NARDO' - Una nota per la stampa su quello che è rimasto del fiorente Centro storico che ha un motivo ulteriore per essere letta: l'esordio come "osservatore" delle cose cittadine del professor Dario Bollino, esempio - nella sua vita professionale e privata - di serietà, pacatezza ed equilibrio. Un toccasana per la politica di questi tempi.
C'era una volta una fiorente cittadina a vocazione agricola e terziaria con un centro storico che pullulava di piccole attività artigianali e commerciali, frequentate dagli abitanti che si muovevano a piedi o in bicicletta, dove i ragazzi scorrazzavano per le vie e le viuzze, scherzando e rincorrendosi, senza alcun pericolo per la loro incolumità.
Di pomeriggio e di sera, il centro si trasformava nell'Agorà della Città con le persone che affollavano la piazza per trovare i "compari", per cercare lavoro, per concludere affari, per comprare nei vari negozi o, semplicemente, per oziare (nel senso latino del termine "Passare il tempo libero").
Era dunque il centro vitale della città.
E oggi? Cosa è il centro storico?
Basta attraversarlo, in qualsiasi ora del giorno, per rendersi conto dello stato in cui si trova.
Da zona a vocazione pedonale e ciclistica (come dovrebbe essere e com'è nella maggior parte delle città e paesi anche a noi vicini) è diventato l'arteria principale di scorrimento veloce per i mezzi di qualsiasi tipo e cilindrata, che permette di accorciare le distanze e collegare i vari tratti della cosiddetta circonvallazione interna (Via Roma, via Duca degli Abruzzi, via Grassi...), nonché un comodo parcheggio per i veri padroni del centro, cioè le automobili. E questo anche in dispregio dei segnali, a questo punto inutili perché non rispettati né fatti rispettare, di senso unico, di divieto di sosta e di zona a traffico limitato, che pure esistono in varie parti del borgo antico. Nonostante le apprezzabili intenzioni del Sindaco di rivitalizzare il centro storico, la realtà è purtroppo ben diversa: il centro è pieno di auto e desolatamente vuoto di persone.
La maggior parte dei locali è sfitta, segno che non c'è convenienza a investire in zona. Di pedoni e famiglie a passeggio se ne vedono ben poche, a conferma della poca sicurezza delle vie. Al contrario, abbondano i veicoli che, oltre a rovinare il basolato (costato, non dimentichiamolo, milioni di euro dei contribuenti), provocano, anche con i gas di scarico, danni ai monumenti e alle facciate degli edifici.
Dunque, che fare?
Per prima cosa è necessario che l'Amministrazione Comunale, dando concretezza alla fase dei buoni propositi, passi senza ulteriori indugi alla fase operativa, non più procrastinabile. Occorre adottare provvedimenti concreti indirizzati, se non all'abolizione, almeno alla limitazione drastica dei flussi veicolari,
(in modo da invogliare i pedoni e le famiglie a ripopolare il centro). E questo andrebbe sicuramente a vantaggio delle poche attività commerciali esistenti e, soprattutto, ne incoraggerebbe di nuove. L'apertura di attività commerciali e di piccolo artigianato potrebbe essere incentivata con sgravi fiscali e altri strumenti (ad es. deroghe ad alcune norme del P.R.G. riguardanti l'agibilità dei piccoli locali).
Inoltre, dovrebbero essere realizzate nella nostra cittadina piste ciclabili sulla circonvallazione e nel centro, raccordandole con la pista "Nardò - Pagani" e con una delle tante strade rurali che proseguono verso Porto Selvaggio.
Tutto questo sarebbe apprezzato, non solo dai cittadini, ma anche dai turisti. Si avrebbe così la possibilità di fare escursioni in bici nel verde delle campagne e raggiungere la baia di Porto Selvaggio ammirando le bellezze naturali dei nostri paesaggi.
Dario Bollino – Area tematica Ambiente P.D. Nardò
Rino Giuri – Coordinatore Circolo P.D. Nardò
















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