Accoglienza e Tendopoli immigrati a Nardò. Una lettera\appello del "Progetto Presidio" della Caritas di Nardò-Gallipoli.
Giorno 16 luglio 2015, un caldo afoso si instilla dentro ogni singolo poro, in un pomeriggio surreale, con il sole che brilla forte e ti prende tutto.
Con un mese e mezzo di ritardo, rispetto alla prima promessa fatta, viene aperto il Campo di Accoglienza allestito dal Comune di Nardò.
Da un mese e mezzo, dal primo Giugno, Progetto Presidio, lo strumento voluto da Caritas Italiana, è in mezzo ai campi di Nardò, tra gli oliveti, nel “non luogo” della ex-falegnameria, per addentrarsi nella “Terra di nessuno”, dove diritti e legalità sembrano parole sconosciute. Proprio qui abbiamo incontrato la disumanità della non-accoglienza: non entriamo in merito allo specifico, ma nel 2015 è vergognoso vedere persone in fila con taniche (che prima hanno contenuto olio per le automobili), secchi e bacinelle per rifornirsi di acqua: non è dignitoso e ti fa trasalire, perché ti senti la colpa addosso e a poco serve che altri ti dicano: “Ma non è colpa tua, non fartene un problema”. Col cavolo! Sono un uomo e tutto ciò che è umano mi interessa!
E non è giusto allora trattare circa 300 uomini come se fossero invisibili, non è giusto e ti fa rabbia: perché là dove lo Stato fa finta di nulla, la Sopraffazione avanza. E che un uomo approfitti di un suo simile è sopraffazione, è negazione del diritto, è disumano e mostruoso.
In tali situazioni tutto diventa mercimonio, ci si vende tutto, anche l’invendibile: materassi, coperte, scarpe, biciclette, posti in tenda, acqua, se stessi, il proprio corpo e anche l’anima. Ma è un commercio un po’ strano: non è infatti basato sul libero scambio, ma sulla prevaricazione e sull’annullamento dell’altro, sull’alienazione e sulla perdita della propria e altrui identità.
E anche quello che dovrebbe essere ed è millantato come un atto di civiltà di un’Europa inclusiva, si rivela ancora una volta una lotta tra gli uomini, in cui il più forte mangia il più piccolo, perché lì dove non c’è nessuno che gestisce (la Coop. Rinascita infatti si occupa solo dello Sportello Immigrati e non della gestione delle tende o della vita all’interno del Campo) sopravviene la prepotenza, la violenza e il privilegio dei pochi a scapito dei molti. Non è questa l’Europa dell’Accoglienza, della Solidarietà e del Lavoro e non è così che si costruisce l’Europa: non ci sono né mattoni ne municipi, ma solo parvenze, assenze e operazioni di facciata.
Chiediamo allora che il Comune, che allestisce la Tendopoli, la gestisca anche, assegni i posti in tenda, si faccia carico di chi ha bisogno, spezzi definitivamente le catene della schiavitù, assicuri l’acqua fresca a tutti, anche agli altri 200 ragazzi che rimangono fuori dalla tendopoli.
Noi da parte nostra ci saremo, disponibili a fare qualsiasi lavoro di cui ci sarà bisogno, ma certi di dare sempre voce a chi non ce l’ha o gli è stata tolta. Accanto alla gente.
















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