NARDO' - Ci è stato segnalato un lungo articolo sulla Gazzetta del Mezzogiorno di ieri a firma di uno dei cronisti più attenti e scrupolsi, Massimiliano Scagliarini. Visto da fuori - immaginiamo che lo legga un lettore qualunque, non neritino, fa impressione il passaggio: "anche perché secondo i tecnici ministeriali le proposte alternative partorite dall’amministrazione comunale sono pura fantasia". Allora che torni presto valido un principio della vecchia politica, che bene ci illustrò il presidente Giovanni Spadolini: la Politica deve "contenere" in sé tutte le istanze della società, deve essere "dentro" ambientalista, ma non può farsi dettare i tempi e le modalità di azione dagli ambientalisti. Che la Politica, insomma, riprenda a fare "sintesi" e decida sempre per il meglio con equlibrio perché il rischio che si corre è di prendere cantonate, nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore è di far danni, e proprio all'ambiente.
Il via libera alla realizzazione della condotta sottomarina di Nardò, e lo sblocco operativo dei nuovi piani Fesr e Fse con la nomina delle autorità di gestione. È possibile che oggi ci sia una riunione volante (bisogna approvare le nuove linee guida per la xylella), ma quella di ieri pomeriggio è stata l’ultima giunta ordinaria del decennio di Nichi Vendola. E si è conclusa con una serie di provvedimenti importanti, primo tra tutti - appunto - lo sblocco del depuratore di Nardò e Porto Cesareo, uno di quelli che ha fatto finire l’Italia sotto procedura di infrazione.
Il Comune di Nardò si è infatti impegnato a firmare un protocollo di intesa con cui, dopo cinque anni di barricate, autorizza la costruzione della condotta sottomarina. Non è un regalo né una resa, perché il ministero dell’Ambiente aveva già notificato ad Aqp l’avvio del commissariamento che avrebbe comportato la realizzazione del progetto senza alcuna modifica (anche perché secondo i tecnici ministeriali le proposte alternative partorite dall’amministrazione comunale sono pura fantasia).
Ma la mediazione dell’assessore ai Lavori pubblici, Gianni Giannini, ha portato a un accordo tutto sommato equo: il depuratore di Nardò (già esistente) e quello di Porto Cesareo (mai entrato in funzione) verranno adeguati per l’affinamento dei reflui ad uso agricolo, e verranno costruite le condotte per il collegamento dei depuratori con la rete di distribuzione del Consorzio dell’Arneo. Ma soprattutto, la Regione si è impegnata a finanziare l’eventuale allungamento della condotta sottomarina oltre i 1.100 metri di progetto, se il monitoraggio meteomarino dirà che ci sono interferenze con la qualità delle acque di balneazione.
In più, ci sono 8 milioni per costruire un primo pezzo di rete fognaria nelle marine di S. Isidoro, Torre Squillace, Santa Caterina e Santa Maria al Bagno: la Regione si è impegnata a trovare il resto dei soldi nel prossimo ciclo di programmazione comunitaria. L’accordo con Nardò vale in tutto 18 milioni, e consente - tra l’altro - di chiudere la procedura di infrazione del 2012. Resta però in piedi l’altra situazione di conflitto, il depuratore di Manduria-Sava, che viaggia a passo spedito verso il commissariamento da parte del ministero.
Ieri la giunta ha dato anche via libera alla nomina delle autorità di audit e delle autorità di gestione dei nuovi programmi comunitari Fesr e Fse per il periodo 2014-2020: manca il Psr (agricoltura), che Bruxelles non ha ancora approvato (ieri sono passati quelli di Emilia Romagna e Toscana) e che secondo l’assessorato verrà sbloccato entro luglio. Via libera anche al Piano di rafforzamento amministrativo (una misura del Piano operativo 2014-2020) che finanzia tra l’altro la centrale unica degli appalti e contiene anche 190 assunzioni a tempo determinato nelle società in-house per la gestione dei progetti comunitari.
Ma sul fronte dei grandi progetti, l’atto più importante è la riprogrammazione del Fondo di sviluppo e coesione dopo i tagli decisi da Renzi. La Regione ha impugnato davanti alla Consulta la legge di Stabilità, ma nel frattempo è costretta ad ottemperare. La cura dimagrante porta gli ex Fas da 760 a 412 milioni di euro: il solo taglio operato dal Dl 95 vale alla fine 275 milioni, altri 72 sono stati drenati dalla delibera Cipe 21 (i definanziamenti). La Regione è comunque riuscita a salvaguardare sia i fondi per i depuratori sia quelli per l’aeroporto di Grottaglie, trovando le risorse mancanti attraverso i fondi europei.
















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