NARDO' - "È di qualche ora fa l'articolo riportato su questo portale che parla della ormai annosa questione del palazzetto dello sport di Nardò. Dall'articolo si evince come la ragionevolezza stia gradualmente emergendo, probabilmente grazie anche al movimento d'opinione di tanti liberi cittadini che contribuisce da tempo al serrato dibattito sulle scelte strategiche della città".
Dovrebbe essere evidente che la pianificazione di una città deve seguire ragioni di vocazione urbanistico-territoriale e di opportunità socioeconomica. Ma questo sarebbe forse pretendere troppo anche dalla più ingenua credulità dei cittadini, sapendo come si è pianificata la città sino ad oggi!
Lasciando questo versante insidioso e, tutto sommato, polemicamente sterile e venendo ai fatti specifici, questi non lasciano margini di errore anche a volerci provare contro ogni evidenza. Le possibili scelte da intraprendere sono già scritte nei luoghi.
Qui non si mette in discussione ciò che si vuole realizzare, ma il come e soprattutto il dove andare a farlo!
Un palazzetto dello sport è ovvio che sorga in un'area già definita come polivalente sportiva. Oltretutto quest'area avrebbe l'insperata opportunità di risorgere da uno stato di forte degrado, dando anche nuove opportunità di riqualificazione socioeconomica all'intera zona 167 in cui è già collocato il polivalente.
Quindi, quale migliore occasione per cogliere le classiche due (e anche tre) fave con un piccione?
La paventata, e sarebbe più corretto dire sciagurata, intenzione di collocare l'impianto sportivo nelle aree dell'ex istituto agrario deve essere al più presto messa da parte, definitivamente. Per questi terreni si aprono delle prospettive improntate alla loro vocazione storica di "scuola agraria", così come da sempre la conoscono i neretini. Anche quest'area versa in uno stato di colpevole abbandono: i seminativi, i frutteti e le serre attendono che ritorni la cura un tempo riservatagli. Si tratterà di riprendere quanto prima quel processo virtuoso che, tutelando l'area da altri improvvidi usi extra agricoli, ne valorizzi le potenzialità nel segno di quanto logicamente il cittadino si attende che avvenga: la riattivazione di un polo agricolo, didattico, ricreativo e culturale. Molti giovani sperano in questa soluzione e alcuni progetti di sviluppo agroambientale attendono le decisioni dell'Amministrazione Comunale.
Si tratta quindi di scegliere per il vero bene comune, con saggezza e contro ogni ulteriore dissennato spreco di territorio e di opportunità.
Semplicemente, si dovrebbe recuperare l'urbanità delle esigenze, soppiantando la presunzione tecnicistica di un'urbanistica autoreferenziale e troppo politicamente indaffarata.
La città va vista come un unicum fatto di parti, ognuna con una sua ben definita vocazione. Al buon amministratore non resta che seguirla.
Anche questa è democrazia: ascoltare i luoghi, nella loro profondità urbana, storica e culturale, e quanto hanno da dirci!
19 agosto 2015 Bruno Vaglio
















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