NARDO' - Centinaia di richieste, “numerosissime” dice il commissario straordinario dei due consorzi di bonifica salentini, per chiedere l’annullamento degli avvisi di pagamento che sono stati inviati nelle case e nelle aziende di decine di migliaia di salentini. Ma Giuseppantonio Stanco lo afferma senza esitazione: «Non ci sono ragioni per rivedere gli avvisi contestati ».
Parliamo di grandi numeri e altrettanto imponenti sono state le proteste. Ai primi di luglio, dopo diversi anni di silenzio, i due consorzi “Arneo” e “Ugento Li Foggi” hanno affidato alle poste 57mila e 160 invii da parte del Consorzio per la bonifica di Arneo (per una richiesta complessiva ai cittadini di circa sei milioni e mezzo di euro) e di 32mila richieste di pagamento per il consorzio Ugento Li Foggi pari a complessivi tre milioni e 120mila euro di contributo da ottenere.
«Associazioni, amministrazioni comunali e singoli consorziati - dice Stanco - chiedono l’annullamento del contributo di bonifica, codice 630. In queste istanze si adduce, generalmente, che gli immobili assoggettati a contributo non godrebbero di alcun contributo di bonifica e che, comunque, l’esistenza di tale beneficio non è dimostrata. Nel contempo si evidenzia la mancanza di interventi di manutenzione delle opere di bonifica da parte dei consorzi».
Questo dicono cittadini ed istituzioni locali. Ma Stanco non è d’accordo. «Non è possibile informare singolarmente ognuno - continua - per cui ritengo necessario informare che le Amministrazioni consortili non ravvisano ragioni valide per far luogo all’annullamento o alla revisione degli avvisi di pagamento contestati». «Si rammenta - continua - che l’imposizione del contributo di bonifica è legittimata da fonti normative statali e regionali riportate negli avvisi. L’esistenza del beneficio, inoltre, è attestata dall’inclusione degli immobili nel perimetro di contribuenza, il quale è determinato dal Piano di classifica sulla base dello stato idrogeologico e geomorfologico dei terreni interessati e non necessita di ulteriore dimostrazione».
Il commissario, in merito ai mancati interventi, afferma che proprio questo contributo di bonifica richiesto, il 630, è finalizzato alla esecuzione degli interventi di cui si lamenta l’omissione e che non è stato possibile eseguire compiutamente in questi anni proprio perché sono dieci anni che il contributo è stato sospeso. Niente soldi, dunque, niente opere. Ed ora non si può addurre questa scusa per non pagare.
Ed ora? Agli avvisi “bonari” seguiranno le formali cartelle esattoriali «con addebito ai contribuenti delle spese di notifica, salvo eventuale ulteriore seguito – conclude Stanco – qualora non vengano effettuati i pagamenti richiesti ». Uno spauracchio vero e proprio, insomma, per i cittadini. E per la politica che, a tutte le latitudini ma solo per qualche giorno del luglio scorso, si è sbracciata dicendo che bisognava trovare una soluzione e non gravare le famiglie e le aziende di un ulteriore balzello. Balle, siamo punto a daccapo.
















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