NARDO' - Il Centro studi “Don Milani” ha voluto conoscere lo stato dell’arte relativo alla condotta a mare dei reflui.
La presenza di molti cittadini presso la sede del Centro Studi, ha palesemente evidenziato la voglia, per la collettività di comprendere e capire.
Il dialogo è stato aperto dal Coordinatore Paolo MARZANO che, in premessa, ha chiarito lo scopo dell’incontro basato sull’ascolto della problematica e sulla conoscenza dei dettagli che riguardano il recapito delle acque reflue. La naturale divulgazione delle problematiche, secondo le direttive del coordinamento del Centro Studi “Don Milani”, ha contribuito perciò alla maggiore consapevolezza e presa di coscienza dei presenti, secondo i quali, fin adesso, era carente o del tutto assente qualunque notizia a tal proposito.
La concreta quanto competente relazione della D.ssa Maria Luisa COLUCCIA, ha chiarito i termini del percorso e dei problemi una volta realizzata la condotta a mare ed ha soprattutto illustrato i punti di criticità della stessa.
La condotta, contrariamente a quanto si era stabilito in precedenza (accordo del Sindaco Vaglio con Regione, EAAP e Porto Cesareo) viene ridotta da Km 2,5 a Km 1, 1oo, diametro della stessa 0,50 in acciaio, con scavo di 3 metri a partire dalla costa, poi di ulteriori m.2 fino ad 8 metri per raggiungere infine la profondità di 15 metri sempre incassata e subito dopo adagiata sul letto del mare.
La condotta avrà poi un diffusore di 32 metri nella parte finale.
La condotta nel suo tragitto marino attraverserà una zona di folta posidonia, poi un banco coralligeno e si situerà in agro neritino al limite estremo con l’Area Marina Protetta sfociando nella zona Sic (interesse comunitario).
E’ evidente, come i lavori di scavo della trincea per l’interramento della condotta, il recapito delle acque reflue tramite diffusore e sbocco finale, il possibile malfunzionamento dell’impianto potrebbero produrre uno sconvolgente stravolgimento del sistema esistente.
Dal dibattito sono emerse le seguenti criticità sul piano generale:
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gli impianti di depurazione sono dimensionati sulla popolazione residente o su quella massima estiva?
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le conferenze di servizio sono tenute dai vari responsabili istituzionali o sono presenti alternativamente solo dei sostituti, scontato che si tratti di pratiche già risolte?
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gli Enti responsabili perché non divulgano l’opera, coinvolgendo le cittadinanze?
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la realizzazione della rete formante di Sant’Isidoro precederà o seguirà all’innesto dei due tratti Nardò - Porto Cesareo?
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e ancora la rete fognante di Sant’Isidoro sarà depurata da quale dei due impianti?
Agli atti in possesso manca il parere determinante del rappresentante dell’ASL e il parere scientifico del responsabile dell’Arpa, inoltre lo sbocco a mare sul confine dell’AMP rende impossibile l’allargamento della stessa in futuro in agro neritino, una scheda di Biocenosi, una scheda dei venti, il parere dei consigli comunali, gli studi alternativi alle forzature dell’EAAP e della Regione Puglia, che sembrano essere interessate non alla validità ed economicità della spesa quanto invece a sperperare i 22 milioni di € concessi dalla UE molto tempo fa.
Sul piano particolare:
Le acque reflue, se tali, quindi pure, perché si vogliono sversare nel mare?
Per sversarle nel mare non occorre per legge che sullo JONIO bisogna scendere ad una profondità di almeno 51 metri?
Perché le stesse, che ci raccontano pure, non possono essere impiegate per l’agricoltura?
Le acque reflue non possono essere trattate oltre al depuratore da impianti di fitodepurazione più credibili e che rendono le acque più pure?
Perchè le acque reflue del Comune di Nardò non possono essere convogliate nel torrente Asso, dal momento che lo stesso è oggetto di recapito di ben 26 comuni del leccese?
Si spenderebbe meno e le rimanenti somme potrebbero essere impiegate nel risanamento dell’ambiente di Nardò, Sant’Isidoro e Porto Cesareo.
Che fine farà la condotta quando attraverserà il terreno carsico e vuoto della provinciale Sant’Isidoro - Torre Inserraglio?
Eppure esiste in Provincia di Lecce, un uso alternativo delle acque reflue, basta visitare il già realizzato l’impianto di fitodepurazione a Melendugno, che pur avendo il mare vicino le acque hanno avuto diverso destino.
Il Presidente del Centro Studi “Don Milani” Giovanni PERO’, concludendo i lavori delle due giornate di studio, ha posto l’accento sul turismo domandando se lo stesso è o non è una fonte industriale di sviluppo per il futuro delle nostre giovani generazioni?
Da ciò l’impegno di divulgare il problema attraverso iniziative idonee come quella di un incontro pubblico con i vari responsabili istituzionali e partitici e verificare chiaramente, l’idea di sviluppo che si vuole dare al nostro prezioso quanto grande territorio.

