NARDO'/COPERTINO – Permettetecelo, questa storia va introdotta brevemente. Perché può capitare, una sera, di passeggiare lungo le strade della vecchia Nardò per raggiungere piazza Salandra e lì scoprire che c'è già buona parte del giornalismo locale pronta a seguire il concertino. Così ripieghi: "che ci sto a fare qui? Farei solo un doppione" e torni indietro per essere però rapito, davanti alla cattedrale, dai canti e dalle intense preghiere di centinaia di persone.
La curiosità ti prende ed entri per scoprire che c'è una gran storia da raccontare. Ma non sei pronto, non sei armato di una macchinetta adeguata per scattare foto all'interno e con quella penombra.
Così usi quel che hai appresso, ti adegui, e la provvidenza ti premia ancora: oltre alla storia vengono fuori immagini, scattate alla meno peggio, ma che sembrano quadri del Cinquecento. Non ci credete? Allora scegliete questo pezzo da leggere perché di storie così ne capitano raramente. Grazie sin da ora. E cambiate anche voi la vostra vita leggendo l'esperienza di fra Graziano.
Graziano Lorusso, calciatore professionista e nel giro delle nazionali giovanili, ha deciso di cambiare casacca: ora gioca “a parametro zero” da titolare nella squadra del Signore. Gli auguri gli sono giunti con sms da i suoi “vecchi” allenatori: Zaccheroni dal Giappone, poi Ballardini, Reja e tanti ex compagni che da Bologna, dopo vent'anni, sono arrivati a Nardò per incontrarlo.
Nella splendida cattedrale gremita dai suoi concittadini copertinesi, è stato istituito diacono dal vescovo Domenico Caliandro; quindi è salito sul primo “gradino” del sacramento dell'Ordine.
Ma Graziano, che è nato a Gravina di Puglia nel 1974, è in preghiera da molto tempo: padre Michele Pellegrini, ministro provinciale dei frati minori conventuali di Puglia, racconta della sua formazione, lunga oltre un dodici anni, avvenuta tra Copertino, Padova e Assisi.
“Collabora con la diocesi e si occupa della dimensione giovanile – dice padre Michele – ed è bravo perché sa aggregare i giovani. Essere un bravo calciatore lo aiuta in questo tanto è vero che ad Assisi veniva convocato quando c'erano le partite con gli attori o altre formazioni”.
Frate Graziano, insomma, “sa fare spogliatoio” anche adesso che si trova a Copertino, nel santuario dedicato a San Giuseppe dove ci sono altri sei frati. Non molti per il calcio, e nemmeno per il calcetto visto che alcuni sono avanti con gli anni, ma Graziano ha molti giovani da seguire e ai quali insegnare sia il bello dello sport che della preghiera. La prova del legame con la città è tutta nella grande festa che lo accoglie nel cortile del vecchio seminario neritino in piazza Pio XI. (continua dopo il salto).
“Avevo una ragazza, mi volevo sposare, ero un ragazzo normale. Andavo pazzo per il calcio che era tutta la mia vita – racconta – ma poi succede che la Parola del Signore entra dentro di te, ti sconvolge ed entri in crisi. Rivedi tutta la tua vita voltandoti indietro, quasi alla moviola per usare un termine calcistico, e guardi con occhi nuovi tutto quello che ti circonda”.
Graziano racconta che in circa due anni, in cui era ancora calciatore, queste “riflessioni” lo hanno portato ad isolarsi completamente dal mondo: anche dentro uno stadio gremito era da solo. Sentiva che qualcuno parlava di fallimento, dopo le grandi speranze che lo hanno portato ad un passo dall'esordio in serie A, ed invece era il transito verso una vita diversa.
“Io ho giocato in tutte le nazionali giovanili, dalla under 16 alla under 18 – racconta frate Graziano – ed ho giocato accanto a Del Piero, Tacchinardi, Sartor, Flachi. Si vede chi, come Alex, viene da una famiglia sana, ha valori saldi come quello della fede, dimostra un equilibrio interiore: è un modello ancora oggi e la gente lo ama, lo considera una bandiera. Ma non tutti sono così, lo leggiamo dalle cronache di ogni giorno. Quando la gente mi ha rivisto vestito da frate, scoppiava a piangere e poi diceva che non potevo appartenere a quel mondo così contraddittorio”.
“Nella nuova squadra mi trovo bene – conclude scherzando – e ci sono anche qua le fatiche di prepararsi a giocare insieme, di collaborare con gratuità e dedizione; ma vi giuro che attendere e desiderare la giornata di oggi “negli spogliatoi” mi ha messo tensione – rivela – e, rispetto a questo, anche l'esordio in Nazionale sarebbe stato una passeggiata”.
Infine il VIDEO che è solo un "assaggio". Se questo pezzo verrà letto e gradito proporremo la versione integrale della cerimonia religiosa con il festeggiamento finale e l'audio dell'intervista a frate Graziano.
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