NARDO' - Nessun fastidoso cappello introduttivo. Dovete solo leggere la lettera delle due mamme.
E’ tempo di austerità.
Anche per gli alunni delle scuole elementari che, come tutti in questo periodo di grande crisi economica, sociale e di valori, sono costretti a tirare dritto avanti senza distrazioni e senza poter dare soddisfazione ai propri bisogni voluttuari.
E tanto accade in una scuola in cui, grazie all’ultima scellerata riforma scolastica, i volenterosi maestri sono stati costretti a comprimere gli ambiziosi programmi ministeriali in un tempo ridotto di ben tre ore a settimana per ogni classe (E NON E’ POCO) e sono costretti a sacrificare ovviamente anche le ore normalmente destinate all’attività fisica, allo svago ed a tutte le attività collaterali di qualunque genere.
E poi su a recuperare settimane intere di compiti per gli sfortunati bambini che hanno avuto la colpa di ammalarsi: non si può perdere tempo.
Ed è solo grazie a questo spirito di abnegazione che la nostra scuola elementare conserva ancora il merito di essere il fiore all’occhiello di tutto il sistema scolastico pubblico.
Ora però l’ultimo gesto di imposta austerità ci arriva dal Dirigente scolastico che chiede ai nostri bambini un ulteriore necessario sacrificio: niente feste di carnevale a scuola - vi siete ammalati troppo in questo freddo inverno, il tempo stringe, i programmi avanzano e poi…. avanti ragazzi, tanto vi abbiamo “concesso” già tre giorni di vacanza per carnevale!!!!
Sarà che siamo genitori nostalgici di quegli anni in cui la festa di carnevale a scuola era un appuntamento imperdibile, in cui non ci si preoccupava tanto che i coriandoli potessero essere pericolosi (!!!) o che i bidelli si stancassero a scoparli o che nel fare baldoria ci si potesse fare male.
I direttori di allora se ne assumevano il rischio e la responsabilità perché faceva parte del proprio ruolo.
A noi hanno insegnato che anche questo è cultura.
Sarà che dobbiamo abituarci al nuovo regime o sarà che stiamo correndo troppo … o sarà che siamo noi genitori un po’ disadattati.
Alessandra e Marcella Inguscio

