)? La burocratia finalmente avrebbe un posto adeguato e la città invece acquisterebbe un prezioso ‘polo’ storico da utilizzare nel migliore dei modi. Un Castello da ri-valorizzare come luogo di sicuro effetto scenografico ed evidente, capienza (questo sì), e il senso sarebbe quello diretto allo sviluppo occupazionale, strategico culturale, ecc…
Non è forse opportuno che il Castello degli Acquaviva, si trasformi per esempio, in una Pinacoteca con annesso Museo archeologico (sotterranei o pianoterra) con viste vetrate, magari che guardano o si affacciano nella villa comunale o sulla città? Invece di stanze grigie destinate a computer e scaffali per faldoni impolverati o documenti di archivio? Mentre al primo piano potrebbero istituirsi dei corsi di lingue straniere, per computer o materie inerenti l’ambiente e il territorio? Non dimentichiamo i progetti di recupero del fossato, di cui solo un parte (quella che occorrere), potrebbe funzionare, se ripristinata e riqualificata, da ampliamento della capienza del fantastico maniero neritino che aprirebbe la città ad una nuova idea di innovazione proiettata finalmente verso la DISCONTINUITA’ con il passato e l’accesso necessario alle nuove tecnologie applicate ( e qui l’Osservatorio sulla città ci rientrerebbe tutto) all’urbano.
La cultura, d’altronde, legata alla ricerca e all’innovazione, può produrre lavoro.
Qui, il punto debole è la proprietà di quell’immobile, si auspica che non lo si chiuda e basta. Mandando alla malora quell’edificio, quello, sarebbe veramente un peccato tremendo.
Osservatorio sulla città – Nardò (Le)

