NARDO' - Vade retro Xylella Fastidiosa. Arriva anche a Nardò il batterio che uccide gli olivi. Ma dal giorno della segnalazione (8 settembre su Gazzetta del Mezzogiorno) nessuno è intervenuto sul problema. Ne l'Amministrazione comunale e nemmeno altre Autorità interessate al problema. Il focolaio del terribile e sino ad ora inarrestabile killer si trova in contrada "Pizzo di Quarta", una diramazione di contrada Corano. A due chilometri dal centro urbano, tra il mare e il cimitero comunale. A segnalare la presenza di Xylella è Massimo Vaglio, un agrotecnico molto noto in provincia di Lecce.

Le misure che prevede Vaglio sono eccezionali e drastiche: "bisognerebbe sradicare le piante colpite dal virus e disinfettare il terreno. Il rischio che si corre è che le piante malate diventino il punto di partenza di centinaia di vettori che diffondono il batterio". E se fino ad ora ad essere colpito è un oliveto giovane ma di piccole dimensioni, con poche decine di piante, nel futuro la "zona rossa" potrebbe allargarsi a centinaia di ettari di oliveti presenti in quella zona. Senza contare tutto il territorio di Nardò.
Il piccolo appezzamento interessato dal morbo presenta una tecnica di coltivazione consociata. Su quella particella coesistono due specie diverse: viti e olivi. La parte dell'oliveto risulta ben coltivata. Il terreno, infatti, è soffice e le arature appaiono recenti. Non si tratta, quindi, di una "suoletta" di terra ciclicamente trattata con diserbanti. Una tecnica, quest'ultima, finita tra le possibili cause della sofferenza degli olivi. L'origine del problema lo indica Massimo Vaglio: "il terreno confinante, da anni, è in stato di totale abbandono. Tra la vegetazione alta e quello che rimane di un vigneto ad alberello, anch'esso abbandonato, c'è un albero di olivo plurisecolare. L'albero è morto da tempo e il grande ceppo è diventato una piattaforma ideale di diffusione del virus".
Esistono delle contromisure? Secondo Massimo Vaglio "bisognerebbe creare subito un cordone fito-sanitario per bloccare la diffusione del batterio. Le poche piante malate dovrebbero essere estirpate per non permettere a insetti vettori di raggiungere altre piante e quindi moltiplicare l'effetto distruttivo. Andrebbe inoltre incoraggiato l'impiego della calciociannamide – conclude Vaglio –, un concime con molteplici proprietà benefiche". Il primo, preoccupante, campanello d'allarme è suonato.



















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