NARDO' - Abbiamo lasciato passare l'estirpazione dei tigli e di altre piante sicuramente recuperabili nel centro urbano. Ci è parso complicato reggere una battaglia per la quale in primis i cittadini ed i residenti erano molto tiepidi. Eppure, nel centro Italia, con una opportuna ed ampia zanella, di terra e ben gestita, anche gli alberi ad alto fusto sono curati e non creano problemi. Ma queste amabili "porcellane di mare" che male hanno fatto? E non perché la gente sporca bisogna eradicarle! No, bisogna combattere il malcostume, altrimenti perdiamo tutti!

Quelle porcellane di mare (sopra: prima)
Quelle porcellane di mare/troppo giuste e discrete/per tempi di questa fatta…
Mal si accosta la bellezza di una luminosa giornata al mare con il gesto brutale che sto per raccontavi.
Ci sembra tutto normale anche quando le “ragioni pratiche” sovvertono i valori e l’ordine delle cose. E l’ordine delle cose è che esiste un ambiente che ci fa vivere e non viceversa!
Vengo al merito: lungo le rotonde della litoranea Santa Maria al Bagno – Santa Caterina, stamane è cominciata l’estirpazione dei cespugli di porcellana di mare (Atriplex halimus) che, come dice il nome stesso, è una specie adatta alla condizione estrema di avanzata costierità. Presenti ormai da circa un decennio, costituivano un raro esempio di piante capaci di esprimere, in cambio di pochissime cure, tutte le funzioni ecologiche che il verde urbano è chiamato ad assolvere, oltre a quella del semplice cosiddetto “arredo”.
Le insistenti richieste di alcuni cittadini hanno indotto l’Amministrazione Comunale a prendere provvedimenti circa la persistenza di queste discrete ed eleganti piante alofile (amanti degli ambienti salini) così adatte che non hanno mai necessitato di un benché minimo innaffiamento!
Questo provvedimento, in teoria volto a risolvere una situazione critica sotto il profilo igienico sanitario, mi fa ritornare col pensiero ai tempi bui della caccia alle streghe (oggi declinati in fantasmagorici rettili, voracissimi ratti e insetti di varia foggia e tipo) o a quelli della pre-illuministica teoria della generazione spontanea, per cui gli organismi dannosi vengono generati direttamente da ambienti insalubri. I pretestuosi motivi d’igienicità, addotti a fronte della richiesta di estirpazione delle piante, avrebbero dovuto far sorridere un ufficio tecnico comunale che invece, accogliendo “ragioni senza ragione alcuna”, mosse da irrazionali forme di biofobia collettiva, ha avvalorato e incrementato atteggiamenti sempre più contra naturam.
Non sono le piante in se a essere ricettacoli di rifiuti e di infestanti, ma il loro abuso! Le piante, ecologicamente parlando, si associano ad altri organismi per costituire preziose e sempre più rare nicchie per specie minacciate dalla vera invadenza che è ormai incommensurabilmente quella umana. Prendersela con queste piante risolve il problema in maniera banale, non individua le reali cause e depista dalle vere responsabilità. Insomma, il gesto di stamattina, è un perfetto esempio di maleducazione (non solo ambientale), oltre ogni retorica dei buoni propositi ambientalisti che etichettano una società profondamente ancora inconsapevole e autodistruttiva.
Il nostro ambiente non può che essere soccombente rispetto ad una rappresentazione della realtà fondata su una facile e comoda concezione ambientalista da salotto che forse, data la stagione, sarebbe meglio definire da ombrellone, sotto il quale mi permetto di consigliare la lettura della recentissima Laudato si’, lettera enciclica scritta recentemente da Papa Francesco. Egli ragiona sulla complessità naturale, meglio di molti scienziati, senza pregiudizi e superstizioni.
Qui il Papa ci vuole convincere che ci conviene uscire da quel “circolo vizioso in cui l’intervento dell’essere umano per risolvere una difficoltà molte volte aggrava ulteriormente la situazione” (paragrafo 34). Un pensiero pensante che, al di là di ogni sospetto di parzialità, si pone come verità universalmente condivisibile sulla cura della casa comune. (Bruno Vaglio - Agronomo)
Quelle porcellane di mare (adesso: sotto)
















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