NARDO' - La scuola svolge pienamente il suo compito ma non funziona più la “cerniera” con le altre agenzie educative, la famiglia in primis, che viaggiano ormai su binari a scartamento ridotto.

E' decisa la lettura del momento storico da parte del dirigente scolastico con una carriera trentennale nel ruolo, Angelo Losavio (nella foto è col ministro Fioroni), a capo dell'istituto comprensivo più popoloso di Nardò, composto da oltre mille e cento studenti. L'episodio, che ha visto quattro ragazzini (tre quattordicenni e un tredicenne) ottenere marijuana da due spacciatori diciassettenni, fa dire al dirigente che “l'educatore mantiene un contegno istituzionale mentre il genitore ha dimenticato qual è il suo ruolo, non solo in famiglia ma in seno alla società”.
“La prima considerazione da fare è che la scuola, quale agenzia educativa intenzionalmente e sistematicamente finalizzata a formare le giovani generazioni – dice Losavio - non può nel modo più assoluto ritenersi colpevole di tutto. Da un po' di anni a questa parte esiste l'istituto indebito della “delega”: c'è un problema di formazione della cittadinanza, un altro di integrazione, il terzo di educazione stradale o sessuale, un quinto di obesità, un sesto di cultura dell'ambiente Immediatamente c'è la richiesta perché scuola dev'essere pronta ad intervenire”.
“Ma tutto ciò significa scaricare sulla scuola tutte le problematiche di natura sociale: non è possibile! La scuola è un luogo di apprendimento ma non è l'unico e quindi non può essere finalizzato a fare da paravento di compiti e responsabilità che spettano ad altri ambiti e istituzioni – continua - noi priviamo le giovani generazioni delle opportunità che può offrire una scuola che deve concentrarsi sulla formazione: sapere, conoscenze, competenze. In una parola: qui gli studenti devono imparare ad imparare”.
Secondo il dirigente oggi, quando il minore esce da scuola, spesse volte viene lasciato da solo con l'aggravante che la società attuale non è un modello che consente di indirizzare o di attuare quegli insegnamenti che la scuola, faticosamente, cerca di fargli acquisire.
“Noi rischiamo di dire alcune cose e poi di vederle vanificate da comportamenti che, all'esterno, non sono sulla stessa lunghezza d'onda della scuola. Non c'è omogeneizzazione di stili di insegnamento. In passato c'era uniformità tra comportamenti assunti a scuola, assunti dal contesto sociale in generale e comportamenti in famiglia. Se un ragazzo combinava un guaio a scuola, in famiglia prendeva il resto ma oggi si corre il rischio che, se s'interviene in maniera un po' più incisiva, il genitore contesta in maniera anche scomposta. Così capita che il docente abdichi alla propria funzione per non incorrere nella rabbia della famiglia”.
Il sistema educativo è il vero problema, devastato da riforme che riducono il tempo di permanenza a scuola dei ragazzi: “solo concedendo autonomia e ampliando il tempo scolastico, e non riducendolo come accade adesso – conclude il dirigente – si possono colmare le deficienze educative che verifichiamo esistere, ogni giorno di più”.

