NARDO' - Riceviamo e pubblichiamo la nota della dottoressa Diana Papaleo, psicologa, criminologa e colonna portante dell'associazione "Alla conquista della vita". Un intervento professionale che evidenzia e mette in risalto l'aspetto psicopatologico dell'episodio che ha visto preso di mira il monumento dedicato alla memoria delle vittime della strada: "Nardò, la nostra città, che dovremmo fortemente valorizzare, curare, amare, torna a far parlare di sé, nuovamente sotto una luce negativa".
"Infatti, sotto la luce dei riflettori c'è il maledetto fenomeno del vandalismo e del teppismo urbano. Riporto il caso avvenuto giorni fa riguardante la "violenza" verso il Monumento intitolato alle "Vittime della Strada". Il monumento rappresenta tutti i ragazzi, i giovani che sono morti a causa di incidenti stradali. E' stato divelto e distrutto tutto il recinto, sono stati tolti paletti e fatte altre deturpazioni. L'associazione che è rappresentata da quel monumento è "in lutto", così come affermato dal presidente Walter Gabellone e dai soci tra i quali la sottoscritta. Dolore sul dolore, questo è il sentimento che si prova.
Ma ciò che più sorprende è che il tutto passa ogni volta inosservato dalle Istituzioni, senza capire che siamo di fronte a gente psicologicamente "malata".
Il vandalismo è un disturbo del comportamento tipico dell'età adolescenziale, che porta i ragazzi a unirsi in branco e, per creare un diversivo alla vita monotona di tutti i giorni, devastare quello che incontrano sul loro cammino. Spesso ciò che spinge a questi atti è la noia e l'incapacità di gestire la solitudine, un modo per distrarsi dal senso di vuoto che oggigiorno accomuna molti giovani. I ragazzi si trovano in branco e vivono queste "missioni" come un diversivo.
In altri casi il vandalismo è l'espressione della difficoltà a contenere le energie; la persona sfoga la propria rabbia sugli oggetti ed è l'unico modo che conosce per liberarsi dall'energia negativa.
In alcuni casi il bersaglio è significativo: danneggiare qualcosa di specifico mostra un messaggio rivolto alla società.
Chi distrugge gli oggetti simbolici può essere spinto da motivazioni di tipo sociale: ad esempio distruggere degli oggetti che rappresentano degli status symbol, come un'auto di lusso, è un modo estremo per ribellarsi al sistema e al consumismo.
Le opere d'arte, le statue o i quadri, i monumenti invece, per i vandali sono simboli che devono essere distrutti immediatamente, ed è il sintomo di una psicopatologia seria. Qui occorrono davvero interventi psichiatrici.
Società, ambiente e famiglia possono essere le basi di questa ribellione.
Gli atti vandalici nascondono quasi sempre un disagio molto profondo che sfocia in un'esplosione di violenza incontrollata. Spesso si nasconde un sentimento di odio, derivante da invidie, gelosie e desideri di vendetta per aver subito dei torti.
All'origine ci sono molte volte problematiche familiari e rapporti conflittuali con i genitori; ma anche un clima di violenza nell'ambiente che si frequenta può sviluppare questo tipo di comportamenti.
Anche l'abuso di alcol e droga è un fattore scatenante di questi disturbi, perché toglie i freni inibitori.
Putroppo mi dispiace veramente dire che chi commette atti vandalici deve essere mosso da una forte motivazione per farsi curare; una terapia efficace. In primis dovrebbe esserci una seria Campagna di Prevenzione, di aiuto, sostegno psicologico e ascoltare i disagi dei "futuri cittadini". Supportare le famiglie che a volte si trovano impreparate ad affrontare dialoghi e relazioni con i propri figli, soprattutto quando sono ignari di avere un figlio vandalo e quindi disagiato. È fondamentale che il vandalo impari, attraverso un'adeguato supporto, una terapia, a gestire le proprie emozioni e la violenza. Ma se le Istituzioni ignorano tutto il marcio della società e non provvedono, io mi chiedo quale futuro potranno avere un bambino, un adolescente, un ragazzo ed un giovane?
Purtroppo, sempre per l'iniquità della nostra legislazione, non è prevista un'ipotesi di reato. Gli atti vandalici possono rientrare in numerosi reati sanciti dal Codice Penale. Riportiamo, ad esempio, l'articolo 635 del Codice Penale: "Chiunque distrugge, disperde, deteriora o rende, in tutto o in parte, inservibili cose mobili o immobili altrui, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 309 ecc. Ma questo spetta alla legge.
Dott.ssa Diana Papaleo – Psicologa/ Criminologa dell' Associazione "Vittime della Strada"- Nardò
















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